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Lamorgese: "Servono regole per la sicurezza delle navi e non solo per i migranti"

La proposta del ministro dell'Interno, in occasione della riunione dei ministri a Bruxelles. L'Italia guarda con ottimismo alla nuova Commissione. Ylva Johansson presto a Roma per un bilaterale con il Viminale

Bruxelles – Regole chiare per tutti, migranti e chi li soccorre in mare. A proporlo l’Italia, nel corso del consiglio Affari interni interamente dedicato al fenomeno migratorio. La ministra Luciana Lamorgese ha chiesto a Bruxelles l’introduzione di un “codice di regolamentazione per le imbarcazioni di tipo privato che vanno nelle acque del Mediterraneo”. Questo, precisa, la titolare del Viminale, “non per mettere in discussione il salvataggio delle vite umane, che rimane prioritario, ma affinché ci siano delle regole per la sicurezza della nave e non soltanto dei migranti che vengono raccolti”. Sul tavolo dei ministri degli Affari interni anche “il problema della responsabilizzazione delle navi con bandiere di altri stati”. Su questi temi, precisa la ministra, ci sarà confronto nei prossimi mesi.

In tale ottica l’Italia ha avviato con la nuova commissaria europea agli Affari Interni un percorso di dialogo sul tema dell’immigrazione. Ylva Johansson sarà in Italia “quanto prima” per un vertice bilaterale con Lamorgese, con l’obiettivo di mettere a fuoco le criticità in corso su varie questioni. Quella migratoria, in maniera prioritaria.

Il ministro italiano ottimista sul futuro dei rapporti di collaborazione con la nuova Commissione a guida von der Leyen e con gli altri paesi dell’Unione. Al termine del consiglio Affari Interni saluta come un successo l’accordo sulla redistribuzione dei migranti sottoscritto a settembre a Malta, tra Italia, Francia, Germania, Finlandia e Malta che “sta dando i suoi frutti, e attualmente sono dieci o undici i paesi che hanno dato adesione a questo tipo di protocollo” sotto il controllo centralizzato di Bruxelles. Ma, ricorda Lamorgese, la redistribuzione non basta per far fronte in maniera organica alla gestione delle migrazioni. “Bisogna operare anche sui paesi da cui derivano i flussi”.

Trasformare il regolamento di Dublino in un patto europeo per la migrazione e l’asilo è poi stata definita, ancora una volta, una questione “prioritaria”, senza però che siano stati fatti passi avanti concreti sul tema. Del “non paper” tedesco per la riforma di Dublino non si è discusso, rileva la ministra, anche perché la Germania è rimasta al Consiglio solo nel corso della mattinata. Proprio da Berlino arriva la sollecitazione a non lasciare sola l’Italia. “Abbiamo bisogno di una politica europea comune in materia di asilo, non possiamo continuare a lasciare i Paesi ai confini esterni dell’Europa – come l’Italia, la Grecia, la Spagna e i Balcani occidentali – soli ad affrontare i problemi” ha sottolineato il ministro degli Interni tedesco, Horst Seehofer.

Sulla riforma del regolamento di Dublino si è pronunciata, prima di iniziare la riunione, anche la neo-commissaria Johansson, evidenziando l’esistenza delle premesse necessarie “per un nuovo inizio e per un nuovo patto sui migranti”, annunciando anche che organizzerà incontri bilaterali con i vari omologhi europei nel corso dei prossimi mesi. “Molte proposte – ha aggiunto – sono state avanzate” per una riforma del regolamento Dublino: il tempo, conclude, sembra propizio per trovare il giusto compromesso su un nuovo patto europeo sui migranti.

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