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Allarme del Parlamento UE: da bitcoin e affini rischi di frodi IVA

Allarme del Parlamento UE: da bitcoin e affini rischi di frodi IVA

Un emendamento alla proposta di modifica della direttiva sui prestatori di servizi a pagamento accende i riflettori sulle controversie della nuova 'moda' su internet. Chiesto all'esecutivo von der Leyen di valutare se legiferare contro valute ad oggi non riconosciute

Bruxelles – Adesso i bitcoin iniziano a fare paura. L’utilizzo di cripto-valute quale mezzo alternativo alla moneta circolante desta problemi in termini di sostenibilità finanziaria. A lanciare l’allarme è la commissione Affari economici del Parlamento europeo, nella proposta di modifica della direttiva sui prestatori di servizi a pagamento. Gli emendamenti approvati in commissione saranno al vaglio dell’Aula la prossima settimana, nell’ultima sessione plenaria dell’anno.

Tra le proposte di modifica del testo giuridico ce n’è una che accende i riflettori sul nuovo fenomeno di internet, quello delle cripto-valute. I deputati europei della commissione Affari economici ricordano innanzitutto che “allo stato attuale, dato che i pagamenti vengono eseguiti solo in un numero limitato di casi attraverso piattaforme di scambio di valute virtuali, tali piattaforme non sono considerate fornitori di servizi di pagamento come definiti nella direttiva 2015/2366”. Ciò nonostante, denunciano, “esiste tuttavia il rischio di frode IVA, sebbene attualmente limitato”.

Il problema è il seguente: le cripto-valute non sono riconosciute, ma sono usate. La Banca centrale europea aveva escluso di poterla considerare un vero mezzo di pagamento. Mentre la CONSOB, nell’apposita pagina in cui si spiega cosa sono le cripto-valute e quali rischi comportano, sottolinea che le monete virtuali “non hanno corso legale in quasi nessun angolo del pianeta” e dunque l’accettazione come mezzo di pagamento “è su base volontaria”.

E’ proprio qui il problema. Chi decide di convertire gli euro in bitcoin per spendere questi ultimi su internet, li utilizza per servizi a pagamento. Questo fa sì che la transazione avvenga in modo diverso a quello tradizionale. In altri termini: il pagamento in bitcoin e affini può significare aggirare le norme sul pagamento dell’IVA.

Secondo la commissione Affari economici, “la Commissione UE dovrebbe pertanto valutare entro tre anni se le piattaforme di scambio di valute virtuali debbano essere incluse nell’ambito di applicazione della presente direttiva”. Il team von der Leyen dovrà dunque occuparsi di una materia finora rimasta al di fuori del dibattito politico, ma che vi entra prepotentemente.