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    Home » Politica » L’UE avverte Johnson: Se sarà no deal Brexit, niente nuovi accordi finché i problemi non saranno risolti

    L’UE avverte Johnson: Se sarà no deal Brexit, niente nuovi accordi finché i problemi non saranno risolti

    Juncker: Noi 27 negoziamo uniti, pronti fino all'ultimo per evitare il non accordo. Barnier: Se non ci sarà intesa le questioni restano comunque sul tavolo e andranno risolte prima di stabilire le future relazioni tra UK e UE. Tupperainen: A Londra c'è molta confusione

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    18 Settembre 2019
    in Politica
    Jean-Claude Juncker oggi in Aula a Strasburgo

    Jean-Claude Juncker oggi in Aula a Strasburgo

    Bruxelles – L’Unione europea è unita, non vuole una Brexit con no deal ed è disposta a lavorare giorno e notte per evitarlo, ma, se così dovesse essere, avverte Londra che le questioni resteranno sul tavolo e finché non saranno risolte non ci saranno nuovi accori bilaterali. Una minaccia, dura, anche se espressa tra mille cortesia che è venuta oggi dai discorsi di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, e Michel Barnier, capo negoziatore Brexit dell’UE, davanti al parlamento europeo.

    Se Boris Johnson deciderà di lasciare l’Unione senza u accordo non avrà, in sostanza, nessuna altra intesa bilaterale finché i problemi che l’Accordo firmato da Theresa May risolveva non saranno, nuovamente risolti. E con l’UE, ha ricordato Barnier, “il Regno Unito ha il 50 per cento dei suoi commerci”. Tutto sarebbe bloccato dunque, con costi tragici per Londra. Ma Bruxelles non può fare altrimenti, per difendere i suoi cittadini e il suo mercato.

    Gli affondi contro Londra sono partiti da Tytti Tupperainen, ministra finlandese presidente di turno del Consiglio europeo, che in Aula ha esordito dicendo che “il nuovo premier britannico non ha aiutato a chiarire la situazione, ancora nessuna proposta è arrivata, il parlamento è ancora diviso, siamo nell’incertezza”. Il no deal il 31 ottobre, ha sostenuto Tupperainen, ad oggi “è uno scenario probabile”.

    Poi, dopo la descrizione dello stato delle cose, Jean-Claude Juncker ha dato il quadro politico. “Il rischio di deal è reale, permane. Ma non sarà mai la scelta dell’Unione europea. Un accordo è sempre auspicabile, sempre possibile”, ha insistito. Il presidente della Commissione ha poi ricordato che la questione principale sul tavolo è il backstop per il confine irlandese, “concordato con il governo britannico”. Si tratta, dice, di “una soluzione operativa a un problema pratico, una rete di sicurezza che mira a tre obiettivi: evitare la frontiera fisica, preservare l’integrità del mercato unico e mantenere la cooperazione tra Nord e Sud dell’Isola e l’economia di tutta l’Irlanda, fondamentale per la pace e la stabilità così come definita nell’accordo del Venerdì Santo”.

    Juncker ricorda di aver chiesto al premier Boris Johnson “proposte concrete ed operative per iscritto, e finché non saranno avanzate non posso dire che progressi saranno compiuti”.

    L’Unione è pronta a lavorare “giorno e notte”, e qui Juncker lancia quello che poi, nelle parole di Barnier, diventa l’avvertimento di oggi: “Ho incaricato Barnier di negoziare con il ministro britannico, per non avere solo colloqui a livello tecnico, ma anche politico”, ricordando a Londra che “l’UE ha sempre dimostrato unità di intenti e solidarietà con lo stato membro più colpito. Sono certo che così continuerà in futuro”.

    Da Michel Barnier, con calma, con diplomazia, è poi arrivata la mazzata. “Il nuovo governo britannico ci ha spiegato gli aspetti del backstop che non ama, ma non basta spiegare questo – ha spiegato Barnier -, servono soluzioni giuridicamente operative per rispondere a ciascuno dei tre problemi indicati dal presidente Juncker”. Barnier ricorda che “ci siamo accordati in modo chiaro con il governo May. Nel backstop ci sono garanzie concrete, che ci servono, non solo all’Irlanda, ma a tutta l’Unione”.

    Il capo negoziatore passa poi al futuro, ripete che l’Unione è pronta ad un accordo di “free trade, ma siamo anche più ambiziosi, penso a una unione doganale, ma serviranno garanzie di parità di condizioni, il Regno Unito dovrà scegliere tra un buon livello di regolamentazione e mercato economico”. Però serve un’intesa, che se non arriverà a causa della scelta del no deal dovrà comunque arrivare in futuro, pena un sostanziale isolamento. “Il Regno Unito ha più o meno la metà del suo commercio con l’Unione europea, e per un accordo commerciale ambizioso serve una base comune di regole, e dunque dipende dalle garanzie in materia sociale, ambientale, di concorrenza o di aiuti di stato”.

    Barnier ammonisce Londra: “Sin dall’inizio abbiamo voluto un recesso ordinato, e non sottovalutiamo conseguenze del no deal. Vogliamo un accordo per proteggere i diritti dei cittadini in UK e in UE, e l’accordo firmato con Theresa May lo fa”. Ma, dice Barnier , “se il Regno Unito uscirà senza accordo, le questioni non scompariranno, resteranno aperte, e dovremo risolvere tutto prima di un futuro accordo con Londra”.

    L’Ue lavorerà “con determinazione e sincerità – conclude Barnier chiarendo che non ci sono spazi per accordo con singoli Paesi -, a nome dei 27 governi per i quali negoziamo”. E nella replica di fine dibattito, il negoziatore capo insiste anche sull’aspetto comunicativo. “Il mio mandato consiste nel trovare un accordo, e per farlo devo dire la verità e spiegare le conseguenze. Anche voi avete bisogno di dire tutta la verità”, dice ai leavers presenti in Aula.

    Quindi un ultimo appunto. “Nessuno sta cercando di eludere la decisione della maggioranza nel Regno Unito, nessuno sta cercando di rubavi la Brexit. La responsabilità di andarvene è vostra”. Con accordo o senza.

    Tags: accordoBoris JohnsonbrexitJean-Claude JunckerMichel Barnierno dealparlamento europeo

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