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Nuova Commissione UE, il nodo tutto politico del membro britannico per von der Leyen

Nuova Commissione UE, il nodo tutto politico del membro britannico per von der Leyen

Secondo i trattati il collegio deve essere formato da un componente per Stato membro e Londra dovrebbe esprimere il suo nome. Si può chiedere lo stesso la fiducia al Parlamento anche senza un membro, ma Eurocamera e Consiglio devono essere d'accordo. Inizia una trattativa nella trattative

dall’inviato

Strasburgo – La Brexit rischia di rompere ancora di più le uova nel paniere di Ursula von der Leyen. A inizio dicembre, se tutto va bene, il suo esecutivo comunitario dovrebbe entrare in carica. Ma questa ipotesi si basa sull’assunto che per quella data il Regno Unito non sia più uno Stato membro dell’UE. Un assunto ora messo in forte dubbio dopo la richiesta di Londra di più tempo per completare l’uscita dal club a dodici stelle. Se da un punto di vista pratico dare più tempo ai britannici permette a tutte la parti in causa di evitare scossoni per via di abbandoni disordinati e senza regole, dall’altra parte per von der Leyen questi sviluppi pongono problemi pratici.

Ai sensi dell’articolo 17, comma 4, del trattato sull’Unione europea, la Commissione “è composta da un cittadino di ciascuno Stato membro”. Con il Regno Unito dentro l’UE oltre l’1 dicembre, anche questo Paese conserva il diritto (e il dovere) ad avere un commissario europeo, che Londra non ha indicato perché convinta di uscire alla fine di questo mese. Le date del 26 e 27 novembre, quelle indicate sul calendario per la fiducia all’interno collegio di commissari, diventa dunque molto incerta. In linea teorica non si può chiedere la fiducia con un commissario mancante.

Nella pratica, però, possibili soluzioni ci sarebbero. Tutte ipotetiche, ma tutte comunque possibili. Tutto frutto di una situazione mai verificatasi prima d’ora, che non ha casi precedenti cui riferirsi. Una possibilità è che il Regno Unito rinunci al diritto riconosciuto dai trattati. A quel punto dovrebbe essere il Consiglio europeo, e dunque i capi di Stato e di governo dell’UE, a decidere all’unanimità su questa richiesta (“[…]a meno che il Consiglio europeo, deliberando all’unanimità, non decida di modificare tale numero[…]”, recita l’articolo 17, comma 5 del trattato).

Un simile scenario è possibile in quanto finora Londra come detto non ha espresso interesse ad avere un commissario, e da quando è stata approvata la richiesta referendaria della Brexit i britannici hanno già rinunciato ad alcuni dei diritti spettanti loro in quanto membri dell’UE, come la presidenza di turno del Consiglio (secondo semestre 2016, ‘ceduta’ all’Estonia), e alle riunioni ministeriali spesso i ministri britannici non siedono al tavolo.

La questione però non è solamente giuridica, è squisitamente politica. La presidente eletta oggi a Helsinki ha detto che il primo novembre chiederà a Londra l’indicazione del suo commissario. E’ quel che lei deve istituzionalmente fare, ma Londra può anche non rispondere alla richiesta, il premier Borsi Johnson ne fa un punto importante: non ci saremo e non vogliamo esserci, spiega da tempo.

A fine novembre von der Leyen può presentarsi in Parlamento e chiedere la fiducia per il collegio anche senza un componente britannico. Un commissario può subentrare anche a legislatura in corsa. A patto che Parlamento e Consiglio siano d’accordo. Serve dunque un via libera preliminare. Ma i trattati parlano chiaro e dunque basta che una delle due istituzioni chieda di applicare le regole alla lettera che von der Leyen debba presentare un nome britannico.

Al momento von der Leyen non sta discutendo della questione del commissario con il governo britannico. lo farà dopo il primo novembre. Ma intanto sono stati attivati i servizi giuridici della Commissione europea per cercare risposte ai sensi del diritto comunitario e cercare di capire come agire. Il punto è che però nessuno lo sa, perché disposizioni specifiche in materia non ve ne sono. Dunque tutto sarà rimesso alla trattative politiche.

Resta comunque il nodo dei tre commissari mancanti, quelli di Francia, Romania e Ungheria, bocciati in fase di scrutinio parlamentare. Per fine novembre von der Leyen dovrà averli trovati se vuole sperare di cominciare il suo lavoro per l’1 dicembre. Avesse proposto nomi inattaccabili la questione del commissario britannico non si sarebbe posta. Oggi avrebbe già la fiducia e non dovrebbe fare altro che, eventualmente, aggiungere in corso d’opera un altro membro. Altri condizionali per una Commissione europea che per ora è più ipotetica che reale.

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