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    Home » Editoriali » Democrazia e capitalismo. La grande resa dei conti

    Democrazia e capitalismo. La grande resa dei conti

    Virgilio Chelli di Virgilio Chelli
    10 Febbraio 2020
    in Editoriali

    In America è una storia d’amore che dura da quasi 250 anni. In alcuni angoli d’Europa, come la Svizzera, va avanti da 5 secoli. Non parliamo della Gran Bretagna. Nel resto del vecchio continente le nozze sono andate alla grande per una cinquantina d’anni, poi verso la fine del millennio è cominciato qualche screzio che sembra aver trovato la composizione sotto un ombrello tutto verde. Invece è proprio nella terra che ne ha fatto una bandiera che il matrimonio sta andando pericolosamente in crisi. Parliamo della coppia Democrazia-Capitalismo, che fino alla caduta del Muro di Berlino e al collasso dell’Impero Sovietico sembrava indissolubilmente legata per l’eternità, anche perché l’alternativa erano stati-prigione dove mancavano sia i soldi che la libertà. Dall’altra parte del muro, in Occidente, la seconda, garantita dalla Democrazia, serviva a fare e a spendere i primi, garantiti dal Capitalismo. Oggi questo circolo virtuoso è messo in discussione proprio in America, dove una parte crescente anche se minoritaria del popolo comincia a pensare che la Democrazia potrebbe, o forse dovrebbe, cominciare a pensare di fare a meno del Capitalismo, mettendo al suo posto uno Stato-Amministratore delegato che gestisca la ricchezza con meno disuguaglianze e usandola di più per proteggere il pianeta dal cambiamento climatico.

    CAPITALISMO VINCENTE IN CINA, SI POSSONO FARE I SOLDI SENZA BISOGNO DI ANDARE A VOTARE

    In Europa, per vocazione più statalista dell’America, è un modello che in qualche modo funziona già, o almeno ci sta provando. Il paradosso è che nel resto del mondo, dove ormai si produce una buona parte della ricchezza e che è popolato dal restante 80% e passa degli abitanti della terra, il Capitalismo è vincente praticamente dappertutto, con o senza (ma preferibilmente senza) Democrazia. Ovviamente in Cina, dove garantisce abbastanza la libertà di fare e spendere i soldi senza bisogno di dover andare a votare. Tanto a far funzionare l’economia pensa lo Stato-partito e la sua Banca Centrale, estorcendo tutti i vantaggi possibili dalla globalizzazione. Ma perfino in Venezuela il dittatore Maduro si sta convertendo al Capitalismo pur di non perdere il potere e aprire la strada alla Democrazia. Sta accettando e anzi spingendo la dollarizzazione dell’economia con l’effetto incredibile che dopo 5 anni di fuga dalla miseria nera i venezuelani stanno tornando in patria, come riporta la Reuters.

    NEL RESTO DEL MONDO TRIONFA LA RICETTA DEL CAPITALISMO SENZA DEMOCRAZIA

    Non fa molte eccezioni la sterminata galassia islamica, dove prevalgono i regimi assoluti o comunque (molto) poco democratici senza impedire però ai capitalisti di diventare sempre più numerosi e arricchirsi sempre di più, dall’Indonesia al Marocco passando per parte del Sud-Est asiatico, il Pakistan, il Medio Oriente e il Golfo del petrolio. Anche qui ci sono eccezioni, come l’Iran, dove in molti preferirebbero un po’ più Democrazia e un po’ meno Capitalismo, anche perché quest’ultimo è monopolizzato dai guardiani della rivoluzione con le loro milizie armate, mentre il resto non ha i soldi per fare benzina in un paese che galleggia sul petrolio. In India, che totalizza più popolazione di tutti i paesi sviluppati messi insieme, la situazione è più mista, ma il premier Modi sta indirizzando le cose in direzione di un modello fatto di molto Capitalismo e un po’ meno Democrazia. Infine c’è l’Africa, ancora un enorme punto interrogativo dove però in generale vige la regola che con i soldi si può fare praticamente qualsiasi cosa.

    IN AMERICA GLI SFIDANTI DI TRUMP GIOCANO AL QUASI-SOCIALISMO. L’EUROPA RISPONDE VERDE

    La domanda è: che succede se Democrazia e Capitalismo dovessero divorziare o almeno entrare in conflitto proprio nei paesi dove il connubio ha prodotto risultati straordinari in termini di prosperità e pace? Se fosse una causa di divorzio, potremmo dire che in questo momento e soprattutto in America la Democrazia è all’attacco, con gli sfidanti di Trump che si giocano la carta del ‘quasi-socialismo’, mentre il Capitalismo è in difesa, e si sta dando una mano di Verde per riguadagnare popolarità. L’Europa politica e monetaria incarnata dal tandem von der Leyen-Lagarde la mano di Verde se l’è già data, almeno a parole, e quella dell’impresa e della finanza le sta andando dietro. Ma per riconvertire tutto all’ambientalismo e abbattere le diseguaglianze economiche crescenti ci vogliono soldi, tanti soldi. Che di solito sono il prodotto del Capitalismo.

    Tags: capitalismodemocracygreen deal

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