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    Home » Industria e Mercati » Sindacati a Bruxelles: Solo lavoratori della difesa e dell’aerospaziale si salvano, Ue non rimanga immobile

    Sindacati a Bruxelles: Solo lavoratori della difesa e dell’aerospaziale si salvano, Ue non rimanga immobile

    I rappresentanti dei metalmeccanici Fiom, Fim, Uilm, e dei lavoratori della chimica, tessile, elettricità Filctem, Femca, Flaei, Uiltec, davanti al Parlamento europeo di Bruxelles: Senza un’azione urgente, il rischio è un’accelerazione della deindustrializzazione, una maggiore dipendenza dai fornitori esterni e la perdita di milioni di posti di lavoro di qualità nell’industria

    Annachiara Magenta</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/annacmag" target="_blank">annacmag</a> di Annachiara Magenta annacmag
    5 Febbraio 2026
    in Industria e Mercati
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    Bruxelles – Stesso luogo, stesso motivo, ad un anno esatto di distanza: i sindacati dei metalmeccanici – Fiom Cigl, Fim Cisl, Uilm Uil – e quelli dei lavoratori della chimica, tessile, elettricità – Filctem Cgil, Femca Cisl, Flaei Cisl, Uiltec Uil – si sono ritrovati oggi, 5 febbraio 2025, insieme ad IndustriAll Europe, davanti al Parlamento europeo di Bruxelles “per rivendicare i diritti dei lavoratori di comparti che, come evidenziato nel recente rapporto Syndex, devono far fronte a investimenti bloccati, ristrutturazioni e crescente incertezza“. “L’Europa è a un bivio”, si legge nel comunicato stampa di annuncio della giornata di mobilitazione. Un bivio dovuto al fatto che, “come evidenziato nel recente rapporto Syndex, che analizza 19 settori industriali chiave, solo i comparti aerospaziale e della difesa restano competitivi a livello globale, mentre gli altri settori devono far fronte a investimenti bloccati, ristrutturazioni e crescente incertezza”. Uno scenario da cui, “senza un’azione urgente“, emerge il rischio di “un’accelerazione della deindustrializzazione, una maggiore dipendenza dai fornitori esterni e la perdita di milioni di posti di lavoro di qualità nell’industria” nel Vecchio Continente.

    “Siamo oggi a Bruxelles insieme a IndustriAll Europe e a tutti i sindacati europei dell’industria per un’iniziativa di mobilitazione per richiamare l’attenzione dei Governi e dell’Unione europea sulla necessità di mettere al centro il lavoro industriale“, ha spiegato la Fiom-Cgil nazionale. Al termine del flash mob in Place du Luxembourg, le sigle hanno incontrato i parlamentari italiani eletti al Parlamento europeo: Benedetta Scuderi e Leoluca Orlando di Alleanza Verdi Sinistra; Alessandra Moretti, Brando Benifei, Giorgio Gori, Annalisa Corrado, Giuseppe Lupo del Partito democratico; Pasquale Tridico Mario Furore, Valentina Palmisano, Gaetano Pedullà, Danilo Della Valle del Movimento 5 Stelle e Michele Picaro di Fratelli D’Italia. “Assenti seppur invitati gli altri”, ha precisato la Fiom.

    Ad un anno di distanza, le necessità non sono cambiate. “Le richieste sono le stesse, perché abbiamo assistito ad un anno di immobilismo da parte dell’Ue”, ha dichiarato Daniela Pilas, segretaria generale Uiltec nazionale. “A cambiare è stato il contesto: dopo un anno, nonostante le nostre rivendicazioni espresse nel febbraio del 2025, abbiamo perso pezzi di settori importanti”, ha commentato il segretario nazionale Femca-Cisl, Giovanni Rizzuto. “Ad un anno di distanza dalla manifestazione in Europa c’è ancora più bisogno di investire nell’industria civile e nell’occupazione mentre la Commissione europea ha stanziato risorse straordinarie per il riarmo degli Stati”, ha precisato Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil. Nello specifico, Fim, Fiom, Uilm, Filctem, Femca, Flaei, Uiltec, hanno specificato in una nota stampa che le loro richieste sono “investimenti reali e immediati, pubblici e privati, nelle industrie verdi e sociali; garanzia di posti di lavoro locali in tutti gli appalti e gli aiuti pubblici; misure di tutela del lavoro, come SURE, per salvaguardare le industrie; piani obbligatori per una transizione giusta, accompagnati da azioni concrete; contrasto al commercio globale sleale e alla sovraccapacità; energia pulita e accessibile per le industrie europee”.

