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Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria sono le Regioni più capaci di usare i fondi Ue

Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria sono le Regioni più capaci di usare i fondi Ue

Secondo gli ultimi dati relativi al Fondo Ue di sviluppo regionale, la Calabria è ai piedi del podio dei più virtuosi nell'assorbimento dei fondi europei. Basilicata, Abruzzo e Sicilia in difficoltà, ma i ritardi maggiori riguardano le Provincie autonome di Trento e Bolzano

Bruxelles – La Lombardia e l’Emilia-Romagna sono le prime della classe fra le Regioni italiane nell’uso delle risorse europee. Come riporta l’Ansa, secondo gli ultimi dati relativi al Fondo Ue di sviluppo regionale (al quale si aggiunge il Fondo sociale in alcuni casi particolari), le due regioni sono le uniche a dover ancora certificare alla Commissione Ue meno del 30% dell’obiettivo di spesa fissato per il 2018. Entro il 31 dicembre, infatti, la Lombardia dovrà assorbire ‘appena’ 24,5 milioni, pari al 21,9% delle risorse del target 2018, mentre all’Emilia-Romagna restano 16,4 milioni, pari il 26,7%. Se non riusciranno a farlo, loro come tutte le altre Regioni, rischiano di perdere i fondi già stanziati. A Bruxelles si diffida dagli allarmismi e si confida nell’ormai abituale accelerazione a ridosso della scadenza, capace di scongiurare eventuali disimpegni automatici.

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, però, le performance nell’assorbimento non spaccano più l’Italia in due fra Nord e Sud, come accadeva in passato. Ai piedi del podio, completato col terzo posto della Liguria, c’é infatti la Calabria, con un residuo del 33,4% su ben 446 milioni di fondi assegnati per l’anno in corso. Rimangono in fondo alla classifica, invece, altre regioni meridionali come Basilicata, Abruzzo e Sicilia, che devono ancora assorbire circa il 60% delle risorse. Fra gli ultimi della classe ci sono poi le Province autonome di Trento e Bolzano, solitamente tra le più virtuose, che nell’attuale programmazione scontano però la designazione tardiva delle autorità di gestione.

E’ un quadro fatto di luci e ombre anche quello dipinto dai programmi nazionali. Il Pon Cultura guida la classifica con un residuo del 18,5% (17,4 milioni), ‘agevolato’ dal fatto di includere al suo interno grandi progetti come il restauro di Pompei, cominciato già nello scorso periodo di programmazione dei fondi strutturali europei.

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