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    Home » Diritti » UE, nel 2024, salgono al 35,2 per cento le donne in ruoli manageriali, ma l’Italia è fanalino di coda: I dati di Eurostat

    UE, nel 2024, salgono al 35,2 per cento le donne in ruoli manageriali, ma l’Italia è fanalino di coda: I dati di Eurostat

    Secondo il report diffuso oggi da Eurostat, i numeri sono in crescita rispetto al 31,8 per cento del 2014. Ma rimangono differenze significative tra Paesi e fasce d'età

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    2 Marzo 2026
    in Diritti, Economia
    (Photo: Imagoeconomica)

    (Photo: Imagoeconomica)

    Bruxelles – Nel 2024, il 35,2 per cento dei ruoli manageriali all’interno dell’Unione Europea era occupato da donne, un dato in crescita rispetto al 31,8 per cento fatto registrare dieci anni prima. A rivelarlo è Eurostat – l’istituto di statistica dell’UE – con un report pubblicato oggi (2 marzo). In particolare,  la quota di donne in ruoli apicali era maggiore nella fascia di età più bassa – quella compresa tra i 15 e i 39 anni – dove raggiungono il 39 per cento. Sensibilmente più bassi, invece, i numeri tra i 40 e i 64 anni (34,4 per cento) e ancora di più per le over-65 (26,5%). Dati che dimostrano quanto l’aumento del numero di donne lavoratrici in ruoli manageriali sia un fenomeno relativamente recente. Ulteriori differenze emergono nel confronto tra i dati dei vari Stati membri. Nel 2024, i Paesi più virtuosi erano la Svezia, con il 44,4 per cento di donne in ruoli apicali, la Lettonia (43,4 per cento) e la Polonia (41,8 per cento). Al fondo della classifica – con il 27,9 per cento – figurava l’Italia, rispetto alla quale hanno fatto peggio soltanto la Croazia (27,6 per cento) e l’isola di Cipro (25,3 per cento).

    Allo stesso tempo, Cipro è tra gli Stati UE maggiormente progrediti nel corso del decennio 2014-2024, con una crescita della percentuale di donne in posizioni manageriali di quasi 8 punti percentuali: un risultato superato solamente da Malta (+10,1 punti percentuali) e Lussemburgo (+13,7 percentuali). Nel complesso, 24 Paesi su 27 hanno fatto registrare un miglioramento (Italia compresa, che dieci anni fa era poco sopra il 26 per cento circa) mentre in tre il dato del 2024 è risultato inferiore a quello di dieci anni prima: è stato il caso della Slovenia (-3,8 punti percentuali), della Lettonia (-0,7 punti percentuali) e della Lituania (-0,2 punti percentuali).

    A distanza di meno di una settimana dalla Giornata internazionale della donna – in vista della quale Eurostat diffonderà altri studi relativi alla condizione femminile nell’UE – i numeri contenuti nel report di oggi raccontano di un mercato del lavoro che si avvia solo lentamente verso la parità di genere. Mentre le incertezze nel cammino – e le differenze tra i singoli Paesi – restano ancora significative.

    In questo contesto, Eurostat ha evidenziato anche che, nel 2024, si è registrato un divario significativo tra i tassi di occupazione di uomini e donne di età compresa tra 20 e 64 anni: mentre il tasso dell’occupazione maschile nell’UE si attestava all’80,8 per cento, quello della femminile era pari solo al 70,8 per cento, con un divario occupazionale di genere di 10 punti percentuali (pp). Sei Paesi dell’UE presentano divari occupazionali di genere maggiori rispetto alla media UE: si tratta, in ordine crescente di entità del divario occupazionale di genere, di Polonia, Repubblica Ceca, Malta, Romania, Grecia e Italia. I divari occupazionali di genere più ampi sono stati osservati in Grecia (18,8 pp) e Italia (19,3 pp), dove meno del 60 per cento della popolazione femminile era occupata, rispetto a oltre il 75 per cento della popolazione maschile. Al contrario, il divario occupazionale di genere è risultato relativamente contenuto nei paesi baltici (Lituania, Estonia e Lettonia), con divari pari o inferiori a circa 3 pp, mentre in Finlandia il divario è stato quasi trascurabile (0,7 pp).

    Tags: ciproCroaziadonneeurostatitalialavorolettoniaLituaniaLussemburgomaltamanagerparità di generePoloniasloveniasvezia

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