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Tajani: "Bisogna rivedere le regole europee sulla concorrenza"

Il presidente del Parlamento europeo da Deloitte: "Dobbiamo poter avere campioni industriali europei"

Bruxelles – “Le regole della concorrenza hanno bisogno di una riforma generale”. Sono vecchie, non sono al passo coi tempi, e così come sono arrecano danno all’Europa. Ne è convinto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che vede nella riforma delle normativa in materia di fusioni una delle priorità su cui deve lavorare l’UE, a questo punto nella prossima legislatura.

Nel suo intervento alla seconda edizione dello Strategy Council Europe di Deloitte, organizzato insieme al Gruppo di iniziativa italiana (GII), Tajani ricorda quando nel 2014 per autorizzare l’operazione che portò all’unione di ThyssenKrupp con i finlandesi di Outokumpu, questi ultimi dovettero rinunciare alle attività produttive in Italia. Acciaierie di Terni era già confluita in ThyssenKrupp, e nel 2012 i finlandesi acquisirono Inoxum, la divisione di acciai inossidabili del gruppo tedesco. Così facendo però Outokumpu diventa troppo potente. Acquista una posizione dominante nel mercato comunitario, e questo non è possibile. L’UE impone la cessione dei rami aziendali italiani, ricadenti sotto Acciaieri di Terni. E’ il prezzo da pagare per la fusione.

“L’Italia è stata danneggiata dalla decisione di non poter vendere tutte le attività delle acciaierie di Terni ai finlandesi”, denuncia Tajani, all’epoca dei fatti membro della Commissione europea che subordinò la fusione alle cessioni di attività. Oggi Tajani ammette che quelle acciaierie “hanno perso competitività nei confronti di quelle cinesi”. Una beffa. “L’Europa deve poter consentire di creare campioni europei dell’industria”.

Tajani invece teme che l’Europa si sia dotata di troppe regole per sé stesse, e di poche o pochissime per i non europei, e rivendica l’azione dell’UE per far pagare i diritti d’autore anche su internet. “Vi pare giusto che una grande azienda americana invada il nostro mercato, e sia venditore di pubblicità e informazioni e venda a costo zero i nostri prodotti culturali?”, domanda alla platea per spiegare le ragioni dietro il sostegno alla direttiva sul copyright.