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    Home » Politica Estera » “La Libia non è un posto sicuro”. L’UNHCR critica la politica migratoria dell’UE

    “La Libia non è un posto sicuro”. L’UNHCR critica la politica migratoria dell’UE

    L'alto commissariato per i rifugiati dell'ONU contesta il trattamento dei migranti bloccati in mare e riportati nel Paese nordafricano dalla guardia costiera di Tripoli, che l'Europa ha addestrato. La replica di Bruxelles: "Salviamo vite"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    29 Luglio 2020
    in Politica Estera
    Operatori dell'UNHCR in mezzo a richiedenti asilo provenienti dalla Libia [foto: UNCHR]

    Operatori dell'UNHCR in mezzo a richiedenti asilo provenienti dalla Libia [foto: UNCHR]

    Bruxelles – L’Unione europea ha permesso il trattamento disumano dei migranti in Libia. L’Alto commissariato per i rifugiati dell’ONU (UNHCR) critica indirettamente la politica dell’UE in materia di immigrazione, alla luce di una rapporto dello stesso organismo delle Nazioni Unite da cui emerge che “migliaia di rifugiati e migranti subiscono violazioni dei diritti estreme durante i viaggi verso la costa mediterranea dell’Africa”.

    Il documento redatto si concentra principalmente su quello che avviene per quanti attraversano l’Africa per tentare la traversata della speranza. Si parla di violenze, vessazioni e abusi lungo la strada che porta in Libia. Ma c’è un passaggio che chiama in causa l’Unione europea. “Molti di coloro che tentano la traversata marittima verso l’Europa vengono intercettati dalla Guardia costiera libica e ritornano sulle coste libiche”. E’ l’Unione europea che ha fornito soldi, mezzi e uomini per addestrare i libici a pattugliare le acque territoriali al fine di intercettare i trafficanti degli esseri umani. Un lavoro che sembra funzionare. “Più di 6.200 rifugiati e migranti sono stati finora sbarcati in Libia nel 2020, il che suggerisce che la cifra finale per l’anno probabilmente eclisserà i 9.035 rimpatriati nel 2019”, si legge nel rapporto.

    C’è un problema, però. Le persone fermante in mare dalla guardia costiera libica addestrata dall’Unione europea “spesso vengono portate e tenute arbitrariamente in centri di detenzione ufficiali, dove affrontano abusi quotidiani e condizioni spaventose”. C’è di più. “Altri finiscono in ‘centri non ufficiali’ o magazzini controllati dagli trafficanti di esseri umani, che li sottopongono ad abusi fisici al fine di estorcere pagamenti” attraverso quel poco che i migranti hanno con sé.

    In sintesi, l’Unione europea ha fatto affidamento sul partner sbagliato in nome dello stop degli sbarchi e della protezione delle proprie frontiere esterne. “I dati che forniamo, ancora una volta, mostrano che la Libia non è un luogo sicuro”, sintetizza Bram Frouws, capo del Mixed Migration Centre. “Purtroppo, questo potrebbe non essere l’ultimo rapporto che documenta queste violazioni, ma si aggiunge alla crescente base di prove che non può più essere ignorata”.

    La Commissione europea si difende. “il rapporto riguarda il viaggio che i migranti affrontano per attraversare il continente africano per arrivare in Libia”, premette Peter Stano, portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, che dice di “non condividere” la lettura del rapporto dell’UNHCR come fonte di critica alle politiche dell’Unione. “L’Alto commissariato per i rifugiati dell’ONU resta un nostro fondamentale partner in Libia” e nella gestione dei flussi e della lotta al traffico di esseri umani. Con loro “salviamo vite, evitando che i migranti si mettano in mare in viaggi pericolosi”.

    Stano riconosce però la natura problematica del Paese nordafricano. “Non consideriamo la Libia un Paese sicuro, visto che è un Paese in guerra e dova la situazione si sta deteriorando” ogni giorno di più. Riconosce anche che “i centri di detenzione sono da chiudere”, e che l’Ue non è responsabile della loro esistenza. Anzi, sostiene, “lavoriamo con le autorità libiche perché vengano chiusi”. Ma in un Paese dilaniato dalla guerra civile tutto risulta più complicato. “Serve una soluzione al conflitto. Una volta raggiunta la soluzione potrà migliorare anche la situazione per quanto riguarda il trattamento dei migranti” nel Paese.

    Tags: commissione europeaimmigrazionelibyamigrantinazioni unitePeter StanoueUnhcr

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