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    Home » Economia » Un’ Europa più coordinata per affrontare lo shock economico

    Un’ Europa più coordinata per affrontare lo shock economico

    La crisi economica alle porte mette alla prova una UE pensata solo per il bel tempo. Servono decisioni coraggiose per utilizzare al meglio tutti gli strumenti disponibili

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    18 Marzo 2020
    in Economia, Politica

    Roma –  Per affrontare la crisi “faremo tutto il necessario”, ha annunciato ieri (18 marzo) il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, ma quello che è necessario, salvo le decisioni prese sul mercato interno, è ancora una nebulosa. La sensazione è che i Paesi membri siano divergenti sull’utilizzo della cassetta degli attrezzi per mettere in piedi un contro-shock economico. Le parole di Ursula von der Leyen “non esiteremo a prendere misure aggiuntive”, oltre il pacchetto economico già varato, fa sperare e i prossimi giorni saranno decisivi per capire se l’UE vuole fare sul serio. Ma vediamo quali sono gli strumenti che potrebbero essere messi in moto.

    Patto di stabilità e crescita 

    È il tema su cui la convergenza sembra più ampia anche se l’autorizzazione alle deviazioni e all’utilizzo della flessibilità sui deficit non è stata messa in chiaro nei dettagli. A una sospensione temporale del patto per tutto il 2020 attivando la clausola di emergenza sarebbero favorevoli tuttavia la gran parte degli Stati.

    Fondo di garanzia

    E’ uno degli strumenti suggeriti dall’Italia in accoppiata con Covid Bond, per poter finanziare rapidamente tutte gli interventi che i singoli governi stanno mettendo in campo. In pratica si tratterebbe di estendere l’azione e la dotazione finanziaria del fondo di solidarietà per le emergenze e le calamità, troppo esiguo e comunque destinato a singoli paesi.

    Meccanismo europeo di stabilità

    Al centro delle polemiche (in particolare in Italia) per la sua riforma, fatta slittare nell’ultima riunione dell’Eurogruppo, potrebbe essere una importante leva di liquidità. L’utilizzo del “tesoretto” di diverse centinaia di miliardi, attivato per salvare l’Euro e gli stati dalle turbolenze finanziarie, non è però ben visto da diversi Paesi, in testa i rigoristi del nord. Un altro aspetto che rende l’utilizzo complicato sono le condizioni di accesso al Fondo salva-Stati che anche senza riforma restano rigide e mantengono l’applicazione dei cosiddetti memorandum allo Stato richiedente.

    Politiche fiscali

    Si tratta di una materia su cui i Trattati non consentono molti margini d’azione e l’urgenza nega di poter cambiare le regole in breve tempo. L’Ue potrebbe però dotarsi di un meccanismo di coordinamento più stringente, come suggeriscono molti economisti, per poter sfruttare nelle sue potenzialità maggiori gli strumenti finanziari attivabili. Tra le proposte circolate questi giorni anche una gestione più mirata e coordinata dell’Iva, materia su cui però non è mai facile intervenire.

    BCE e politica monetaria

    Le decisioni prese la scorsa settimana dal board di Francoforte (al netto delle parole inappropriate sugli spread) sono state giudicate un passo in avanti ma ancora non all’altezza della gravità dell’impatto economico che avrà il Coronavirus sull’eurozona. Le banche per ora sono state rassicurate sull’allargamento delle maglie nella gestione dei crediti ma potrebbe non bastare, specie per i Paesi con un tessuto economico fatto di piccole imprese. Anche in questo caso sarebbe necessario un intervento coordinato con le altre istituzioni europee, senza necessariamente intaccare l’indipendenza della banca centrale dai governi. La politica monetaria da sola non può fare molto ma la BCE usando gli strumenti della liquidità e la garanzia di tassi bassi sul debito degli Stati, potrebbe accompagnare meglio politiche di bilancio espansive, necessarie per fronteggiare la crisi.

    BEI e sostegno alle PMI
    Anche la Banca europea per gli investimenti (BEI), si è attivata per far fronte alle conseguenze economiche da COVID-19. L’istituto di Lussemburgo è disposta a rendere disponibili fino a 40 miliardi di euro per sostenere banche e garantire prestiti alle piccole e medie imprese. Si lavora a schemi di garanzia bancarie per gli istituti di credito (20 miliardi), più risorse liquide (10 miliardi) da destinare alle imprese via banche, e programmi di acquisto di titoli garantiti da attività (ABS) per consentire alle banche di trasferire rischi su portafogli di prestiti alle PMI (10 miliardi). La BEI ha chiesto gli azionisti (gli Stati membri) di garantire sostegno alle banche promozionali nazionali per agevolare il tutto.

    Coronavirus Response Investment Initiative

    Oggi, gli ambasciatori dell’UE hanno concordato la posizione del Consiglio su due proposte legislative che libereranno fondi per affrontare gli effetti dell’epidemia di COVID-19. Data l’urgenza della situazione, entrambe le proposte sono state approvate senza modifiche.

    La cosiddetta Coronavirus Response Investment Initiative renderà disponibili 37 miliardi di fondi di coesione per gli Stati membri per far fronte alle conseguenze della crisi. Nel 2019 saranno liberati circa 8 miliardi di euro di liquidità da investimenti da prefinanziamenti non spesi per programmi nell’ambito del Fondo europeo di sviluppo regionale, del Fondo sociale europeo, del Fondo di coesione e del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca. La misura fornirà inoltre l’accesso a 29 miliardi di euro di finanziamenti strutturali in tutta l’UE per il 2020.

    Le nuove misure aiuteranno le PMI ad alleviare gravi carenze di liquidità a seguito della pandemia, nonché a rafforzare gli investimenti in prodotti e servizi necessari per rafforzare la risposta alle crisi dei servizi sanitari. Gli Stati membri avranno anche una maggiore flessibilità nel trasferire fondi tra programmi per aiutare le persone più colpite.

    Gli ambasciatori dell’UE hanno inoltre approvato una proposta legislativa per estendere il campo di applicazione del Fondo di solidarietà dell’UE per coprire le emergenze in materia di salute pubblica. Il fondo è stato inizialmente istituito per aiutare gli Stati membri e i paesi in via di adesione a far fronte agli effetti delle catastrofi naturali. Includere emergenze sanitarie pubbliche consentirà all’Unione di aiutare a soddisfare i bisogni immediati delle persone durante la pandemia di coronavirus. L’obiettivo è integrare gli sforzi dei paesi interessati.

    Il Parlamento europeo dovrà ora concordare la sua posizione sulle nuove misure. Una volta raggiunto un accordo, il Consiglio dovrebbe adottare le misure mediante procedura scritta.

    In ogni caso, tutti gli strumenti fin qui adottati necessitano di una consapevolezza da parte degli Stati membri, che la crisi del Coronavirus colpirà tutti e che senza un’azione energica non ci saranno vincitori. Consapevolezza necessaria anche da parte delle istituzioni dell’UE che dovrebbero prendere atto con coraggio che molte regole sono state pensate per affrontare il bel tempo e invece sta arrivando la burrasca.

     

    Tags: Banca europea per gli investimentibcebeicharles michelcoronaviruscovid bondcrisi economicaESMPatto stabilitàPiccole e medie impresepmiursula von der leyen

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