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La rabbia di Conte:
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

La rabbia di Conte: "Su allargamento errore storico, noi con Albania e Macedonia del Nord"

Il presidente del Consiglio contrariato per il mancato accordo sull'avvio dei negoziati per l'adesione dei due Paesi all'Unione. "E' da una vita che vogliono entrare". Decisive le resistenze francesi

Bruxelles – “Avevamo un appuntamento con la storia”, ma sull’allargamento l’Europa “ha commesso un errore storico”. Giuseppe Conte sintetizza così l’infruttuoso dibattito dei capi di Stato e di governo dell’UE sull’avvio dei negoziati con Albania e Macedonia del Nord per l’ingresso nell’Unione europea. Il presidente del Consiglio è visibilmente deluso e arrabbiato per quanto successo, o meglio, non successo su un dossier che ancora una volta ha prodotto solo una brutta figura per l’Unione.

E’ già la seconda volta che la Commissione europea raccomanda di avviare le trattative con i due Paesi candidati, e per la seconda volta manca l’unanimità necessaria per poter iniziare a discutere. “E’ andata male”, il giudizio secco eppur esaustivo su un tavolo spaccato come mai non si potrebbe. I leader alla fine non sono capaci di produrre neppure delle conclusioni sull’allargamento. Un vuoto su carta che incrina profondamente la credibilità dell’Europa e nell’Europa.

Alla Macedonia del Nord è stato chiesto un sforzo non indifferente, a partire dalla questione del nome che ha diviso l’opinione pubblica nazionale e che ha indotto molti a chiedersi se rinunciare a una parte considerata come fondamentale della propria identità sia un prezzo sostenibile per entrare nel club a dodici stelle. C’è un governo che ha scommesso tutto su questo scambio nome-negoziati e che non ha nulla da offrire ai cittadini-elettori.

Per questo alcuni leader volevano quantomeno avviare i negoziati con Skopje, ma l’opzione non piaceva in realtà a nessuno. Poteva essere un compromesso per salvare quanto meno la faccia e un minimo di credibilità, ma si trattava di approvare l’intero pacchetto e l’UE ha fallito la prova del voto. Un fallimento imperdonabile per Conte.

“Nel 1400 – ricorda il capo di governo – questi Paesi sono caduti sotto la dominazione dell’impero ottomano, e dopo la seconda guerra mondiale sono finiti sotto l’influenza del blocco comunista. E’ da una vita che vogliono entrare in Europa”. Ma l’Europa fallisce l’appuntamento con la storia, con il forte disappunto italiano che tanto strategico considerava e tutt’ora considera l’allargamento in generale e l’ingresso dell’Albania più in particolare nella famiglia europea.

“L’Italia sarà sempre vicino a questi due Paesi”. La grande sfida di Conte sarà dunque lavorare per tessere rapporti con Tirana e Skopje al fine di tenere viva la fiducia nell’UE da parte di questi Paesi che sono stati traditi dall’Europa degli Stati.

La vicenda rischia seriamente di lasciare strascichi anche nelle vicende tutte interne a chi nell’UE ci sta già. Sono state le resistenze della Francia a impedire che si trovasse un accordo. E’ stato Emmanuel Macron a puntare i piedi e sostenere il proprio ‘non’ all’avvio dei negoziati con entrambi i Paesi candidati. Per l’Italia questo nuovo bastone tra le ruote messo da Macron rischia di pesare su rapporti già rimessi in discussione fin dall’inizio del mandato del francese con il suo veto all’acquisizione di Stx da parte di Fincantieri.

Neppure i Paesi dell’est hanno gradito il nulla di fatto sull’allargamento. La Francia ha dato scacco ai partner, e Macron rischia di pagare tutto questo. E con lui, l’UE.

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