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    Home » Economia » Il Comitato economico e sociale UE: Così la governance del Recovery plan non va

    Il Comitato economico e sociale UE: Così la governance del Recovery plan non va

    Una dichiarazione di Jahier e Palmieri in vista del Consiglio europeo: Non sia (ancora) ridotto il volume di Next Gerneration EU, e basta con i rebate

    Lena Pavese di Lena Pavese
    14 Luglio 2020
    in Economia
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    Bruxelles – La nuova proposta presentata venerdì scorso dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in vista del Consiglio europeo del 16-17 luglio, “contiene questioni estremamente critiche”, in particolare sul fronte della governance, sebbene mantenga il rapporto tra sovvenzioni e prestiti immaginato dalla Commissione europea.

    Lo scrivono Luca Jahier, presidente del Comitato economico e sociale europeo (CESE) e Stefano Palmieri, presidente della Sezione economica dell’organo dell’Unione.

    Il pacchetto Next Generation EU (il quadro finanziario pluriennale modificato rafforzato dal nuovo Fondo di recupero) “è il passo in più di cui l’Europa ha assolutamente bisogno per difendere efficacemente il progetto europeo e i suoi cittadini, in particolare quelli che sono stati più colpiti” dalla pandemia, affermano i due: “Dobbiamo dimostrare che il progetto europeo è più resistente che mai”.

    Il CESE accoglie “con favore il mantenimento del volume del fondo di recupero (2/3 in sovvenzioni e 1/3 in prestiti), in connessione con l’entrata in vigore progressiva di nuove risorse proprie”. Tuttavia, affermano Jahier e Palmieri, “ci sono anche alcune importanti preoccupazioni che devono essere sollevate e affrontate”.

    Il presidente del Comitato economico e sociale europeo (CESE), Luca Jahier [archivio]
    La prima è la “riduzione, seppure modesta – dagli 1.100 miliardi di euro della proposta della Commissione del maggio 2020 agli attuali 1.074,3 miliardi di euro – delle dimensioni complessive del QFP, non solo in termini nominali, ma anche in termini reali”. Il QFP proposto dalla Commissione, ricordano, “era in realtà già un compromesso declassato, molto al di sotto di quanto proposto nel 2018 dal Parlamento europeo e dal CESE (1,3% dell’RNL)”.

    “Comprendiamo che allo stesso tempo, nello spirito di un compromesso globale, la proposta di Michel chiede di mantenere gli attuali rebate per alcuni Stati membri”, ma, ricordano, “ancora una volta, il CESE chiede la fine di tutti i rebate”.

    Jahier e Palmieri però puntano il dito sul sistema della governance del Fondo, che sposta il controllo dalla Commissione ai governi. “La proposta di Michel conferisce controllo e governance della spesa di fondi al Consiglio dei ministri delle finanze (Ecofin), riducendo il ruolo della Commissione a una semplice valutazione tecnica e tagliare completamente il Parlamento europeo. Una mossa che ricorda la crisi economica passata, che ha portato a devastanti misure di austerità”.

    Secondo i due “non solo la gestione intergovernativa non può essere accettata dai fondi derivanti dall’emissione del debito comune e non dai trasferimenti, ma questo modello separa la gestione politica del Fondo di recupero dalla gestione del bilancio strutturale pluriennale, indebolendo così la sua capacità di impatto globale. Ciò continuerebbe a frammentare ulteriormente la gestione delle risorse dell’UE ponendone sempre di più sotto controllo intergovernativo e riducendo quelle sotto la guida primaria della Commissione e del Parlamento, modificando di fatto la natura stessa dell’Unione, come stabilito dall’attuale trattati”. “Questo è quindi – sostengono – inaccettabile”.

    Tra i lati positivi, “sosteniamo il rafforzamento degli impegni per la salute e i cambiamenti climatici e siamo d’accordo con il principio di condizionalità, volto a stabilire un legame concreto tra i fondi disponibili e il rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali”.

    Per Jahier e Palmieri “è indispensabile non indebolire lo straordinario slancio politico che l’UE ha generato nella sua risposta alla pandemia di COVID-19, assicurandosi che coloro che sono stati colpiti più duramente ricevano rapidamente il sostegno europeo di cui hanno bisogno”.

    Tags: ceseComitato economico e socialeeucoLuca Jahiernext generation eurecovery fundStefano Palmieri

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