Bruxelles – In Europa il sentimento pro-Europeo sembra crescere, per quanto i cittadini dell’UE restano divisi sulla credibilità de progetto comunitario. Il 46% degli intervistati da Eurobarometro per il tradizionale sondaggio sull’Europa tende a non avere fiducia dell’Europa stessa, a fronte di un 44% che invece risponde positivamente. A loro si unisce un 10% di indecisi che non sa cosa rispondere. A livello generale, rispetto allo scorso autunno, l’apprezzamento per l’Unione europea è cresciuto in 20 Stati su 28, registrando un’inversione di tendenza. Ma è presto per poter cantar vittoria.
Complessivamente nell’UE il sentimento pro-europeo è aumentato del 2%, arrivando al risultato “migliore dal giugno 2014”, sottolineano in Commissione europea. Però… C’è un però. La maggioranza assoluta dei rispondenti a favore dell’Unione europea si registra in 18 Stati membri su 28 (Lituania, Danimarca, Estonia, Lussemburgo, Finlandia, Portogallo, Svezia, Malta, Bulgaria, Ungheria, Cipro, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia, Austria, Romania, Belgio e Lettonia), a cui si aggiungono le maggioranza relative di Germania (48% di fiduciosi contro un 42% di non fiduciosi) e Spagna (47% contro 47%). C’è dunque una larga fetta di europei da riconquistare.
Italiani tra gli euroscettici
Nel gruppetto degli euroscettici si trova l’Italia. Gli italiano continuano a non fidarsi dell’UE. Il nuovo sondaggio Eurobarometro di fresca pubblicazione vede la quota degli italiani scettici ferma al 55%. Solo Regno Unito (56%), Francia (56%) e Grecia (66%) hanno una quota di popolazione più scettica di quella italiana.
Se aumenta di un timido 1% il volume di quanti dichiarano di avere fiducia nell’Unione europea (salendo al 37%), è perché ha finalmente formulato una propria opinione tra quanti dicevano di “non sapere”.
Sono dunque gli indecisi ad aver cambiato il dato italiano. Chi era scettico è rimasto scettico. Tanto che alla domanda “conta la vostra voce in Europa?” hanno risposto “sì” meno italiani dei britannici alle prese con l’abbandono dell’UE (38% contro 41%). Non solo.
Si fa fatica a percepire la portata delle riforme europee
Lo scetticismo italiano è tale che la maggioranza dei rispondenti sostiene di non aver beneficiato dell’abolizione del roaming (52%), di minori controlli alla frontiere (53%), di maggiori tutele europee per l’acquisto all’estero (63%), di maggiori diritti per i passeggeri aerei in tutta Europa (61%), né del programma Erasmus (63%). Anche se, a dire la verità, la media europea indica che si fa difficoltà non solo in Italia a cogliere i benefici delle normative comunitarie.

I fondatori in crisi di identità
Guardando i soli Paesi fondatori di quella che oggi è l’UE, in tre di questi sei Paesi l’opinione pubblica non crede più nel progetto di integrazione. E’ il caso dell’Italia, come visto. Ma è ancor di più il caso francese. In Francia i convinti europeisti sono anche meno che in Italia (33%), e quanti propendono a non riporre fiducia sono più che in Italia (56%). E in Germania, come visto, i tedeschi sono divisi e la maggioranza assoluta non c’è. Oggi solo i membri del Benelux (Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo) godono ancora del sostegno delle loro opinioni pubbliche.


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