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    Home » Politica » I popolari belgi: “Via Orban o usciamo noi”. PPE sempre più spaccato sull’Ungheria

    I popolari belgi: “Via Orban o usciamo noi”. PPE sempre più spaccato sull’Ungheria

    I cristiano-democratici francofoni vanno anche oltre la richiesta di espulsione di Fidesz dal Partito popolare europeo, sempre più più vittima e ostaggio delle intemperanze ungheresi

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    4 Marzo 2019
    in Politica
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    Bruxelles – Le cose nel PPE buttano male, sempre peggio. Un partito diviso sulla necessità di espellere o meno gli ungheresi di Fidesz, adesso peggiora il suo stato di crisi interno con i cristiano-democratici belgi della Cdh che minacciano di lasciare. “O noi o loro”, lo slogan usato dai rappresentanti belgi francofoni membri del centro-destra europeo, preoccupati di salvaguardare la natura centrista ed europeista di un Partito popolare europeo considerato alla deriva estremista e al limite della pazienza.

    La mossa belga va oltre la richiesta di dimissioni messa nero su bianco dagli iscritti al partito di Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia e Finlandia. Nella lettera inviata ai vertici del PPE si chiedeva l’espulsione di Fidesz, il partito del primo ministro ungherese Viktor Orban, nell’occhio del ciclone per la campagna contro il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, anch’egli esponente popolare.

    Ora si minacciano scissioni e abbandono di partito, in un clima di tensioni crescenti. A voler pigiare il bottone Joelle Milquet, figura di spicco della cristiano-democrazia belga. Già ministro dell’Interno nel governo Di Rupo, vice-primo ministro nel primo governo Leterme, da ottobre 2017 è stata nominata consigliere speciale del presidente Jean-Claude Juncker per il risarcimento delle vittime di reato.

    “Nell’espressione utilizzata da Maxime Prévot (nuovo presidente del Cdh, ndr), è scritto ‘o noi o loro’. Mi sembra piuttosto chiaro”, dice Milquet. L’aut-aut è dunque servito. O si esclude il partito di Orban, o il PPE inizierà a perdere pezzi. Perché viste le fronde interne, se un componente esce altri potrebbero seguire l’esempio.

    In Ungheria Orban ha tappezzato il Paese con poster raffiguranti il magnate americano di origini ungheresi, George Soros, con la faccia del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e il messaggio che accusa l’Ue di sostenere Soros nella lotta anti-ungherese. In un’intervista concessa al quotidiano tedesco dieWelt, Orban non solo non chiede scusa ma addirittura rilancia. “Manderemo il signor Juncker in pensione e Timmermanns lo sostituirà sui nostri manifesti”, dice riferendosi all’attuale vicepresidente numero uno dell’esecutivo comunitario. “Il ruolo di Soros nella politica europea non può essere ignorato, e tutti hanno il diritto di sapere che Timmermann è il suo alleato”.

    Non solo. Orban ha attaccato gli alleati di partito di PPE che hanno chiesto di far fuori Fidesz. “Idioti”, li ha definiti. Parole che hanno fatto traboccare il vaso. E che gettano il PPE ancor più nel caos.

    Tags: fideszPartito popolare europeoppeueungheriaviktor orban

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