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Deloitte: "Euroscetticismo italiano forte ma in calo, in Europa invece aumenta"

Lo rivela indagine Swg condotta per conto dell'azienda in occasione dello Strategy Council Europe Deloitte. Il 74% degli italiani non vede benefici dall'appartenenza all'Ue (-3% rispetto al 2016), a pensarla così il 65% degli europei (+1%)

Bruxelles – L’euroscetticismo italiano rimane forte ma si riduce, secondo l’indagine Swg condotta per conto di Deloitte e presentata in occasione del primo Strategy Council Europe di Deloitte incentrato sul tema “Unione europea oggi: ancora un’opportunità”? A queste domanda gli italiani hanno rispondono in massa ‘no’. Tre italiani su quattro (74%) ritiene di non vedere vantaggi nell’appartenere all’Ue. Non sono pochi, ma in termini percentuali il dato si riduce rispetto al 2016 (77%). Senza guardare al sistema Paese più in generale ma al proprio ‘orticello’ più in particolare, il 78% degli italiani non vede vantaggi per la propria famiglia derivanti dall’Ue (lo pensava così il 82% degli italiani nel 2016).

Nel complesso c’è un Paese diviso sull’Europa. La maggioranza però non ripone fiducia nell’Ue e nelle sue istituzioni (53%), dato sui cui gli euro-scettici tricolore si stanno però ricredendo (-3% rispetto al 2016). E poi, c’è poco da fare, l’Unione europea degli Stati non aiuta a sviluppare un sentimento europeo. Il 57% degli italiani si sente più italiano che europeo. Un dato, questo, in linea col resto d’Europa, dove il 58% dei cittadini comunitari si sente più cittadini del proprio Stato che dell’Ue.

Secondo Andrea Poggi, responsabile dello Strategy Consulting di Monitor Deloitte, se l’Italia si trova in questa situazione è per responsabilità condivise. “La mancata percezione delle opportunità che vengono da Bruxelles, abbinata alla parziale incapacità dell’Italia di coglierle pienamente e a un più generale tema di disinformazione, ha fatto sì che dal 2002 al 2018 i cittadini italiani con una percezione negativa sull’UE siano raddoppiati”.

Il dato italiano si mostra comunque in controtendenza. Se l’euroscetticismo resta comunque diffuso e più alto della media, la considerazione negativa del progetto comune, seppure di poco, nella Penisola diminuisce. Nel resto d’Europa, invece, aumenta. A livello europeo la percezione di non avere vantaggi nel far parte della famiglia europea rimane diffusa (65%), anche più che due anni fa (64%). Lo stesso vale per i benefici domestici: il 72% degli europei non ne vede per la propria famiglia (in aumento rispetto al 71% del 2016). Ancora, il 56% dei cittadini europei sostiene di non aver fiducia nell’Unione europea (due anni fa lo disse il 52%).

La risposta, per Poggi, non può che passare per che “un nuovo modello di Unione europea che focalizzi la sua azione ed il suo operato sui grandi temi ed i trend storici a cui stiamo assistendo, che del resto i singoli paesi non riuscirebbero a governare ed affrontare da soli”. Vale a dire gestione dei nuovi flussi migratori, sviluppo dell’occupazione, lotta al terrorismo ed innovazione tecnologica.