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    Home » Economia » Il commercio ‘ci ruba il lavoro’, italiani i più scettici dell’UE sugli scambi internazionali

    Il commercio ‘ci ruba il lavoro’, italiani i più scettici dell’UE sugli scambi internazionali

    Sondaggio Eurobarometro: solo il 35% si dichiara a favore degli scambi internazionale. Nessuno così poco entusiasta. Uno su due chiede tutele per l'impiego, ma la questione occupazione preoccupa anche altri 14 Stati membri

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    20 Novembre 2019
    in Economia
    Manifestazioni contro la firma degli accordi di libero scambio UE-Canada (CETA) e UE-Stati Uniti (TTIP, poi non concluso) davanti la Commissione europea [archivio]

    Manifestazioni contro la firma degli accordi di libero scambio UE-Canada (CETA) e UE-Stati Uniti (TTIP, poi non concluso) davanti la Commissione europea [archivio]

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    Bruxelles – Gli accordi di libero scambio? Non fanno bene alla salute del Paese. Ne sono convinti gli italiani, i più euro-scettici di tutti quando di parla di commercio internazionale. Nel rispondere alle domande poste da Eurobarometro di fatto gli italiani bocciano anche le politiche commerciale dell’Unione europea nei suo vari accordi. Che si tratti di accordi UE-Canada (CETA), UE-Vietnam, UE-Singapore, o UE-Mercosur, non fa differenza. In Italia solo il 35% dei cittadini ritiene che fare affari con altre economie sia un bene.

    Nessuno nell’UE è così negativo sul libero commercio. Solo Italia e Grecia (56% e 54%) vedono una chiara maggioranza assoluta contro gli accordi commerciali. Il motivo? Non ve n’è uno in particolare. Ce ne sono diversi, rileva il sondaggio periodico dell’Unione europea. In generale, quanti si mostrano scettici e contro ogni forma di accordo di libero scambio annoverano anche la motivazione per cui “aumenta la disoccupazione”. ‘Gli scambi ci rubano il lavoro’, lo slogan degli anti-commercio. Scandito, a quanto pare, anche in Italia.

    Non a caso un italiano su due ritiene che la priorità numero uno dell’UE per l’immediato futuro sia “creare posti di lavoro nell’Unione europea” nei prossimi accordi di libero scambio. Eppure, nonostante gli italiani siano i più scettici tra i 28 popoli dell’Unione, ci sono 14 opinioni pubbliche ancora di più tutela per l’impiego all’interno del mercato unico (in ordine: Grecia, Portogallo, Cipro, Croazia, Spagna, Irlanda, Slovenia, Finlandia, Lituania, Malta, Slovacchia, Lettonia, Belgio, Polonia).

    In Italia quello della disoccupazione è il secondo motivo per bocciare il commercio internazionale (33% dei rispondenti), dopo il problema della qualità scadente dei prodotti immessi sul mercato (35%). Una persona su tre ritiene dunque l’apertura alla concorrenza straniera un problema occupazionale, quando nell’UE questo è avvertito come dilemma per una persona su quattro (25%)

    A giocare un ruolo in questo sentimento la difficoltà economica. L’indagine rileva che la creazione e la perdita di posti di lavoro tende a essere menzionata maggiormente da coloro che lottano finanziariamente (il 58% di coloro che hanno difficoltà a pagare le bollette il più delle volte, il 54% di chi ha difficoltà a pagarle di volta in volta).

    Emerge però un dato, che dovrebbe far riflettere la Commissione europea, l’organismo comunitario che negozia a nome degli Stati membri. In Italia come in Europea non si arriva ad avere due persone su dieci (14% e 18% rispettivamente) che considerano buoni gli accordi già sottoscritti come quelli con Canada, Giappone o Messico in termini di creazione di nuovi posti di lavoro. E sono pochi a ritenere che questa politica rafforzi il ruolo economico dell’Europa sullo scacchiere internazionale. Ne è convinto appena il 23% dei cittadini UE. In Italia si è fermi al 18%.

    Tags: accordi di libero scambioCetacommercioconcorrenzadisoccupazioneeurobarometroitalialavoroscambi commercialisondaggio Eurobarometroue

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