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    Home » Economia » Parte il recovery plan italiano. Ecco le linee guida per impegnare 209 miliardi

    Parte il recovery plan italiano. Ecco le linee guida per impegnare 209 miliardi

    Il governo: "rispetteremo i tempi e non sprecheremo un'occasione storica per il rilancio del Paese". Ora confronto in Parlamento e consultazione con la Commissione UE

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    9 Settembre 2020
    in Economia, Politica

    Roma – Nessun ritardo, il governo italiano “segue il cronoprogramma indicato dalla Commissione europea”. Da oggi il Recovery plan italiano muove i primi passi concreti con la presentazione delle “linee generali del piano nazionale di ripresa e resilienza” presentato dal Comitato interministeriale per gli affari europei (CIAE).

    I progetti specifici per ora restano fuori, “dal 15 ottobre comincerà la consultazione informale sulle linee guida con Commissione e poi da gennaio la presentazione ufficiale come per tutti gli Stati” ha detto il Ministro per gli Affari europei Enzo Amendola, “non sprecheremo un’occasione storica di rilancio per il Paese”.

    Nelle trenta pagine sono elencate le tre colonne su cui è strutturato il PNRR, le sfide, vale a dire i ritardi strutturali dell’Italia, le missioni e i le caratteristiche dei progetti concreti che sono in corso di sviluppo. “A breve arriveranno anche dalla Commissione nuove linee guida che fisseranno i paletti entro i quali i progetti dovranno muoversi: costi, contributi, cronoprogramma”. Le stesse azioni “saranno incrociate con il Quadro finanziario pluriennale 2021/27 che mette a disposizione quasi la stessa cifra dei fondi del Recovery fund.

    Confermata la stima di 209 miliardi complessivi del Next generation Italia, le risorse del Recovery and Resilience Facility “sono stimate in 63,7 miliardi di sussidi (grants) e 127,6 miliardi di prestiti (loans)”. Di questi il 70 % dovrà essere impegnato nel 2021/22 mentre il restante nel 2023 e dipenderà dalla caduta del Pil nazionale nel biennio precedente.

    Nella futura gestione delle politiche di bilancio secondo le previsioni del governo “i sussidi previsti dalla RRF non dovrebbero costituire maggior deficit e debito lordo della PA. Per aumentare il tasso di crescita del PIL potenziale, è comunque necessario che il piano produca un forte aumento degli investimenti pubblici e privati. Gli obiettivi per la crescita sono un raddoppio dalla media dell’ultimo decennio (0,8) all’1,6 % della media europea, così come l’aumento di 10 punti percentuali, fino al 73 %, del tasso di occupazione.

    Il piano tiene conto delle raccomandazioni già indicate da Bruxelles sull’azione riformatrice. Nel sostegno alla ripresa economica continuare ad assicurare la sostenibilità del debito pubblico, incrementare gli investimenti, rafforzare il servizio sanitario, supporto ai redditi, alla protezione sociale, promuovere modalità di lavoro flessibile e fornire liquidità all’economia reale. Su questo punto la richiesta di superare i ritardi nei pagamenti e, nella promozione dei nuovi investimenti, concentrarli nella transizione verde e digitale. Nell’amministrazione statale l’indicazione di migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e il funzionamento della PA.

    Nel piano sono individuati i cluster principali di intervento sui quali saranno innestati i progetti: digitalizzazione ed innovazione; equità, inclusione sociale e territoriale; salute; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità; istruzione e formazione; competitività del sistema produttivo.

    Il governo ha indicato anche le “condizioni necessarie” di ammissibilità dei progetti e i criteri di valutazione. Oltre alla coerenza con gli obiettivi strategici, sarà considerata la ricaduta su crescita del PIL potenziale e dell’occupazione, i costi e gli impatti economici, ambientali e sociali devono essere quantificabili, motivati e ragionevoli, e la tempistica dovrà essere indicata nelle modalità di attuazione, con target intermedi e finali.

    Un capitolo che prevede anche le “valutazioni negative” e tra questi quelli già finanziabili con altri fondi UE e i “Progetti storici che hanno noti problemi di attuazione di difficile soluzione nel medio termine, pur avendo già avuto disponibilità di fondi”, indicazione che sembra bocciare inesorabilmente i nuovi entusiasmi per il ponte sullo Stretto.

    Intanto in Parlamento proseguono le audizioni delle aziende e dei principali attori dell’economia nazionale e subito dopo il piano sarà portato al confronto delle aule parlamentari. Per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, c’è tutto il tempo per avere il pieno coinvolgimento, abbiamo tutto l’interesse a un forte convergenza, raccogliendo il contributo di tutte le forze sane del Paese”.

    Tags: CIAEcomitato interministeriale affari europeiEnzo Amendolagiuseppe conteinnovazione digitalenext generation euPonte sullo strettoquadro finanziario pluriennaleRecovery plan italianoRecovery resilience facilityTransizione ecologica

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