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Presidenziali in Polonia, il Senato boccia il sistema di voto per corrispondenza
Andrzej Duda, presidente della Polonia

Presidenziali in Polonia, il Senato boccia il sistema di voto per corrispondenza

Bruxelles – Domenica in Polonia dovrebbero tenersi le prime elezioni presidenziali per corrispondenza, convocate con questo sistema a causa delle restrizioni disposte per contenere la pandemia Covid-19. A pochi giorni di distanza, però, ancora non è chiaro se potranno svolgersi o no. Ieri il Senato di Varsavia ha respinto il disegno di legge presentato dal partito Diritto e Giustizia de presidente uscente Andrzej Duda per svolgere il primo turno delle presidenziali interamente per corrispondenza a causa del Coronavirus. Secondo l’iter parlamentare, il progetto di legge dovrà tornare ora al Sejm, la camera bassa del Parlamento, dove era già stato approvato lo scorso 6 aprile.

Stavolta sarà sufficiente un voto a maggioranza assoluta, i tempi per approvarlo però sono stretti. Dunque il governo potrebbe prendere in considerazione l’idea di rimandare le elezioni, forse al 17 o il 23 maggio. Sono molte le rimostranze nei confronti di un sistema di voto – quello per corrispondenza durante una pandemia globale che circoscrive libertà e spostamenti e dunque la campagna elettorale – che per le opposizioni in Polonia non è in grado di garantire la sicurezza necessaria, ma soprattutto elezioni universali, uguali e democratiche.

Donald Tusk

In questo modo non si garantisce “che tutti gli elettori ricevano le schede elettorali, si crea la possibilità di votare illegalmente per gli altri, non si tutela la segretezza del voto” scrive un gruppo di ex presidenti ed ex primi ministri, motivando così la decisione di boicottare le elezioni. Svolgere le elezioni durante la pandemia “costituisce una minaccia per la vita e la salute dei cittadini” accusano. Anche Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo e membro del partito di opposizione Koalicja Obywatelska ha chiesto alle opposizioni di boicottare le consultazioni, se dovessero tenersi, perché non organizzate in maniera legale.

Elezioni “eque e libere” è quello che continua a chiedere anche l’Esecutivo comunitario, che la scorsa settimana ha lanciato una nuova procedura di infrazione (la quarta in totale) nei confronti di Varsavia, per la promulgazione dell’ennesima legge di riforma del sistema giudiziario che secondo Bruxelles mina l’indipendenza della magistratura. Il commissario europeo responsabile per la Giustizia, Didier Reynders, ha reso nota la preoccupazione di Bruxelles per la convocazione alle urne in tempi così particolari, affrettandosi però a ricordare che “decidere di convocare le elezioni rimane una prerogativa esclusivamente nazionale”.

“Il rifiuto della proposta di legge da parte del Senato è un segno positivo”, commentano i Verdi europei in una nota. Il gruppo dell’Europarlamento ritiene che il governo debba ora “proporre un piano sicuro e democratico per rinviare le elezioni fino a quando non si potranno tenere in modo equo e giusto, per posta o in altro modo”. Per Thomas Waitz, copresidente del partito, la volontà di tenere regolarmente le elezioni è “un ulteriore segno di regresso democratico. Il governo polacco dovrebbe immediatamente invertire questa tendenza e rinviare le elezioni non appena la situazione del Coronavirus lo consentirà. Non è il momento di fare politica, ma di garantire la sicurezza di tutti i cittadini”.

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