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I termini della crisi in #unaparolaalgiorno: Spread

I termini della crisi in #unaparolaalgiorno: Spread

Proviamo, con semplicità, ad aiutarci a capire il significato delle parole che si usano in queste settimane per spiegare, commentare, anche alimentare, la crisi politica italiana

Da oggi, perché se vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo iniziare tutti ad agire, provo a dare un contributo mini-minimo dal mio piccolo, con #unaparolaalgiorno. E quella di oggi è “spread”.

Perché lo spread è tanto importante? Cos’è?

Lo spread (dall’inglese: scarto, differenza, oscillazione) è la differenza fra due quotazioni di un titolo o due tassi di interesse o, più in generale, fra due grandezze economiche collegate a uno stesso problema. Lo spread fra due tassi di interesse è la differenza fra i tassi di rendimento a scadenza di obbligazioni (tecnicamente: titolo di debito pubblico redimibile, rappresentante cioè l’obbligo dello Stato non soltanto a pagare l’interesse, ma a rimborsare il capitale a scadenza fissa) di due diversi emittenti con la stessa durata, misurata in punti base (100 pb=1%): alti tassi corrispondono a sintomi di timori del mercato circa la solvibilità dell’emittente sull’orizzonte temporale coincidente con la durata del buono.

Negli anni 2010, a seguito della ‘grande crisi’, lo spread fra i titoli decennali emessi in euro dagli Stati europei, in particolare la differenza fra i Bund tedeschi, considerati come titoli privi di rischio di insolvenza dell’emittente, e i BTP italiani, i Bonos spagnoli o gli OAT francesi, ha assunto un’importanza fondamentale. Gli spread dei titoli italiani e spagnoli hanno subito una brusca impennata a partire dall’inizio dell’estate del 2011.

A noi interessa lo spread BTp-Bund – sì, a noi, a TUTTI NOI, perché lo spread e il suo andamento riguardano tutti noi, o pensate forse che gli investitori che hanno messo i loro soldi in Italia stiano a guardarci mentre vaneggiamo di cancellare il debito, di uscire nottetempo dalla moneta unica, di non rispettare i parametri europei, di continuare a fare debiti su debiti senza nemmeno sognarci di ripagarli?

Mettiamola così: decidete di prestare 1.000 euro a due persone – che ne hanno bisogno per, diciamo, investire in un’auto nuova che servirà loro per andare a lavoro e migliorare la produttività, guadagnando di più e mantenendo la famiglia – con la promessa di riaverli indietro dopo, diciamo, 1 anno.
Bene, nell’anno successivo vedete due cose:
– una delle due persone alle quali avete prestato i vostri soldi lavora, si impegna, cerca di guadagnare di più attraverso il lavoro, magari reinveste una parte di quello che gli avete dato in un computer nuovo in modo da poter semplificare il suo lavoro che prima prevedeva troppa burocrazia e perdite di tempo e produttività;
– l’altra persona invece di impegnarsi non dico a far fruttare, ma a usare in modo coscienzioso quel prestito, se li gioca ai gratta e vinci, va in discoteca, decide di assumere 10 persone che facciano il lavoro al posto suo.

Avrete mai fiducia nella seconda persona? Ecco, quelli siamo noi. Da anni. E anni. E anni.

Oggi i mercati ci stanno testando – anche se sta arrivando l’estate e abbiamo voglia di mare, non vorrei diventare la Grecia 🙂