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I pieni poteri di Orban non scuotono l'Europa di von der Leyen

I pieni poteri di Orban non scuotono l'Europa di von der Leyen

Roma – Governo e maggioranza sono preoccupati. Salvini e Meloni molto meno. L’Ungheria che conferisce pieni poteri al premier Viktor Orban, senza limiti, né sulle materie d’intervento né di tempo, con una sostanziale sospensione della democrazia, in Italia fa discutere molto fino alla richiesta di intervento da parte delle istituzioni europee.

Europa che però rimane cauta e sfuggente, con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen che si limita a un generico richiamo ai Paesi membri ad adottare “misure di emergenza limitate a quanto è necessario e strettamente proporzionato”. Queste “non devono durare indefinitivamente e i governi devono assicurarsi che siano soggette a regolare controllo”. Una dichiarazione non troppo coraggiosa anche perché fatta senza mai nominare l’Ungheria, tanto meno il capo del governo Orban, compagno di partito europeo di von der Leyen, il PPE, benché da qualche mese sospeso. I vertici delle altre istituzioni europee tacciono invece del tutto.

“Dalla crisi vogliamo uscire con la democrazia” dice al tg3 il presidente dell’europarlamento David Sassoli, e “chiediamo al’UE di verificare se la legge ungherese è conforme al Trattato. Tutti i Paesi hanno il dovere di proteggere i nostri valori” ha aggiunto, i parlamenti devono restare aperti e la stampa deve essere libera“.

Se la maggioranza in Italia è compatta nel condannare la decisione del parlamento ungherese, nel centrodestra è Matteo Salvini a augurare “buon lavoro all’amico Orban e buona fortuna a tutto il popolo di Ungheria” così come l’alleata Giorgia Meloni che cerca di assimilare Orban alle decisioni adottate dal governo italiano con i Decreti del presidente del Consiglio.

 L’alleanza schierata al fianco del leader ungherese si completa con Antonio Tajani secondo cui “il parlamento di Budapest è sovrano” evocando “norme comuni europee” in materia di gestione dell’emergenza. Norme che l’ex presidente dell’europarlamento certamente non trascura  e che ignorò quando pronunciò parole di comprensione su Mussolini, per le quali fu duramente attaccato dall’Aula di Strasburgo.

È il partito di Matteo Renzi, Italia Viva a chiedere tra l’applicazione dell’articolo 7 dei Trattati, che prevede la possibilità di sospendere i diritti di adesione all’Unione europea in caso di violazione grave da parte di un paese membro dei principi sui quali poggia l’Unione. “A Orban diciamo che bisogna combattere il coronavirus, non la democrazia, ecco la differenza tra noi e i nazional-populisti”, dice il segretario del PD Nicola Zingaretti che proprio ieri è stato dichiarato guarito dal Covid.

Contro Orban e per la sua “cacciata dall’Unione”, la reazione di Renzi che poi prende di mira Salvini che “mi fa passare d’incanto tutti i dubbi che ogni tanto mi vengono sulla nostra scelta di agosto 2019”, che aveva messo fuori dal governo il capo della Lega.

Giudizi critici anche dal Movimento 5 Stelle con il capo politico Vito Crimi che chiede all’UE di essere unita e non lasciare che in questo memento ci siano Paesi che si affidano a “uno uomo solo al comando”. Ue “che tentenna mentre l’Ungheria scivola verso la dittatura” attacca Sergio Battelli, presidente della commissione Affari europei della Camera dei deputati.  In polemica con la destra Federico Fornaro di Liberi e Uguali che ricorda “il rischio corso la scorsa estate quando Salvini chiese agli italiani pieni poteri”.

Nella maggioranza c’è chi si attende qualcosa di più di una condanna della grave decisione di Orban, peraltro non giustificata dalla situazione per nulla paragonabile al resto d’Europa: per ora in Ungheria si sono registrati soltanto 447 contagiati e 15 decessi.

La svolta autoritaria del leader di Fidesz, tuttavia sembra essere ancora lontana da una condanna ufficiale da parte dei governi. Una cautela mostrata dal PPE che accoglie ancora al suo interno (seppur con una temporanea sospensione) il partito conservatore guidato da Orban. I silenzi di Bruxelles, interrotti solo da sporadiche condanne, spiegano molto bene i fragili equilibri politici e le debolezze che reggono le istituzioni europee.

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