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Sul tracciamento delle persone il Parlamento UE suggerisce di aspettare

Sul tracciamento delle persone il Parlamento UE suggerisce di aspettare

Il Servizio di ricerca dell'Eurocamera mette in luce tutte le criticità del provvedimento a cui si ragiona per gestire la crisi Coronavirus. In sostanza non si è pronti. "Prima occorre valutare efficacia e implicazioni sui diritti fondamentali”

Bruxelles – L’emergenza Coronavirus non può essere gestita con sistemi di tracciabilità. Non ve n’è il tempo. Le app vanno sviluppate come si deve, e prima vanno sciolti tutti i nodi relativi a privacy e ammissibilità. E’ la conclusione a cui giunge il Servizio di ricerca del Parlamento europeo, nell’analisi appositamente realizzata.

Nel documento si riconosce che al pari di altre tecnologie digitali, il tracciamento della posizione mediante il monitoraggio dei dispositivi mobili “può sostenere” misure per combattere la diffusione di Covid-19, in particolare mappando i movimenti della popolazione, monitorando l’efficacia delle misure di confinamento, identificando e assistendo le persone e supportando le strategie di uscita dalle crisi. “Tuttavia, prima di ricorrere a tali soluzioni digitali, è necessario valutare attentamente la loro prontezza tecnologica, efficacia e implicazioni sui diritti fondamentali”.

Per il tracciamento bisogna aspettare, dunque. Ci sono ancora troppi ostacoli e zone d’ombra. C’è la questione dei diritti, innanzitutto. Le misure di localizzazione che coinvolgono la raccolta, la condivisione e l’analisi della posizione e dei dati correlati “sollevano una serie di importanti preoccupazioni in merito ai diritti fondamentali, in particolare in materia di protezione dei dati e privacy”.

Anche ammettendo il principio di eccezionalità, per i ricercatori del Parlamento europeo le limitazioni dei diritti fondamentali, “anche se giustificate in situazioni eccezionali, creano il rischio di una più ampia erosione dei diritti fondamentali e di controlli e bilanci democratici, con conseguenze negative oltre la crisi”. Del resto, si ricorda, l’utilità effettiva di tali misure intrusive è stata messa in discussione.

Oltre all’aspetto dei rischi per la democrazia, c’è poi la questione prettamente operativa. Tra i “problemi” del ricorso a sistemi di tracciamento c’è quello della “interoperabilità”. Serve un sistema unico per tutti, che consenta lo scambio di dati in tempo reale, tra apparecchi e tra Paesi. Solo così, si può gestire la cosa a livello europeo. Sempre che la cosa funzioni.

Il Servizio di ricerca del Parlamento europeo sottolinea che il rilevamento della posizione “non può catturare ogni interazione che potrebbe portare a infezione”, come ad esempio incontri off-line in assenza di dispositivi mobili. Un problema non da poco, considerando che metà della popolazione del pianeta che non ha un regolare accesso a Internet, e dunque non può essere rappresentata sui dispositivi. Si tratta di oltre 3,7 miliardi di persone non tracciabili. Rimettere tutto nella tecnologia rischia di “creare un falso senso di sicurezza tra gli utenti”. Uno scoglio non semplice da superare, poiché “l’aspetto sociale della sfida è che le persone devono fidarsi che la soluzione sia sicura ed efficace prima di impegnarsi a usarla”.

Allo stato attuale sembrano più i rischi che i benefici della tracciabilità, e dunque una riflessione si rende necessaria.

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