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In Consiglio prosegue il braccio di ferro sulle condizioni per la ripresa dell'UE

In Consiglio prosegue il braccio di ferro sulle condizioni per la ripresa dell'UE

I Paesi Bassi guidano capofila del gruppetto che chiede più condizionalità e più prestiti. A loro si aggiunge l'Ungheria, decisa a strappare concessioni. Dombrovskis: "Fare in fretta". La presidenza croata difende la proposta della Commissione e lascia alla Germania il compito di mettere tutti d'accordo

Bruxelles – Più condizionalità, e un diversa proporzione tra prestiti e garanzie. Il dibattito sulla strategia per la ripresa prosegue lungo le direttrici ormai note. Un piccolo numero di Stati membri continua a fare pressione per rivere quello che la Commissione europea ha messo sul tavolo. Si tratta di modifiche in senso peggiorativo, da un punto di vista italiano, visto che si chiedono più prestiti – e quindi soldi da dover restituire – maggiori clausole – e dunque meno libertà di manovra. I soliti noti, vale a dire Austria, Paesi Bassi e Svezia, hanno ribadito la loro linea in occasione della riunione del consiglio Ecofin, l’ultimo sotto presidenza croata. Con loro anche l’Ungheria, finora silente.

La presidenza di turno croata del Consiglio non arretra di un centimetro. “Quella della Commissione è una risposta forte, che può portare un effetto positivo” sull’economia dell’UE, il giudizio del ministro delle Finanze della Croazia, Zdravko Marić, convinto che nel meccanismo per la ripresa (Next Generation EU) sia stata suggerita “una distribuzione adeguata tra prestiti e garanzie”. E’ su queste basi che la Croazia passa il dossier alla Germania, che dall’1 luglio assumerà la guida dei lavori in seno al Consiglio.

La presidenza tedesca dovrà dare un contentino ai cosiddetti frugali. Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia insistono per mantenere in vita il loro ‘rebate’, il rimborso per la partecipazione al bilancio comune. L’Ungheria ne approfitta per cercare di strappare qualcosa per sé, magari più fondi per l’agricoltura o la coesione. Logiche di un confronto che però non potrà protrarsi oltre. “Stiamo parlando di risposte alla crisi” prodotta dalla pandemia di COVID-19, ricorda Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione UE. “Prima si trova un accordo, meglio è. Sarebbe positivo raggiungerlo a luglio, così da permettere il primo esborso all’inizio del prossimo anno”.

Il momento della verità è rimandato. Non era questo consiglio Ecofin la sede delle decisioni definitive. Comunque vada, resta fermo il principio per cui saranno gli Stati a lavorare alla propria ripresa. “C’è bisogno di forte responsabilità da parte dei Paesi”, sottolinea Dombrovskis. “Nel definire i loro piano di ripresa, devono rispondere a tutti i problemi specifici”.

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Economia

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Intesa sul filo di lana tra gli ambasciatori Ue per ‘price cap’ a 100 dollari al barile per i prodotti derivati cosiddetti ‘di alta qualità’ (high value), come diesel e benzina, e 45 dollari al barile per i prodotti di bassa qualità, come gli oli combustibili. Dopo la procedura formale, il tetto sarà in vigore da domenica 5 febbraio insieme all'embargo europeo sugli stessi prodotti raffinati