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    Home » Politica » Brexit, pronto l’accordo di principio. Tusk: “Ora tocca agli Stati”

    Brexit, pronto l’accordo di principio. Tusk: “Ora tocca agli Stati”

    Il presidente del Consiglio europeo informa che la dichiarazione politica è pronta. Ma ancora non sono sciolti alcuni "nodi"

    Caterina Ristori</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Caterina_Ue" target="_blank">@Caterina_Ue</a> di Caterina Ristori @Caterina_Ue
    22 Novembre 2018
    in Politica
    Il capo negoziatore Ue per la Brexit Michael Barnier e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk

    Il capo negoziatore Ue per la Brexit Michael Barnier e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk

    Bruxelles – La dichiarazione politica sulla Brexit è pronta. Doveva arrivare già ieri, quando la premier britannica Theresa May si trovava a Bruxelles per incontrare il presidente della Commisione Ue Jean-Claude Juncker, ma i tempi non erano evidentemente maturi. Rimanevano “questioni importanti” di cui discutere, si leggeva solo poche ore fa sul Guardian, il che non faceva certo ben sperare. Poi però è arrivato il tweet del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che ha comunicato il raggiungimento di un accordo di massima sui futuri rapporti tra Londra e l’Unione europea. Il testo sarà messo ai voti domenica, nel corso del vertice tra capi di Stato e di governo a Bruxelles. “Il presidente della Commissione mi ha informato che è stata concordata a livello di negoziatori e in linea di principio a livello politico, ora è soggetta all’approvazione dei leader”, si legge.

    I have just sent to EU27 a draft Political Declaration on the Future Relationship between EU and UK. The Commission President has informed me that it has been agreed at negotiators’ level and agreed in principle at political level, subject to the endorsement of the Leaders.

    — Charles Michel (@eucopresident) November 22, 2018

    May, in terra britannica, oggi pomeriggio verso le 15.30 dovrà parlare davanti al Parlamento. Nella sua agenda anche un altro appuntamento importante: quello di sabato alle 18 con Juncker, di nuovo, per un ultimo incontro prima del vertice del giorno dopo.

    Ancora non sono risolti alcuni problemi, sembra: il primo è quello di Gibilterra, che negli ultimi giorni ha preso nuovamente piede, trascurato a favore di altre questioni (prima fra tutte la frontiera irlandese), portando il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez a ipotizzare una votazione spagnola negativa sull’accordo Brexit “se le cose restano come sono”. Gli altri problemi sono, invece, le merci e la pesca.

    Il documento “politico”, per il momento provvisorio, non è vincolante. 26 pagine che costituiscono “linee guida” per le future relazioni e che affiancano l’altro documento, ben più sostanzioso e a carattere tecnico, di 585 pagine, da convalidare anch’esso per consentire il divorzio del prossimo 29 marzo.

    I punti principali della dichiarazione politica

    Stando al testo, entrambe le parti vorrebbero costruire un “partenariato economico ambizioso” che definisca i contorni delle loro relazioni una volta che la Brexit abbia avuto luogo. “Questa partnership sarà completa, includerà un’area di libero scambio e una più ampia cooperazione settoriale e sarà basata su disposizioni che garantiranno l’equità”.

    Le relazioni tra le due parti si baseranno sul rispetto dell'”integrità del mercato unico dell’Ue e dell’unione doganale e del mercato interno del Regno Unito” e riconosceranno il diritto del Regno Unito a sviluppare la propria politica al di fuori di questa partnership economica “.

    Londra e Bruxelles riaffermano inoltre di voler sostituire le disposizioni transitorie (“backstop”) intese a impedire il ripristino di una frontiera fisica in Irlanda con un meccanismo permanente. “Entrambe le parti lavoreranno per ottenere la liberalizzazione dei servizi ben oltre i loro impegni nei confronti dell’Organizzazione mondiale del commercio “, continua il testo. Il periodo di transizione post-Brexit, che deve essere completato entro la fine del 2020, può essere esteso da uno a due anni.

    Tags: accordobrexitcommissione europeadichiarazione politicaDonald Tuskgibilterrapedro sanchezTheresa MayUkvertice

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