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Panama papers, il premier maltese Muscat scagionato dalle accuse

Panama papers, il premier maltese Muscat scagionato dalle accuse

Al termine di 15 mesi di indagini, i magistrati maltesi hanno concluso che le accuse di corruzione contro il primo ministro maltese e sua moglie sono fasulle

Roma – Dopo 15 mesi di indagini, collegate allo scandalo dei cosiddetti “Panama Papers“, il premier maltese Joseph Muscat e sua moglie Michelle sono stati scagionati dalle accuse di corruzione che pendevano su di loro. Lo ha fatto sapere la Procura generale di Malta.

L’inchiesta era partita da alcune rivelazioni basate su documenti emersi tra i Panama Papers, che la giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia – rimasto uccisa in un attentato l’anno scorso – aveva pubblicato sul suo blog, e che coinvolgevano anche  il capo di gabinetto maltese Keith Schembri, il ministro Konrad Mizzi e l’ex commissario Ue per la Salute John Dalli, tutti scagionati.

Durante la conferenza stampa seguita all’annuncio della Procura generale, Muscat ha manifestato sollievo per i risultati delle indagini, parlandone come della “fine di un incubo”.

Nei suoi articoli, Caruana Galizia aveva indicato Michelle Muscat come la beneficiaria della Egrant, una società con sede legale a Panama, attraverso la quale la moglie del premier maltese avrebbe ricevuto dall’Azerbaijan una tangente di 1,017 milioni di dollari.

Le accuse facevano riferimento ad alcune carte, contenute nei Panama Papers, che, tuttavia, si sono rivelati falsificate, così come alcune presunte firme che Michelle Muscat avrebbe apposto, secondo quanto scoperto dalla società britannica indipendente Forensic Document Analysts Keyforensic Services, che le ha analizzate.

Da quanto riportato dal magistrato che ha condotto le indagini Aaron Bugeja, risulta anche che persino le testimonianze raccolte, comprese quella della stessa Caruana Galizia, sono “totalmente contraddittorie”.

Le indagini si sono dipanate con l’aiuto di una serie di informazioni provenienti da Panama, dal Belgio, dagli Emirati Arabi Uniti, dagli Stati Uniti, hanno coinvolto numerosi tecnici indipendenti per analizzare i dettagli di quello che sembrerebbe un falso reato basato su accuse messe in piedi ad arte.

“Nessuna delle accuse fatte contro mia moglie, me stesso, la mia famiglia o persone vicine a noi si è rivelata vera”, ha dichiarato Joseph Muscat. L’accusa è stata il frutto di una “calunnia, la più grande nella storia del Paese, che oggi non solo è stata confermata come tale ma è stata persino certificata”, ha aggiunto il primo ministro scagionato.

“E’ chiaro – ha concluso il primo ministro maltese – che c’è stata un’intricata rete di inganni che è stata intessuta per ferire profondamente la mia famiglia e me sul piano personale, e per destabilizzare il Paese. E che qualcuno si è messo a tavolino per ideare intenzionalmente una serie di falsità per danneggiare me e la mia famiglia”.

A seguito della conclusione delle indagini, Muscat ha anche chiesto le dimissioni da parlamentare dell’ex leader del partito Nazionalista all’opposizione Simon Busuttil, che aveva rilanciato le accuse espresse da Caruana Galizia alla vigilia delle elezioni politiche maltesi.

Busuttil è sotto attacco anche da parte del nuovo leader del partito Nazionalista Adrian Delia, e ha contrattaccato associando quest’ultimo a Muscat.

Per “Panama Papers” si intende una grande mole di documenti – oltre 11,5 milioni – diffusi nell’aprile del 2015 e riguardanti grandi somme di denaro di proprietà di imprenditori, politici e vip, dirottati verso paradisi fiscali attraverso l’azione di studi legali internazionali e banche.

Lo scandalo, che ha coinvolto in misura differente anche alte cariche in vari Stati, compreso l’ex primo ministro islandese Sigmundur Davio Gunnlaugsson e l’ex premier britannico David Cameron, venne alla luce grazie alle rivelazioni di un impiegato dello studio legale Mossack Fonseca, che furono pubblicate sul quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung.

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