Bruxelles – Il numero di italiani in stato di difficoltà economica diminuisce. Per il secondo anno consecutivo si riduce la popolazione che fa fatica ad arrivare a fine mese o a vivere senza assilli. L’Eurostat conta poco più di cinque milioni di italiani (5.035.000) in condizione di “grave deprivazione materiale” nel 2018. Erano 7,3 milioni nel 2016. I numeri diffusi oggi si riferiscono all’effetto di misure e politiche messe in atto prima dell’anno di riferimento. In sostanza, non hanno a che vedere con l’operato dell’attuale governo, ma con quello dei governi Renzi-Gentiloni. Per vedere l’impatto delle misure a sostegno delle famiglie dell’attuale esecutivo bisognerà attendere quantomeno i dati relativi al 2019.
Si considera la deprivazione materiale lo stato di disagio economico per cui una persona sperimenta almeno quattro delle seguenti nove condizioni: non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione; non poter sostenere una spesa imprevista; non potersi permettere un pasto proteico (carne, pesce o equivalente vegetariano) almeno una volta ogni due giorni; non potersi permettere una settimana di ferie all’anno lontano da casa; non potersi permettere un televisore a colori; non potersi permettere una lavatrice; non potersi permettere un’automobile; non potersi permettere un telefono; essere in arretrato nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro tipo di prestito.
La situazione è cambiata in meglio. Dal 2016 al 2018 in Italia si contano circa 2,3 milioni di persone uscite da questa situazione di disagio. Più nel dettaglio si è passati da 7,3 milioni di italiani in grave deprivazione materiale a 6,1 milioni dal 2016 al 2017, e da 6,1 milioni a 5 milioni dal 2017 al 2018. In termini assoluti l’Italia resta però il Paese dell’UE col più elevato numero di cittadini in difficoltà. Da sola contribuisce a oltre un quarto di tutti cittadini in grave deprivazione materiale della zona euro (cinque milioni su un totale di 18,1 milioni). C’è dunque ancora molto da fare.

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