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Il Parlamento Europeo spinge per norme più ferree sulle emissioni di gas a effetto serra
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Il Parlamento Europeo spinge per norme più ferree sulle emissioni di gas a effetto serra

La lotta ai cambiamenti climatici potrebbe creare 2,1 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2050. Un'Europa a emissioni zero è posibile solamente e siamo pronti a fare di più di quanto promesso fin'ora. Economia circolare e aiuti alle regioni, oltre che alla ricerca saranno indispensabili

Bruxelles – I deputati del Parlamento europeo hanno adottato una risoluzione non vincolante, presentando quelle che sono le loro posizioni sulla strategia di riduzione delle emissioni a lungo termine dell’UE, in riferimento alla strategia a lungo termine per un’economia neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, presentata dalla Commissione nella sua comunicazione intitolata “Un pianeta pulito per tutti”.

Con 369 voti favorevoli, 116 voti contrari e 40 astensioni, gli europarlamentari affermano come tra le vie possibili per un azzeramento totale delle emissioni di GES (Gas a Effetto Serra) entro il 2050, quella della creazione di un “un fondo per una transizione giusta” al fine di sostenere tutte quelle regioni che si impegnino nel processo di decarbonizzazione, e quella di investire nell’economia circolare e nella bioeconomia, siano di fatto le uniche strade percorribili.

La Camera europea ha così chiesto ai governi nazionali, regionali e locali di intraprendere una serie di iniziative concrete per non superare il limite nell’innalzamento delle temperature di 1,5 gradi Celsius, e di alzare il livello di quelli che sono gli obiettivi già fissati per il 2030.

Per il Parlamento, una buona gestione degli aiuti alle regioni insieme ad una transizione più veloce verso un tipo di mercato sempre più incentrato su una forma di economia circolare potrebbe generare fino a 2,1 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2050. I maggiori investimenti su nuove tecnologie pulite e digitali dovrebbero raforzare l’economia europea e rendere l’Unione più competitiva a livello globale. Proprio in tale direzione si muove la posizione dei deputati, i quali sottolineano ancora una volta l’intenzione di voler stanziare una quota minima del 35% dei fondi di ricerca del progetto “Orizzonte Europa” a sostegno degli obiettivi climatici.

Nel frattempo si chiede alle parti firmatarie dell’accordo di Parigi di comunicare entro il 2020 le loro strategie di sviluppo a medio e a lungo termine per ridurre le emissioni di GES, con la speranza che il sogno di un mondo più pulito ed un’economia più sostenibile sia avverabile.

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