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Stefano Sannino vice-segretario generale al Servizio per l'azione esterna dell'UE
Stefano Sannino

Stefano Sannino vice-segretario generale al Servizio per l'azione esterna dell'UE

Sarà responsabile per le questioni economiche e globali. Torna a Bruxelles dopo quattro anni di anni assenza. L'inizio negli affari europei con la Commissione Prodi

Bruxelles – Stefano Sannino torna a Bruxelles. L’ex rappresentante permanente italiano presso l’UE, attualmente ambasciatore d’Italia presso il regno di Spagna, è stato nominato vice segretario generale per le questioni economiche e globali del Servizio per l’azione esterna dell’UE, l’organismo di cui è responsabile l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Josep Borrell.

E’ stato proprio Borrell, che conosce Sannino anche per essere stato ministro degli Esteri spagnolo durante il mandato dell’italiano a Madrid, a nominare il diplomatico per la posizione. Sannino, 60 anni, è stato rappresentante permanente dell’Italia presso l’UE da luglio 2013 a marzo 2016, ma prima ancora ha lavorato a Bruxelles presso la Commissione europea. E’ stato nel gabinetto di Romano Prodi (dal 2002 al 2004) quando questi era presidente dell’esecutivo comunitario, per poi entrare nella Direzione generale per le Relazioni esterne come direttore per la gestione delle crisi e rappresentante al Comitato politico e di sicurezza (2004-2006). Quindi è stato direttore per l’America Latina (2008-2009) e direttore generale aggiunto per Asia e America Latina (2009-2010). Dal 2010 è passato alla Direzione generale Allargamento come direttore generale aggiunto e poi come Direttore generale, funzione che ha ricoperto fino a giugno 2013. Sannino parla spagnolo, inglese e francese.

In una recente intervista al quotidiano spagnolo eldiario.es, rispondendo ad una domanda sulle priorità del’Unione nella diplomazia economica Sannino ha affermato che “l’Unione europea ha fortemente scommesso su questioni ambientali e sui cambiamenti climatici. Questa sarà una priorità assoluta. Ma non possiamo dimenticare il lavoro che deve essere fatto sulle questioni del settore digitale e dell’intelligenza artificiale, né cosa dovremo fare a proposito delle migrazioni. E non continuo, perché il rischio è che l’elenco diventi troppo lungo”.