    Il pericolo di deindustrializzazione, però, è più di una sensazione, è qualcosa di “evidente“, ha commentato il segretario generale della Filctem-Cgil Marco Falcinelli. Perché l’UE “sta diventando un continente dipendente da Paesi extraeuropei per l’approvvigionamento delle materie prime” e questo “sta determinando una situazione molto grave non solo dal punto di vista industriale, ma anche per l’impoverimento complessivo del tessuto industriale europeo, la condizione del benessere europeo complessivo”. E se il sistema di welfare che ha contraddistinto la vita degli europei fino ad ora non è garantito, “le persone non si sentono più protette e rivolgono le attenzioni a forze sovraniste di estrema destra e questo rischia di mettere in difficoltà i principi stessi dell’Ue”. Inoltre, per De Palma, “in Italia i settori strategici dell’industria metalmeccanica, quali automotive, siderurgia, elettrodomestico, ICT, TLC, microelettronica, cantieristica, aerospazio, necessitano di scelte di politica industriale e di ingenti investimenti pubblici e privati”. Si tratta di settori “chiave” su cui “è indispensabile fermare le delocalizzazioni delle produzioni industriali sia extra-Ue, che intra-Ue; e rilanciare gli investimenti e le politiche industriali per regolare il local content definendo che un prodotto deve essere realizzato almeno per l’80 per cento internamente (80 per cento delle ore di lavoro); attribuire i cosiddetti Aiuti di Stato solo con condizionalità sociali vincolanti; garantire che lo Stato, oltre a finanziare progetti, possa partecipare direttamente al capitale sociale”.

    In questo contesto, Pilas ha aggiunto un ulteriore elemento: una differenza “nelle velocità dei Paesi del Nord e del Sud” dell’Ue. “Al Nord, ci sono condizioni più favorevoli dal punto di vista competitivo, da quello energetico e della risoluzione di alcuni problemi, per esempio la possibilità di usare degli aiuti di stato più forti”. Mentre “vediamo un’Europa del Sud che invece soffre in maniera ormai strutturale la crisi sui costi energetici e la scarsa capacità per esempio del nostro Paese di riuscire a garantire degli aiuti di Stato che possano salvare le filiere che non riteniamo strategiche”. Nel concreto, la segretaria ha sottolineato l’esistenza “dei dossier sui tavoli dei parlamentari che meritano delle rivisitazioni importanti, forti e immediate, come il CBAM, gli investimenti sugli appalti pubblici”, conclude Pilas.

    Infine, un capitolo a parte è quello dell’apertura dei mercati europei, alla luce dei recenti accordi commerciali con i Paesi del Mercosur e India. Per Falcinelli, “sono accordi importanti”, e la Commissione europea deve “continuare in questa direzione, di mettere l’Europa nella condizione di avere più sbocchi dal punto di vista commerciale, di non essere solo una terra di conquiste rispetto alle produzioni dei grandi colossi del mondo, da una parte gli Stati Uniti, dall’altra la Cina” che “ormai non sono più un mercato di sbocco per le produzioni europee, ma dei veri e propri competitor dal punto di vista commerciale e industriale”.

    In un anno possono cambiare molte cose. Ma di fatto il punto è uno: l’unità dell’Unione. Nonostante “l’Ue abbia il know-how delle competenze, mancano le politiche industriali di supporto”, ha commentato  Rizzuto. Perché l’Ue “è diventata un vaso di coccio tra i due grandi blocchi, quello statunitense e quello asiatico” e manca “un progetto comune” e una reale comprensione degli “equilibri mondiali“, perché “non possiamo pensare di lavorare in maniera isolata”. Il rischio, conclude, è che “continuiamo a riempirci la bocca di politica industriale, ma se non viene definita con atti concreti risultano parole vuote“. Ecco perché lo slogan della giornata di mobilitazione è stato: “Uniti per la difesa di buoni posti di lavoro e investimenti”.

    Tags: aerospazialeautomotivebruxellescgildifesaindustrialavoroparlamento europeosindacatitessileueuilunione europea

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