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Dall'Ue 22 miliardi di incentivi agli Stati per fare le riforme

Dall'Ue 22 miliardi di incentivi agli Stati per fare le riforme

E' la battaglia combattuta e vinta da Pier Carlo Padoan in questi anni. Ora l'Italia non ha più scusanti nè scuse per non essere in regola

Bruxelles – L’Italia è accontentata. Dopo tanto insistere arrivano gli incentivi europei alle riforme. Lo ha chiesto il ministro dell’Economia uscente, Pier Carlo Padoan, per praticamente tutto l’arco di tempo in cui ha servito a via XX settembre. Adesso l’esecutivo propone un fondo apposito con cui finanziare le riforme che gli Stati membri, volontariamente, intenderanno concordare con Bruxelles. Un’opportunità in più per fare quello che finora non è si saputo (o voluto) fare, ma che implica la fine di ogni scusa. Le riforme andranno fatte, o niente soldi.

Dotazioni complessive di 25 miliardi di euro, tra strumenti per la realizzazione delle riforme (22 miliardi), assistenza tecnica (800 milioni) e aiuti per la convergenza (2,16 miliardi, ma solo per i Paesi che intendono adottare la moneta unica). Il commissario per l’Euro, Valdis Dombrovskis, spiega che chi lo vorrà potrà farne richiesta. Vuol dire per i governi “presentare un piano di riforma pluriennale di tre-quattro anni”. Bruxelles lo valuterà e se otterrà il via libera metterà a disposizione i fondi, che verranno erogati solo alla fine, a riforme completate.

L’Italia ha chiesto ripetutamente all’Europa un meccanismo che premiasse le riforme. Il team Juncker risponde con questa proposta, veramente meritocratica. L’Ue metterà a disposizione di tutti risorse in parti non uguali, calcolate sulla base di densità della popolazione. Chi non vorrà o non saprà fare uso dei soldi comuni (il che implica due possibilità: decidere di non fare riforme concordate o promettere riforme senza mantenerle) li perderà, e le risorse verranno date ad altri Stati membri.

Per il team Juncker lo strumento è anche un modo per far capire agli europei come funziona l’Europa. “Con questo strumento faremo percepire le riforme come meno impopolari”, sottolinea Dombrovskis, che tocca un punto centrale del dibattito europeo e uno dei punti su cui gli euro-scettici costruiscono la propria forza. L’Europa non impone niente a nessuno, nell’Europa confederale.

Sono gli Stati che prendono impegni e si assumono responsabilità, e sono gli stessi Stati a essere d’accordo sul fatto che la Commissione Ue faccia da arbitro. E, in casi come questo, da aiuto. “Promuovendo le riforme a livello nazionali – sottolinea Dombrovskis – le nostre proposte rafforzeranno la capacità di ripresa delle singole economie e della zona euro nel suo complesso”.

Lo speciale fondo sarà incastonato nel prossimo bilancio settennale dell’Ue (Mff 2021-2027) e servirà da strumento in più per gli Stati per mettersi in regola con gli impegni assunti a livello europeo. Gli incentivi economici saranno innanzitutto rivolti alle priorità di riforma individuate nel contesto del semestre europeo. Significa le raccomandazioni specifiche per Paese. Significa che gli Stati sono messi davanti alle proprie responsabilità, e che adesso avrà molte meno scuse per non mettersi in regola.

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