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    Home » Economia » Il Quantitave Easing è legale, la Corte di giustizia dell’Ue ‘assolve’ Draghi

    Il Quantitave Easing è legale, la Corte di giustizia dell’Ue ‘assolve’ Draghi

    Secondo i giudici di Lussemburgo il programma di acquisto di titoli pubblici non è misura di politica economica ma di politica monetaria, e quindi competenza della Bce. E non aiuta nessun governo in particolare

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    11 Dicembre 2018
    in Economia

    Bruxelles – Acquistare titoli di debito pubblico di Stati sovrani non è contrario alla regole. La Bce ha dunque operato in modo legale e legittimo, perché nel solco delle competenze che sono riconosciute alla Banca centrale europea. Acquistare bond non equivale ad alleggerire il debito, non è una manovra economica bensì monetaria. Insomma, tutto nella norma. La Corte di giustizia dell’Ue mette la parola ‘fine’ alla questione legata alla componente pubblica del Quantitative Easing, il vasto programma di acquisto di titoli pubblici (Pspp) e privati (Cspp) varato nel 2015 per immettere liquidità nella banche e favorire il finanziamento dell’economia reale attraverso una rinnovata capacità di prestiti.

    In Germania alcuni operatori privati hanno espresso dubbi circa la fattibilità del programma, considerato, nella sua parte pubblica, in violazione del divieto di finanziamento monetario. Si è ritenuto in sostanza che la Bce abbia garantito ‘aiuti’ ai governi, e per questo è stato sollevato il caso alla Corte di Lussemburgo. I giudici intanto ricordano che il programma della Bce si applica sui mercati secondari, vale a dire ai titoli non di nuova emissione (che si trovano invece sui mercati primari) ma a quelli già esistenti e in circolazione, e che comprare tali titoli “non equivale all’acquisto di titoli sui mercati primari”.

    Inoltre la misura della Bce non sostituisce gli obblighi per gli Stati membri di fare le riforme e adottare politiche di bilancio per tenere i conti in ordine, che restano dunque nell’agenda politica dei governi. A proposito di Stati membri, l’acquisto di titoli di debito sovrani “non è selettivo e non soddisfa i bisogni specifici di finanziamento di taluni Stati membri della zona euro”, chiarisce ancora la Corte dell’Ue. Insomma, nessun aiuto a chicchessia.

    I giudici giungono alla conclusione che il Quantitative Easing, in tutte le sue componenti, non sia uno strumento di politica economica ma uno strumento di politica monetaria. Una bella differenza, visto che la prima è di competenza degli Stati e la seconda è di competenza della Banca centrale europea. Proprio per questo l’acquisto di titoli pubblici “non travalica il mandato della Bce”, con cui è anzi coerente.

    Tags: banchebcebondCorte Ueeconomiaeconomia realemario draghiqequantitative easingtitoli di Stato

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