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Parità di genere, per l'UE una conquista che resta faticosa
I sei parametri di misurazione dell'indice di uguaglianza di genere su cui si basa l'EIGE

Parità di genere, per l'UE una conquista che resta faticosa

Lo rileva l'ultimo indice sull'uguaglianza tra uomini e donne elaborato dall'EIGE, l'istituto preposto per l'Unione europea. Tra il 2017 e il 2019 progressi limitati. Vera Jourova: "Questa disuguaglianza sta impedendo all'Europa di raggiungere il suo pieno potenziale"

Bruxelles – La parità di genere nell’UE ancora tutta da conquistare. E’ una sfida ed è dura da vincere. Lo conferma l’ultimo indice sull’uguaglianza di genere dell’EIGE (Istituto europeo per l’uguaglianza di genere), che mostra come il punteggio sulla parità uomo-donna sia salito di un solo punto, a 67,4, dal 2017 a oggi. L’indice misura il grado di pari trattamento per lavoro, retribuzione, istruzione e formazione, tempo libero, potere e salute. Più l’indice – che va da 0 a 100 – è alto e più c’è parità uomo-donna, che nell’UE ancora risulta lontana.

A guidare la classifica per l’Unione europea è la Svezia, con 83,6 punti, seguita dalla Danimarca, che ne conta 77,5. Lo Stato che ha evidenziato i maggiori progressi è il Portogallo, il cui indice è salito di 3,9 punti dal 2017; non male anche l’Estonia (+3,1 punti). “Ci stiamo muovendo nella giusta direzione, ma siamo ancora molto lontani dal traguardo”, lamenta Virginija Langbakk, direttrice dell’EIGE. “Il nostro indice, che indica uno standard per l’uguaglianza di genere nell’UE, mostra che quasi la metà degli Stati membri ha ancora un punteggio inferiore a 60″. Ne sono esempi Grecia e Ungheria, che con solo 52 punti continuano a lavorare poco per garantire a entrambi i sessi condizioni sociali e lavorative omogenee.

L’Italia, invece, avanza poco oltre la sufficienza, con 63 punti. Un dato però al di sotto della media europea (67,4). Lo stivale si ferma dunque a metà classifica, occupando il 14esimo posto sui 28 Stati attualmente membri dell’UE (per il 31 ottobre è fissata l’uscita del Regno Unito dall’UE).

Dei sei domini fondamentali compresi nell’indice EIGE (lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute), è il potere quello con punteggio più basso, e dunque l’ambito dove le donne sono maggiormente penalizzate, pur evidenziando i maggiori progressi. Lo si deve principalmente all’aumento del numero di donne nei consigli di amministrazione, benché si tratti di un trend circoscritto ancora a pochi Paesi dell’Ue, lamenta lo studio. La Francia è attualmente l’unico Stato in cui la partecipazione ai consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa è di almeno il 40% per ambo i generi. Vera Jourova, commissaria europea per la Giustizia, i consumatori e l’uguaglianza di genere, non fa sconti: “La disuguaglianza di genere sta impedendo all’Europa di raggiungere il suo pieno potenziale”. E riferendosi alla direttiva Ue approvata quest’anno sul bilanciamento tra vita privata e professionale, commenta: “Segnerà una svolta nello stile di vita di uomini e donne. Si incentiverà una più equa condivisione delle responsabilità di cura, permettendo alle donne di rimanere nel mercato del lavoro e di assumere anche ruoli dirigenziali”.

In quest’ottica, il congedo parentale è tra le misure più importanti a favore dei genitori dediti al lavoro e all’assistenza familiare, ma è ancora un appannaggio di pochi privilegiati: nell’Ue solo il 28% delle donne e il 20% degli uomini vi ha accesso. E ad aver bisogno di cure non sono solo i bambini: in tutti i Paesi membri crescono i tassi d’invecchiamento e disabilità della popolazione e, con essi, la richiesta di assistenza a lungo termine per gli anziani. A occuparsene sono soprattutto le donne in età pre-pensionistica, mentre solo l’11% degli uomini sceglie di prendersi cura di disabili o anziani per più di un giorno alla settimana.