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L'Ue prepara la stretta sulle fake-news e sugli algoritmi che le alimentano

L'Ue prepara la stretta sulle fake-news e sugli algoritmi che le alimentano

La comunicazione della Commissione contro la disinformazione on-line ruota attorno al principio della "trasparenza". Tempo fine a ottobre per risultati tangibili, poi Bruxelles "si riserva" di intervenire con regolamenti. King: "Dire chi sponsorizza le notizie, la cui provenienza deve essere rintracciabile"

Bruxelles – Nessuna censura e nessuna politica di rimozione di contenuti on-line, ma è tempo di fare chiarezza su chi si nasconde dietro la disinformazione che corre sulla rete e soprattutto sugli algoritmi, i processi che consentono di influenzare il comportamento degli utenti. La Commissione europea prepara la stretta contro le “fake-news”, chiamando a raccolta Stati membri e operatori per lavorare assieme alla costruzione di un internet sicuro e un’informazione su internet davvero affidabile. Il team Juncker produce una comunicazione, documento non vincolante privo di forza di legge, con l’obiettivo di avviare un ragionamento. Attenzione, però: gli interventi non mancheranno.

Entro giugno si concede tempo alle piattaforme internet di dotarsi di regole di trasparenza e condizioni di utilizzo dei servizi chiari. Un codice non vincolante, per ora. A ottobre si farà “una valutazione dei risultati ottenuti”, spiega il commissario per l’Economia digitale, Mariya Gabriel. Se ci saranno passi avanti tangibili bene, altrimenti “ci riserviamo il diritto di decidere, entro dicembre, misure ulteriori” da adottare a livello Ue come regolamento. L’Ue prepara dunque la stretta: o si cambia in modo spontaneo, o arriveranno regole con multe.

Fermare gli algoritmi
“La parola d’ordine è trasparenza”, scandisce Gabriel, convinta che oggi più che mai “abbiamo bisogno di trasparenza per algoritmi”, i processi informatici che consentono di capire cosa interessa all’utente così da facilitare e addirittura influenzare le sue scelte. Facilitando la condivisione di contenuti personalizzati tra utenti affini, gli algoritmi “aumentano indirettamente la polarizzazione e rafforzano gli effetti della disinformazione”. E la disinformazione, sottolinea l’esecutivo comunitario, può essere intesa come “informazione falsa creata deliberatamente e diffusa per influenzare l’opinione pubblica”. Non è una  cosa da poco.

Secondo un rapporto di Freedom House la manipolazione e la disinformazione on-line sono state utilizzate in almeno 18 paesi durante le elezioni negli ultimi anni. Un fenomeno, questo, percepito come “minaccia per la democrazia” per l’83% degli europei, secondo Eurobarometro.

E’ giunto quindi il momento di fare chiarezza. “Le notizie devono essere trasparenti, tracciabili e responsabili”, sottolinea il commissario per l’Unione della sicurezza, Julian King. Vuol dire che “tutti gli utenti devono sapere da dove provengono le notizie e chi finanzia”.

Fact-checking in quattro mosse
A tutti la Commissione propone un codice di condotta snello, composto di quattro misure, da mettere in pratica su base volontaria. Non è vincolante, ma potrebbe divenirlo. Si chiede in primo luogo di migliorare la trasparenza sull’origine delle informazioni e il modo in cui sono prodotte, sponsorizzate, diffuse e mirate al fine di consentire ai cittadini di valutare i contenuti che accedono online e di rivelare possibili tentativi di manipolare le opinioni.

In secondo luogo si vuole promuovere la diversità delle informazioni, così da consentire ai cittadini di prendere decisioni consapevoli basate sul pensiero critico, attraverso il sostegno a “giornalismo di alta qualità, alfabetizzazione mediatica e il riequilibrio della relazione tra creatori di informazioni e distributori”.

Ancora, si chiede credibilità delle informazioni fornendo un’indicazione della loro affidabilità, in particolare con l’aiuto di esperti di fiducia e migliorando la tracciabilità delle informazioni e l’autenticazione dei fornitori di informazioni influenti.

Infine si richiede sensibilizzazione, intesa come maggiore alfabetizzazione ai media, un ampio coinvolgimento delle parti interessate e la cooperazione delle autorità pubbliche, piattaforme online, gli inserzionisti, di fiducia flaggers, giornalisti e gruppi di informazione.

Nel rispetto di questi principi l’esecutivo comunitario intende sostenere una rete indipendente di verificatori di notizie e una serie di misure volte a incentivare un giornalismo di qualità e l’educazione ai media.

Nessuna censura
La commissaria Gabriel ribadisce l’intenzione di non voler oscurare nessuno. La libertà di stampa e l’assenza di censura sono vitali per la democrazia. Servono mezzi per giornalismo di qualità”. Sulla stessa linea anche King. “Non vogliamo un ministero per la Verità né realtà orwelliane del tipo di 1984. Non siamo qui a parlare di rimozione di contenuti dal web, ma di capirne la provenienza”.

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