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    Home » Politica Estera » Brexit, nessun progresso sui negoziati. Barnier: “Senza l’accordo sulla pesca, non ci sarà partenariato”

    Brexit, nessun progresso sui negoziati. Barnier: “Senza l’accordo sulla pesca, non ci sarà partenariato”

    Il capo negoziatore UE per la Brexit: "Il tempo stringe, il Regno Unito non può rifiutare di estendere il periodo di transizione e allo stesso tempo rallentare la discussione". La replica di Londra: La proposta di accordo commerciale è ben al di sotto delle aspettative

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    24 Aprile 2020
    in Politica Estera

    Bruxelles – Progressi deludenti, passi avanti pochi. Non c’è solo il Coronavirus a rallentare i negoziati post-Brexit. Il secondo round di colloqui tra Bruxelles e il Regno Unito non ha portato a risultati tangibili, “dobbiamo ancora trovare una soluzione su alcuni dei punti più difficili da superare”, dice Michel Barnier alla stampa, facendo il punto sulle trattative al termine di una settimana di discussioni con il negoziatore britannico David Frost.

    Il Regno Unito non è riuscito fino ad ora ad impegnarsi in modo sostanziale su una serie di questioni che per l’UE sono invece fondamentali. “Non è possibile fare progressi selettivi su un numero limitato di questioni ma bisogna fare progressi su tutti i livelli”, osserva il capo negoziatore UE per la Brexit. Il tempo stringe, ricorda Barnier, e servono progressi sostanziali sulle future relazioni tra i due partner. Il governo di Boris Johnson insiste sul fatto di non voler estendere il periodo transitorio oltre dicembre 2020, nonostante gli scarsi passi avanti fatti fino ad ora e il rallentamento causato dalla pandemia. Bruxelles ne prende atto, ma anche per questo bisogna accelerare i negoziati ed entro il mese di giugno compiere progressi tangibili. “Il Regno Unito non può rifiutare di estendere il periodo di transizione e allo stesso tempo rallentare la discussione su alcune questioni”.

    Michel Barnier, capo negoziatore UE per la Brexit

    Per la squadra negoziale di Bruxelles, rallentare le trattative è motivo di preoccupazione. Sono quattro, elenca il capo negoziatore europeo per la Brexit, le aree su cui i progressi sono stati deludenti e il dialogo è ancora in stallo. Rimane centrale, e irrisolta, la questione del ‘level playing field’, ovvero l’impegno a garantire parità di condizioni nel quadro di un accordo di libero scambio in ambito commerciale che sia il più ambizioso possibile per un paese terzo. L’impegno sulle ‘pari condizioni’, ricorda il capo negoziatore, è stato sottoscritto da entrambe le parti nella Dichiarazione politica sull’accordo di recesso. Bruxelles ha più volte ricordato di essere disposta a mettere sul piatto dei negoziati relazioni commerciali libere da quote e tariffe, vincolandole alla condizione di reciprocità e ad un allineamento dinamico delle leggi britanniche in alcune aree, come concorrenza, norme del lavoro, tutela dell’ambiente. “Dovremmo essere ugualmente ambiziosi su questi punti”.

    C’è poi il nodo della pesca, che per Bruxelles rappresenta una questione fondamentale per finalizzare un accordo con il Regno Unito. Per Londra l’accordo sulla pesca deve essere separato e non incluso nell’accordo commerciale generale. In questo secondo round di negoziati però rivela Barnier, non ha presentato un nuovo testo giuridico su cui iniziare a lavorare. E assicura che “non ci sarà alcun partenariato economico con il Regno Unito che non includa una soluzione equilibrata, sostenibile e a lungo termine in materia di pesca”. “Ciò dovrebbe essere chiarissimo per il Regno Unito”.

    Posizioni distanti anche sulla cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale e sulla proposta di Bruxelles di introdurre un quadro unico per il Regno Unito e l’UE per gestire in maniera congiunta molti dei settori delle future relazioni, tra i quali Barnier menziona il riferimento a valori comuni, l’adesione del Regno Unito alla Convenzione europea sui diritti umani e infine la necessità che il Regno Unito riconosca il ruolo della Corte di giustizia europea.

    Barnier ha menzionato l’urgenza di compiere progressi tangibili entro giugno perché, come stabilito e concordato nella Dichiarazione politica, si terrà proprio in quel mese una conferenza di alto livello per fare il punto sui progressi raggiunti nei negoziati. Giugno è anche il termine ultimo per decidere o meno di estendere il periodo transitorio oltre il 31 dicembre di quest’anno. Prima di allora, dice Barnier, rimangono ancora due cicli di negoziati, nelle settimane dell’11 maggio e del primo giugno.”Dobbiamo usare questi due round per fare progressi concreti e tangibili in tutte le aree”.

    La replica di Londra

    Non si è fatta attendere la replica di Downing street alle accuse formulate da Barnier. Nel complesso, si legge in una nota a nome del capo negoziatore britannico, il ciclo dei negoziati è stato “completo e costruttivo” se pure condotto a distanza e in videoconferenza a causa della pandemia. Tuttavia, si riconosce che i progressi sono stati “limitati” nel colmare le divergenze tra Londra e Bruxelles.

    Quanto al level playing field, dal Regno Unito scrivono “ci rammarichiamo tuttavia che l’offerta dell’UE sul commercio di beni sia ben al di sotto di quanto concordato da Bruxelles in altri accordi di libero scambio recenti con altri Paesi sovrani”. Per il governo di Londra, questo riduce in maniera considerevole la credibilità “dell’aspirazione ad un accordo a zero tariffe e zero dazi che entrambi condividiamo”. Sulla pesca, l’unico modo per fare progressi è quello di riconoscere al Regno Unito “il diritto di controllare l’accesso alle sue acque alla fine dell’anno”

    Comune a entrambe le parti la volontà di procedere d’ora in poi a tappe serrate fino alla scadenza di giugno. “Ora dobbiamo procedere in modo costruttivo” per trovare “una soluzione globale equilibrata che rifletta le realtà politiche da entrambe le parti” conclude la nota.

    Tags: aprilebrexitDowning StreetMichel Barniernegoziatinegoziati post brexitpesca

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