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L'Ue lancia 4 satelliti e fa decollare il programma di navigazione Galileo

L'Ue lancia 4 satelliti e fa decollare il programma di navigazione Galileo

Il programma, nel quale la partecipazione britannica è consistente, è al centro della disputa tra Londra e Bruxelles nell’ambito dei negoziati sulla Brexit. Il mese scorso il Regno Unito aveva minacciato di sviluppare un sistema rivale

Bruxelles –  L’Unione europea ha lanciato oggi in orbita altri 4 satelliti, portando la costellazione complessiva di Galileo a 26 e rendendo il programma satellitare europeo finalmente operativo.

Secondo quanto riportato dall’Agenzia spaziale europea, i satelliti sono stati lanciati dal centro spaziale dell’Unione europea di Kourou, nella Guyana francese, a bordo di un razzo Ariane 5 alle 8.25 locali (le 13:25, orario di Bruxelles).

I quattro satelliti – che sono stati chiamati Tara, Samuel, Anna ed Ellen, dal nome dei vincitori di un concorso lanciato dalla Commissione europea – sono dotati di antenne e sensori, e alimentati da due ali solari di cinque metri quadrati. Per raggiungere il numero previsto di 30 e completare, entro il 2020, la flotta, mancano all’appello altri 4 veicoli spaziali.

Con il lancio, si conferma la determinazione europea nel portare a termine uno dei più importanti programmi strategici dell’Unione, che costituisce l’omologo del Gps (Global Positioning System) statunitense e che è stato creato, attraverso l’Agenzia spaziale europea (Esa), proprio per romperne il monopolio.

“Con il lancio di mercoledì 25, la costellazione dei satelliti Galileo fornirà una copertura globale”, Ha dichiarato l’Esa in un tweet qualche giorno fa.

Con il programma, l’Unione mira a inserirsi nel mercato mondiale dei servizi di navigazione satellitare che, secondo alcune stime, avrà un valore di 250 miliardi di euro entro il 2022.

Ma Galileo, del quale il Regno Unito è tra i primi investitori, è al centro della più ampia disputa tra Londra e Bruxelles nell’ambito dei negoziati della Brexit, con Londra che ha accusato l’Unione di voler escluderla dal progetto e ha minacciato di sviluppare un sistema proprio e rivale.

Il mese scorso, l’ex ministro della Brexit britannico David Davis ha avvertito le sue controparti che un’esclusione della Gran Bretagna da Galileo avrebbe comportato un ritardo fino a tre anni del progetto, aumentando i costi di un miliardo di euro.

Considerando che la partecipazione di Londra al finanziamento di programmi spaziali ammonta a un miliardo di euro, e che la sua partecipazione industriale a Galileo è molto consistente, le minacce hanno più di un fondamento e potrebbero costituire una moneta di scambio per il Regno Unito in sede negoziale.

Il programma, che è stato lanciato nel 2003 e ha inviato i primi satelliti in orbita nel 2011, ha subito, nel corso degli anni, diverse battute d’arresto dovute a problemi tecnici e ritardi, con la conseguenza di far sorgere dubbi sulla convenienza o meno del programma.

Rodrigo de Costa, che lavora all’ Agenzia del Gnss europeo (collegata al programma) ha dichiarato, commentando il lancio: “Non solo la performance di Galileo prometteva di essere molto buona” ma essa è effettivamente “molto buona”.

A differenza del sistema statunitense Gps, che fu creato durante la Guerra Fredda in concomitanza con l’allora sovietico – oggi russo – Global Navigation Satellite System (Glonass), il sistema Galileo è completamente civile.

L’obiettivo principale della decisione europea era quello di sviluppare un sistema proprio, che permettesse all’Unione di avere autonomia dal sistema di navigazione satellitare americano, che, secondo i detrattori, poteva – in teoria – essere interrotto dagli Stati Uniti senza alcun preavviso.

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