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    Home » Economia » Stati generali, gli ospiti ‘europei’ indicano all’Italia la strada delle riforme

    Stati generali, gli ospiti ‘europei’ indicano all’Italia la strada delle riforme

    "Giuseppe, l'Europa s'è desta" dice von der Leyen, next generation occasione unica. No condizioni ma non è un tesoretto, avverte Gentiloni. Sassoli: "fare in fretta e bene".

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    13 Giugno 2020
    in Economia, Politica

    Roma – La bellezza per ripartire. Giuseppe Conte l’ha messa in mostra con il Casino del bel Respiro, dove ha invitato gli ospiti internazionali alla prima giornata degli Stati generali. Un peccato che fossero tutti in video conferenza, niente passeggiate nel giardino segreto che si apre accanto a quella che forse è la sede più prestigiosa della Presidenza del Consiglio. Bellezza blindata, tutto a porte chiuse, fuori dai cancelli anche la stampa, nonostante le proteste dell’ordine dei giornalisti e dell’associazione dei cronisti parlamentari.

    L’onore di un invito importante, di venire ascoltati dal governo italiano che vuole “progettare il rilancio” del dopo Covid in un confronto a tutto campo, è però solo il preambolo. Per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, così come per la guida della BCE, Christine Lagarde, l’Italia deve imboccare una volta per tutte la strada delle riforme per cogliere appieno l’opportunità che arrivano dalle istituzioni europee. Va bene la bellezza ma le risorse vanno investite bene e la stessa musica la suonano i due italiani in prestito a Bruxelles, il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni e il presidente dell’Europarlamento David Sassoli. “Caro presidente Conte bisogna fare in fretta e bene” gli dice, nel primo intervento istituzionale dopo la relazione iniziale del premier.

    La rotta che il governo vuole tracciare è nota da tempo e Conte è sicuro che una settimana di confronto servirà a mettere a fuoco i tre cardini del rilancio: modernizzazione del Paese, transizione ecologica e inclusione sociale e di genere. Obiettivi strategici su cui viaggiano infrastrutture e riforme essenziali, nella pubblica amministrazione. “Dobbiamo assicurare che le tecnologie digitali già esistenti per la vita di tutti i giorni possano incrementare la produttività dell’economia e l’innovazione”.

    Azioni in linea con gli obiettivi ambiziosi del Green Deal europeo, dice il premier, per “ridurre le emissioni e migliorare l’efficienza energetica dell’economia”. Quella del Recovery fund è un’opportunità unica, Conte lo sa e vuole uscire dalla crisi recuperando anche il ritardo accumulato dalla nostra economia. Rivendica il momento dell’ascolto, “all’interlocuzione con tutte le forze economiche, politiche, sociali e culturali” nonostante l’opposizione gli rinfacci ancora oggi “di aver invitato la Troika, noi fieri di non partecipare”, è l’affondo di Giorgia Meloni.

    Tuttavia le istituzioni europee forse non sono state mai così vicine all’Italia e convinte che si supera la crisi se ci si rialza tutti insieme. Ursula von der Leyen chiama ‘Giuseppe’ per nome, “grata della proposta di un piano strategico”, l’accento sulla sintonia con il green deal ma soprattutto sull’impostazione del progetto ‘next generation EU’, imperniato sulla solidarietà, sulla valorizzazione dei giovani e delle donne. “Per la prima volta, noi, l’Unione europea, stiamo chiedendo soldi in prestito ai nostri figli. Quei soldi, allora, li dobbiamo investire per loro”. Spendere bene per farcela, e riforme per far correre meglio gli investimenti.

    “I responsabili politici non sprechino l’occasione e la BCE farà la sua parte, assicura Christine Lagarde. E se “la storia delle condizionalità degli aiuti è finita e l’abbiamo lasciata alle spalle”, Paolo Gentiloni prodigo di consigli, ricorda a premier e ministri riuniti in villa che “il recovery non è un tesoretto, spese facili o libro dei sogni ma un impegno che metterà alla prova tutti, gli Stati membri e l’UE”. Una risposta comune che è finalmente arrivata, “l’Europa s’è desta”, aveva detto von der Leyen, reazione sollecitata e spinta dall’azione del Parlamento, rivendica il presidente Sassoli, da cui arrivano altri suggerimenti. Come investire sulla sanità “per rendere il sistema più robusto, efficiente, omogeneo e accessibile nei diversi territori”, e poi “concentrarsi sui giovani”, per un “modello di sviluppo nuovo, basato sulla Green economy, la sostenibilità, e la transizione digitale”.  

    A completare la squadra di Bruxelles il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che ha messo tutti in guardia sulla trattativa del Recovery plan: “C’è ancora strada da fare, su vari punti chiave del progetto esistono divergenze significative”. Il richiamo è dunque che “per il buon esito dei negoziati, tutti dovranno sforzarsi di guardare le cose dal punto di vista degli altri”.

    Il giro d’orizzonte con le istituzioni è proseguito nel pomeriggio con il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco che a proposito dei finanziamenti dell’Ue ha ricordato che “i fondi europei non potranno mai essere ‘gratuiti’: un debito dell’Unione europea è un debito di tutti i Paesi membri”. Poi è toccato al segretario generale dell’OCSE Angel Gurrìa e alla direttrice operativa del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva. La giornata si conclude con il panel “Policy in the Post-Covid world: challenges and opportunities”, con il contributo di rappresentanti del mondo accademico internazionale.

    Tags: angel gurriabcecharles michelChristine LagardeDavid SassoliFmigiorgia melonigiuseppe conteIgnazio ViscoPaolo Gentilonirecovery fundRecovery Planstati generalitroikaursula von der leyen

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