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    Home » Politica » La proposta Ue per tutelare i whistleblower, che non vale per i dipendenti della Commissione

    La proposta Ue per tutelare i whistleblower, che non vale per i dipendenti della Commissione

    La proposta dell'esecutivo comunitario prevede meccanismi di segnalazione che garantiscano la riservatezza, obblighi di feedback e misure per evitare ritorsioni

    Caterina Tani</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/CTBRX" target="_blank">CTBRX</a> di Caterina Tani CTBRX
    23 Aprile 2018
    in Politica
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    Bruxelles – La tanto attesa proposta di misure legislative lanciata dalla Commissione europea per proteggere i whistleblower – gli informatori che testimoniano su attività illecite di un’azienda o un ente – riguarderà gli impiegati di società pubbliche e private, ma non quelli delle istituzioni europee.

    All’interno delle istituzioni “abbiamo sufficienti garanzie nell’ambito dei regolamenti dello staff” per la “la protezione interna” dei nostri dipendenti, ha detto il portavoce Margaritis Schinas.

    Tuttavia, la proposta della Commissione è un punto di arrivo importante, dopo anni di critiche a causa della scarsa protezione che la legislazione europea accorda agli individui che riportino irregolarità o illeciti – che spesso si traduce in ritorsioni contro gli stessi o mancate denunce degli illeciti.

    Il dibattito si è intensificato a seguito di diverse vicende che si sono susseguite in questi anni, come quella dei cosiddetti LuxLeaks, quando, cioè, due informatori impiegati in una società finanziaria in Lussemburgo sono stati legalmente perseguiti nel 2016 per aver diffuso dati sui legami illeciti del piccolo Stato con grandi società finanziarie.

    A questo si sono aggiunti altri casi, come quello di Panama Papers, Dieselgate e, da ultimo, il recente caso di Cambridge Analytica.

    La proposta legislativa, che dovrà ora essere approvata dal Parlamento e dal Consiglio, prevede che le società private con oltre 50 dipendenti – o un fatturato superiore ai 10 milioni di euro – e le amministrazioni pubbliche (nelle città con oltre 10mila abitanti) debbano stabilire dei meccanismi di segnalazione che garantiscano la riservatezza, obblighi di feedback e misure per evitare ritorsioni.

    I meccanismi di segnalazione prevedono come primo step un canale di comunicazione interna, cui segue la segnalazione alle autorità competenti, e, in casi estremi, la divulgazione all’opinione pubblica attraverso i media.

    A questo si aggiunge un sistema di prevenzione delle ritorsioni e protezione, con accesso a una consulenza gratuita per l’informatore e a mezzi di ricorso adeguati.

    In questi casi, spetta alla persona o all’organizzazione oggetto della segnalazione dimostrare che non sta mettendo in atto alcuna ritorsione nei confronti dell’informatore.

    Gli informatori saranno inoltre protetti in sede di procedimento giudiziario, con l’esonero da ogni responsabilità connessa alla divulgazione delle informazioni, mentre coloro che sono oggetto della segnalazione godranno, ovviamente, della presunzione di innocenza.

    La proposta è un “game changer”, secondo la commissaria per la Giustizia Vera Jourova, che ha aggiunto: “Dobbiamo sostenere le persone che sono pronte a rischiare per svelare serie violazioni della legge europea”.

    “Non dovrebbe esserci punizione per aver fatto la cosa giusta”, ha detto il Vicepresidente della Commissione Frans Timmermans, che ha ricordato come molti degli scandali come quello dei LuxLeaks “non sarebbero mai stati messi in luce se gli insider non avessero avuto il coraggio di parlare” assumendosi “enormi rischi.”

    La proposta, ha aggiunto il Vicepresidente, “aiuta a assicurare che la libertà di espressione e la libertà dei media vengano difese in Europa”.

    I campi di applicazione della legislazione saranno diversi, dagli appalti pubblici ai servizi finanziari, riciclaggio di denaro, la sicurezza nei trasporti, l’ambiente, il nucleare, l’alimentazione.

    Dal mondo della politica europea e delle associazioni e Ong è arrivato il plauso unanime.

    L’eurodeputato liberale Guy Verhofstadt ha lodato la proposta, spiegando che gli informatori “difendono la nostra libertà” e per questo motivo “noi dobbiamo difendere la loro”.

    I Verdi del Parlamento europeo hanno parlato di “successo” mentre il leader degli S&D Udo Bullmann ha detto che il gruppo è “felice” della proposta, che gioca un “ruolo essenziale nelle nostre democrazie, gettando luce su pratiche losche” e aiutando ad abbattere “comportamenti scorretti”. Sergio Cofferati, parlamentare europeo di Sinistra Italiana, afferma che si tratta di “una misura fondamentale per proteggere coloro che, accorgendosi di un comportamento scorretto o illegale, non hanno avuto paura di denunciarlo e rivelarlo al pubblico, spesso rischiando il licenziamento e lunghi contenziosi penali”.

    Per le Ong si è trattato di una vittoria, con Transparency international che ha parlato della “giusta direzione intrapresa dalla Commissione europea al fine di riconoscere che gli informatori hanno bisogno di protezione”.

    Jo Iwasaki, responsabile del corporate governance dell’Acca (Association of Chartered Certified Accountants) ha affermato che l’aumento della protezione degli informatori aiuterà le imprese, dato che “le aziende devono vedere il fatto di alzare la voce come qualcosa che le aiuti a gestire i rischi e ad evitare problemi più seri come la violazione della legge, condotte inappropriate, crimini o qualsiasi tipo di danno”.

    Non sono mancate tuttavia, le critiche, soprattutto da parte di alcuni deputati europei.

    L’europarlamentare dei Verdi Julia Reda ha definito in un tweet la proposta della Commissione come “grande notizia”, anche se, ha detto, “è un peccato che alcuni ambiti di competenza siano esclusi, come l’asilo e le migrazioni, gli accordi commerciali e l’energia non nucleare”.

    Il Parlamento europeo ha fatto ripetutamente pressione sulla Commissione europea per agire a difesa dei whistleblower, come con la risoluzione non vincolante, votata a ottobre 2017 e proposta dalla deputata S&D Virginie Roziere, che richiedeva un quadro europeo per la protezione degli informatori.

    Altre iniziative includevano un progetto per una direttiva stilato dai Verdi nel maggio 2016 nel contesto della vicenda LuxLeaks.

    Sino a oggi la legislazione dell’Unione europea in materia di protezione degli informatori era molto frammentata, con situazioni e gradi di tutela differenti da Paese a Paese.

    Secondo Transparency International solo 10 Paesi hanno una legislazione “comprensiva” per la protezione dei whistleblowers, e l’Irlanda ha una delle migliori.

    Per quanto riguarda l’Italia, Transparency International ha ricordato che la proposta europea, “prevede una protezione più ampia rispetto a quella italiana per per coloro che vogliono segnalare corruzione e illegalità sul posto di lavoro” soprattutto “sul fronte della tutela dei lavoratori del settore privato”.

    Tags: accacommissione europeaInformatoriJourovaLuxleaksprotezioneSergio CofferatiTimmermansTransparency internationalVerhofstadtwhistleblowers

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