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    Home » Economia » In Italia si studia per poi fare altro, nell’UE solo la metà dei giovani trova il lavoro giusto

    In Italia si studia per poi fare altro, nell’UE solo la metà dei giovani trova il lavoro giusto

    Eurostat certifica come appena il 56,4 per cento dei giovani con istruzione medio-alta riesca a trovare un lavoro attinente alla propria formazione. Il Belpaese ultimo con un tasso del 41,6 per cento

    Renato Giannetti di Renato Giannetti
    18 Febbraio 2026
    in Economia
    [foto: Flautomagico25/Wikimedia Commons. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Laurea_di_Clelia.JPG]

    [foto: Flautomagico25/Wikimedia Commons. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Laurea_di_Clelia.JPG]

    Bruxelles – Studiare giurisprudenza per poi ritrovarsi a fare il carrozziere, sapere a menadito come funziona un motore, ma anziché il meccanico si fa il consulente marketing. O ancora, formazione in diritto internazionale e poi guadagnare di call-center. Scenari diversi ma non ipotetici. Al contrario, nell’Unione Europea il problema di trovare un lavoro attinente e rispondente al proprio percorso formativo e di studi affligge praticamente un giovane su due. Alla fine del 2024 ‘solo’ il 56,4 per cento di uomini e donne di età compresa tra 15 e 34 anni ha dichiarato di lavorare nell’ambito delle proprie competenze, secondo i dati diffusi da Eurostat.

    La situazione fotografata dall’istituto di statistica europeo riguarda praticamente tutti: diplomati, laureati, diplomati senza laurea, ma con corsi di abilitazione pos-liceo. Si tratta, dunque, di forza lavoro con un livello di istruzione medio-alto, di cui nell’UE non si riesce a fare tesoro. Una situazione tipica e caratteristica soprattutto dell’Italia, ultimo Paese dell’UE per capacità di impiego e di utilizzo delle giovani leve per le loro conoscenze. Nello Stivale appena il 41,6 per cento degli over 15 e under 35 sostiene di aver trovato un impiego che ben corrisponde a ciò per cui hanno studiato. È questo il tasso peggiore di tutta l’UE, con un margine di scarto anche piuttosto sensibile rispetto alla Slovacchia, penultima in questa speciale classifica con un tasso del 46,2 per cento.

    Colpa del sistema Italia e delle sue scuole o di ciò che si studia? Eurostat evidenzia come il percorso accademico e formativo sembri giocare un ruolo per quello che poi avviene in termini di inserimento nel mercato del lavoro. Se si guarda a studi fatti e lavoro ottenuto, “la corrispondenza migliore è stata riscontrata nel settore della salute e del welfare“, dove l’80,6 per cento di coloro che hanno un livello di istruzione elevato lavorava in un ambito strettamente correlato al proprio percorso di studi. Le corrispondenze migliori si sono poi riscontrate nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (77 per cento) e nell’istruzione (73,6 per cento). Al contrario, il 52,2 per cento dei giovani con un livello di istruzione elevato laureati in discipline umanistiche ha avuto difficoltà a trovare un lavoro pertinente, seguito da coloro che lavorano nelle scienze sociali, nel giornalismo e nell’informazione (59,1 per cento) e nei servizi (59,3 per cento).

    Tags: dati eurostateurostatformazionegiovaniitalialavorooccupazione

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