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Migranti, campo profughi di Moria a Lesbo devastato da un incendio. L'UE:

Migranti, campo profughi di Moria a Lesbo devastato da un incendio. L'UE: "La loro sicurezza ora è la priorità"

In migliaia in fuga dal più grande centro di accoglienza in Grecia, che ospita quasi 13.000 persone. "Il fuoco si è diffuso all'interno e all'esterno del campo", fanno sapere le autorità. La commissaria Johansson annuncia il trasferimento immediato sulla terraferma di 400 minori non accompagnati

Bruxelles – Sull’isola greca di Lesbo un vasto incendio ha devastato il campo profughi di Moria, il principale centro per migranti del Paese, dove vivono circa 13.000 persone. L’incendio è scoppiato nella notte tra martedì 8 e mercoledì 9 settembre, poco dopo la mezzanotte, e le operazioni di soccorso sono ancora in corso. Come fanno sapere i vigili del fuoco il campo è già stato parzialmente evacuato, mentre migliaia di migranti sono fuggiti. “Il fuoco si è diffuso all’interno e all’esterno del campo e lo ha distrutto. Ci sono più di 12.000 migranti sorvegliati dalla polizia su un’autostrada”, ha dichiarato alla radio Skai Stratos Kytelis, il sindaco della principale città dell’isola, Mitilene. Al momento non si registrano morti né feriti.

La situazione è aggravata dal fatto che nell’ultima settimana è scoppiato anche a Moria il contagio da Coronavirus: dopo che un residente somalo è risultato positivo il 2 settembre, il campo profughi era stato messo in quarantena. “Tra quelli che sono fuggiti, sicuramente ci saranno persone positive”, ha aggiunto il sindaco di Mitilene. Le prime ricostruzioni del quotidiano greco Kathimerini indicano che le fiamme sarebbero state appiccate da alcuni migranti in rivolta contro le regole di isolamento. La dinamica dei fatti è ancora tutta da ricostruire e le autorità non hanno confermato se si tratta di incendio doloso.

Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha convocato una riunione di emergenza del Consiglio dei ministri. Il premier greco ha anche parlato con il vicepresidente della Commissione Europea, Margaritis Schinas, che lo ha rassicurato affermando che “la Commissione è pronta ad assistere direttamente la Grecia su tutti i livelli in questi tempi difficili”.

Gli ha fatto eco su Twitter la commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson: “Ho già accettato di finanziare il trasferimento immediato e l’alloggio sulla terraferma dei restanti 400 bambini e adolescenti non accompagnati. La sicurezza e il riparo di tutte le persone a Moria sono la priorità”. Dopo la devastazione del campo profughi, già posto sotto pressione dalle restrizioni sui contatti esterni dallo scoppio della pandemia e dalle condizioni di accoglienza delle migliaia di profughi, la commissaria ha espresso la sua vicinanza “alle persone dell’isola greca di Lesbo e in particolare ai migranti e al personale che lavora nel campo di Moria. Sono in contatto con il ministro greco e le autorità locali per l’incendio”.

Anche Medici Senza Frontiere, dal 1996 in Grecia per fornire assistenza medica e umanitaria ai richiedenti asilo, incalza sulla questione del trasferimento dei migranti in sistemazioni sicure: “Le persone a Moria vivono in condizioni disumane da anni”, ha dichiarato Marco Sandrone, capo progetto a Lesbo. “Abbiamo visto il fuoco diffondersi su Moria e infuriare tutta la notte. L’intero campo è stato avvolto dalle fiamme, provocando una fuga di massa delle persone senza direzione. Bambini spaventati e genitori sotto shock. Stiamo lavorando ora per rispondere ai loro bisogni”.

“Il devastante incendio che ha raso al suolo il campo di migranti di Moria è purtroppo una tragedia annunciata”, dice la parlamentare di 5 Stelle Laura Ferrara, la quale spiega che “il Parlamento europeo, in più occasioni, ha criticato la gestione di questo campo e io stessa ho denunciato con più interrogazioni alla Commissione europea le condizioni disumane nelle quali erano costretti a vivere migliaia di richiedenti asilo”.

Secondo Ferrara “l’Europa ha una grave responsabilità politica perché ha sottovalutato i fenomeni migratori scaricando tutte le responsabilità ai Paesi di frontiera come l’Italia e la Grecia. La Commissione europea non deve nicchiare ulteriormente -esorta la deputata -: aspettiamo da mesi una riforma del sistema di asilo europeo, vincolante per tutti, Paesi di Visegrad compresi e non bisogna perdere più tempo”.

D’accordo con Ferrara è Damien Carême, eurodeputato Verdi: “L’incendio che ha devastato il campo profughi di Moria a Lesbo è una tragedia prevenibile. Da mesi chiediamo il trasferimento dei rifugiati da questi campi in altri Stati membri. Questi campi sovraffollati che ho avuto occasione di visitare nel 2019 sono la vergogna dell’Europa: le condizioni di vita sono indegne e disumane. Oggi più che mai c’è urgenza di agire: l’UE deve fornire assistenza, assistenza medica e ricovero per tutti coloro che sono stati colpiti dall’incendio, nonché per chiunque sia stato contagiato dal coronavirus”.

Secondo Carême è necessaria “la creazione di una commissione d’inchiesta del Parlamento europeo per far luce su queste tragedie e violazioni dei diritti umani che sono in aumento alle nostre frontiere”. Più in generale, sostiene il deputato, “le centinaia di città e comuni che si sono offerte di ospitare i rifugiati dovrebbero poterlo fare. L’Europa deve mostrare solidarietà! Questa tragedia ci ricorda l’urgente necessità di rivedere il sistema Dublino per alleviare paesi di confine come Grecia e Italia: i richiedenti rifugio devono poter chiedere asilo in paesi diversi da quelli di primo arrivo. Questo è ciò per cui lottano gli ambientalisti in Parlamento”.

Il campo profughi di Moria si trova a nord-est di Mitilene, la capitale di Lesbo. Inizialmente concepito per sole 2.000 persone, negli ultimi anni si è moltiplicato il numero di migranti fino a più di sei volte la sua capienza massima. Nemmeno la costruzione di un altro sito sull’isola di Lesbo, il campo profughi di Kara Tepe, è bastata per accogliere tutti gli arrivi. Migliaia di migranti a Moria si trovano in una situazione di limbo, perché una volta arrivati a Lesbo vengono sì accolti nel campo profughi, ma da lì non possono andarsene fino a quando la loro richiesta di asilo non viene elaborata dalle autorità sulla terraferma. Un processo lento e che in un ristretto numero di casi porta all’accettazione della domanda. Da anni le organizzazioni non governative denunciano situazioni squallide e drammatiche nel campo più sovraffollato d’Europa.

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