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    Home » Economia » Maggiore cooperazione UE-Stati, la Commissione rilancia la Garanzia giovani contro il Coronavirus

    Maggiore cooperazione UE-Stati, la Commissione rilancia la Garanzia giovani contro il Coronavirus

    Fondi e programmi mirati, ma stavolta "va creato lavoro in tutta Europa", e questa è una competenza nazionale. Previsto un programma per lo sviluppo delle competenze richieste dal mondo del lavoro

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    1 Luglio 2020
    in Economia
    da sinistra a destra: Valdis Dombrovskis, Margaritis Schinas, Nicolas Schmit [Bruxelles, 1 luglio 2020]

    da sinistra a destra: Valdis Dombrovskis, Margaritis Schinas, Nicolas Schmit [Bruxelles, 1 luglio 2020]

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    Bruxelles – “I numeri parlano da soli: la disoccupazione giovanile cresce a un ritmo doppio di quello della disoccupazione generale”. Le cifre sono rispettivamente “circa il 7%, contro circa il 15%”, e le offre il vicepresidente esecutivo della Commissione UE, Valdis Dombrovskis. E’ questa la premessa alla base del nuovo pacchetto di misure dell’esecutivo comunitario per la lotta alla disoccupazione giovanile. Un’iniziativa quanto mai doverosa, perché dietro i numeri, spiega il commissario per l’Occupazione e gli affari sociali, Nicolas Schmit, “c’è il rischio che i giovani siano le vittime di questa crisi” prodotta dalla pandemia di COVID-19. C’è il rischio di avere “più di una generazione perduta, una generazione in lockdown”.

    La Commissione europea intende rilanciare la Garanzia giovani, lo strumento avviato nel 2014 e che ad oggi ha dato sostegno a 24 milioni di under 29 in tutta Europa. Si intende destinare più risorse all’iniziativa attraverso il programma ‘ReactEU’, dotato di una potenza di fuoco di 55 miliardi di euro. Ma soprattutto attraverso il Fondo sociale europeo che, nella proposta della Commissione, vanta 86 miliardi di euro di risorse complessive. Si vorrebbe che il 15% di queste risorse, circa 12,9 miliardi, sia destinato a finanziare la garanzia giovani. L’ambizione generale è che gli Stati membri investano almeno 22 miliardi di euro di fondi UE nell’occupazione giovanile.

    Soldi UE, riforme nazionali. Obiettivo: creare lavoro
    Attenzione, però. “La Garanzia giovani non è una bacchetta magica” che risolve da sola tutti i problemi, sottolinea Schmit. “Per trovare un lavoro, occorre che ci sia lavoro. Bisogna creare lavoro in Europa, specie in quei Paesi dove l’economia è stagnante da decenni”. Un invito valido per tutti, ma indirizzato apparentemente soprattutto all’Italia.

    Gli Stati dovranno dunque creare lavoro, lavoro vero. In passato i soldi UE sono stati presi per offrire tirocini e stage e nulla più. In pratica le imprese si sono presi i soldi senza risolvere il problema. L’UE può aiutare a garantire sovvenzioni e prestiti per giovani imprenditori che avviano nuove imprese (start-up), o anche prevedere bonus per le piccole e medie imprese che assumono apprendisti. Gli Stati membri sono incoraggiati a fornire servizi specializzati, come ad esempio sportelli unici.

    “Sia chiaro: qua non c’è Bruxelles che dice cosa fare, qui parliamo di un’azione collettiva”, sottolinea Margartis Schinas, vicepresidente responsabile per gli Stili di vita europei. Le politiche per l’occupazione restano competenza dei governi, a cui vengono chieste di fatto riforme del mercato del lavoro, con l’aiuto dell’Europa.

    Rispondere alla domanda di lavoro: l’agenda per la formazione
    “Persone non correttamente formate incontrano difficoltà” a trovare un lavoro, sottolinea Schmit. La strategia dell’UE passa dunque per l’istruzione e formazione professionale, una politica non nuova ma che si intende rilanciare attraverso programmi mirati di formazione per insegnanti e istruttori, in particolare nel settore digitale, e la creazione di 50 centri di eccellenza professionale per potenziare la formazione di alto livello.

    Il mercato del lavoro è in continua, rapida evoluzione. Servono nuove figure professionali che non ci sono. Nuove tecnologie implicano nuovi esperti. La Commissione fissa obiettivi ambiziosi: entro il 2025 vorrebbe che 120 milioni di adulti già con competenze nell’UE partecipassero ad apprendistati ogni anno, e sempre entro il 2025 vorrebbe che 14 milioni di adulti con scarse qualifiche facessero corsi di formazione ogni anno. In questo modo tra cinque anni si stima che 230 milioni di adulti dovrebbero avere almeno competenze digitali di base”.

    Serviranno soldi. Il raggiungimento di questi obiettivi entro il 2025 richiede “un investimento aggiuntivo stimolato di 48 miliardi di euro all’anno“. Per questo la Commissione chiede agli Stati di “intensificare” il sostegno all’aggiornamento, e “mobilitare a tal fine decine di miliardi di euro del futuro bilancio dell’UE e dare priorità in particolare alle riforme che migliorano l’offerta di lavoro e l’adozione di schemi per costruire abilità”.

    Il plauso degli industriali
    Il pacchetto della Commissione “può contribuire a migliorare la nostra creatività, innovazione e competitività”, sottolinea il direttore generale di BusinessEurope, Markus Beryrer. “l rinnovato programma di competenze dell’UE si concentra giustamente sulla riqualificazione e riqualificazione della forza lavoro”, e dunque la proposta di piano per le competenze “può essere utile”. BusinessEurope si dice pronta a lavorare con Bruxelles, mettendo in chiaro che “l’Europa deve investire nelle persone e modernizzare i suoi sistemi di istruzione e formazione”, mica l’industria che pure dall’UE prende fior fior di soldi attraverso i diversi programmi di spesa.

    “Sono lieto di constatare che le piccole e medie imprese sono state ascoltate quando hanno chiesto sostegno per promuovere l’acquisizione di competenze in linea con le esigenze in rapida evoluzione del mercato del lavoro”, il commento di un soddisfatto Alban Maggiar, Presidente di SMEunited, la confederazione europea delle PMI. “Le iniziative annunciate dalla Commissione sono quelle giuste”.

    Tags: assunzioniBusinessEuropedisoccupazione giovanileformazionegaranzia giovanigiovaniimpreseindustrialavoromercato del lavoroNicolas SchmitoccupazionepmiriformeueValdis Dombrovskis

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