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    Home » Politica » “Dobbiamo rimettere insieme un Paese diviso”. May apre a Corbyn, e lui accetta

    “Dobbiamo rimettere insieme un Paese diviso”. May apre a Corbyn, e lui accetta

    La premier cerca un accordo con il quale ottenere un breve rinvio rispetto alla scadenza del 12 aprile, ma non oltre il 22 maggio. "Serve l'unità nazionale per onorare l'interesse nazionale"

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    2 Aprile 2019
    in Politica
    Jeremy Corbyn e Theresa May

    Jeremy Corbyn e Theresa May

    Bruxelles – “Dobbiamo rimettere insieme un Paese diviso… così non si può andare avanti”. La premier britannica Theresa May apre all’opposizione, e il suo leader, Jeremy Corbin, accetta di sedersi al tavolo. Per tenere insieme il regno, e per realizzare la Brexit.

    E’ l’ultima speranza per la premier di portare a casa un accordo che consenta alla Brexit di avvenire (primo suo obiettivo) senza che ci siano strappi troppo duri con l’Unione europea e senza danno troppo gravi per i suoi concittadini. Per farlo chiede l’aiuto dei laburisti, spiegando che così non si può andare avanti, che sono “tempi difficili” in cui “la passioni si accendono”, ma che il Paese deve essere riunificato.

    Dopo sette ore di riunione di gabinetto May non dice quali contenuti potrebbero esserci in un documento sottoscritto, e votato, anche dai laburisti, è troppo presto per dirlo, ma vuole riuscire a trovare l’intesa prima del vertice europeo del 10 aprile, ed arriva anche a dire che se non si troverà un accordo bilaterale allora è pronta a sottoporre al Parlamento, insieme a Corbyn, varie scelte, per poi adeguarsi a quella che prevarrà, se mai ce ne sarà una.

    E’ il passo disperato di chi votò remain e poi si è votata al leave, aprendo le braccia a chi ha sempre accarezzato il leave, Corbyn, ma che l’ha interpretato in maniera più morbida. Non c’è nulla di scritto, non è affatto detto che un accordo tra i due poi possa trovare il consenso dei rispettivi deputati, anzi è certo che per molti non sarà così, però è un passo ragionevole, “sano”, dopo tre anni di “dispotismo” della premier, che non ha mai voluto ascoltare i deputati del regno ed ora, per salvare la patria da un no deal che sarebbe disastroso. Pur se May ha avuto ancora la forza di dire che nel lungo termine sarebbe un bene per i britannici.

    I brexiters più duri, quelli di Eton e delle società all’estero, si sono rivoltati come serpenti, accusandola di scendere a patti con “un noto marxista” (Corbyn), che affermano senza vergogna che lei preferisce questo passo al bene del suo partito (Jacob Rees-Mogg). Se May ha una possibilità di non passare alla storia come il peggior primo ministro britannico se la sta invece giocando ora, dando un po’ più di senso alle parole “popolo britannico”, riconoscendo che una buona parte di questo è anche tra i laburisti. Chissà quanti, però, probabilmente tanti, vorrebbero andare a votare in un nuovo referendum, che qualcuno ancora proverà a chiedere.

    Poi, certo, con questa mossa la premier spera di evitare altre scelte che sono ancora tutte possibili: dimissioni, elezioni anticipate, un secondo referendum, la cancellazione di tutto il processo, il no deal.

    Dunque ora May in questo momento “in cui serve l’unità nazionale per onorare l’interesse nazionale”, si vedrà con Corbyn e cercherà un’intesa, il necessario “compromesso”, ha detto, con il quale aggiornare l’accordo fatto con l’UE, che non può essere modificato. Se troverà l’intesa la premier chiederà ai leader UE una “breve proroga” che, ha sottolineato “non vada oltre il 22 maggio”, per avere il tempo di formalizzarne i passaggi in Parlamento, dunque senza elezioni europee per i britannici e nel rispetto, sostanziale, della tempistica concordata due settimane fa con Bruxelles in caso di uscita con un accordo. Che è sempre possibile.

    Tags: accordobrexitdiscorsointesaJeremy CorbynTheresa May

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