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    Home » Economia » Breton ai ministri UE del Turismo: “Investire nel settore, per ripartire serve un approccio coordinato”

    Breton ai ministri UE del Turismo: “Investire nel settore, per ripartire serve un approccio coordinato”

    Ma il commissario non ripete la promessa sui 200 miliardi di aiuti. I ministri UE chiedono che la ripresa del comparto sia al centro del 'Recovery Fund' a cui la Commissione europea sta lavorando. Il rischio dei "corridoi" riservati. M5S: Serve un programma specifico nel QFP

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    27 Aprile 2020
    in Economia
    Thierry Breton, commissario europeo per il Mercato interno

    Thierry Breton, commissario europeo per il Mercato interno

    Bruxelles – Per tamponare gli effetti della crisi economica innescata dal Coronavirus “servirà costruire in Europa un’industria del turismo resiliente e sostenibile”. Intervenendo oggi a un Consiglio UE informale dedicato al turismo, Thierry Breton ha richiamato nuovamente la necessità di accelerare la risposta dell’Unione europea per sostenere il settore, uno dei comparti che rimarrà più danneggiato dalla crisi pandemica. Il collegio dei commissari terrà nella sua riunione di mercoledì prossimo (29 aprile) un dibattito orientativo sul tema per una risposta comune europea.

    Parlando con i ministri UE del settore, il commissario europeo responsabile per il mercato interno e l’industria non ha fatto menzione alla proposta avanzata appena una settimana fa dinnanzi agli eurodeputati della commissione Trasporti dell’Europarlamento di destinare almeno il 20-25 per cento delle risorse del Fondo per la ripresa (Recovery Fund) solo al comparto turistico dei paesi membri. Per ora la Commissione europea – come da mandato dell’ultimo Consiglio europeo – è impegnata a tratteggiare le linee di questo nuovo “piano Marshall”, da ancorare al prossimo bilancio pluriennale dell’UE rafforzato. “Avremo bisogno di fondi senza precedenti per superare questa crisi e per avviare il cammino verso la ripresa europea e verso un’Unione più forte e più resiliente” dice il commissario francese.

    Ai ministri rinnova l’invito ad un approccio coordinato da parte di tutti gli stati membri per favorire la ripresa economica. Soprattutto, sottolinea, questa crisi richiede solidarietà: “Nessun paese può superare questa crisi da solo”. Dal canto loro i ministri del Turismo hanno invitato il rappresentante dell’esecutivo comunitario a considerare il settore “una delle priorità” di questo programma per la ripresa Ue su cui la Commissione sta lavorando.

    Un problema sul tappeto sono però gli accordi bilaterali ai quali stanno lavorando alcuni Paesi membri per favorire alcune nazionalità ritenute più “sicure” in quanto a diffusione del virus. Ad esempio la Croazia sta negoziando con la Repubblica ceca (i cui cittadini rappresentano circa un quinto del turismo nello stato balcanico) una sorta di corridoio, che prevederebbe l’esibizione di un certificato medico do non contagiosità che eviterebbe di dover fare la quarantena. Anche l’Austria starebbe lavorando a qualcosa di simile per favorire i turisti tedeschi. Il rischio è dunque di una “selezione” dei viaggiatori che potrebbe portare a gravi pericoli sanitari e squilibri competitivi in Europa. Una corsa alla riapertura del turismo su base nazionale potrebbe portare, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, a dei rischi “inaccettabili”.

    I responsabili del turismo hanno poi sottolineato che in molti paesi membri il comparto non solo contribuisce in modo significativo al prodotto nazionale lordo (PIL) da solo, ma influenza anche direttamente o indirettamente numerosi altri settori economici. “È una fonte cruciale di entrate molto necessarie per le comunità e gli individui locali” si legge in una nota della presidenza croata. In Italia, ad esempio, il settore turismo rappresenta un comparto economico di vitale importanza, pari al 13 per cento del PIL con circa 4 milioni di occupati nel settore; mentre in tutta Europa rappresenta il 10 per cento del PIL e offre lavoro a quasi il 12 per cento dei dipendenti nell’Unione europea. Per tutti questi motivi, “è importante incoraggiare la creazione di soluzioni comuni alla crisi del settore turistico causate dalla pandemia di coronavirus, ma anche creare programmi e piani per combattere simili minacce in futuro” ha sottolineato agli omologhi europei Gari Cappelli, ministro del turismo della Croazia, che al momento detiene la presidenza di turno del Consiglio UE.

    Gli eurodeputati M5S Laura Ferrara e Mario Furore in una nota ricordano che “già durante l’ultimo dibattito della Commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento europeo diversi deputati europei hanno chiesto maggiore sostegno attraverso misure specifiche. Il Commissario Breton durante l’audizione ha riconosciuto che il turismo è stato il primo settore colpito dal Coronavirus e che sarà probabilmente il più lento a riprendersi dalla crisi. Questa situazione impone scelte coraggiose”. Secondo i due parlamentari dunque è necessario “istituire un programma specifico per il turismo ed una linea di bilancio dedicata nel Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027 e nel futuro progetto di Recovery Fund. Contestualmente chiediamo alla Commissione europea se intende adottare misure straordinarie, a valere sul bilancio corrente, come forma di ristoro e di sostegno nei confronti degli operatori del settore turistico”, concludono Ferrara e Furore.

    Tags: consiglio turismocoronavirusCovid 19industriaLaura Ferraramario furorerecovery fundthierry bretonturismo

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