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    Home » Economia » Riforme vere e infrastrutture, le linee guida UE per i soldi a sostegno della ripresa

    Riforme vere e infrastrutture, le linee guida UE per i soldi a sostegno della ripresa

    Pubblicate le indicazioni per i governi. Elementi preliminari delle strategie nazionali attese per metà ottobre. Gentiloni: "Aiutiamo gli Stati membri a preparare piani nazionali di alta qualità in linea con i nostri obiettivi concordati"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    17 Settembre 2020
    in Economia

    Bruxelles – Soldi in cambio di infrastrutture e riforme vere. Il recovery fund non è gratis. L’Unione europea presenta le condizioni per beneficiare delle risorse del meccanismo per la ripresa (Next Generation EU). Come annunciato e promesso, la Commissione UE stila la le linee guida per l’attuazione delle strategie di rilancio dopo la pandemia di COVID-19, e le raccomandazioni per i governi sono anche più che dettagliate.

    Le linee guida si riferiscono al solo Fondo per la ripresa (RRF), il contenitore da 672,5 miliardi di euro che si trova all’interno di NexGenerationEU, meccanismo complessivo da 750 miliardi suddiviso in diverse voci di spesa.

    Le ‘regole del gioco’, sottolineano a Bruxelles, sono importanti perché si tratta di un programma nuovo, mai avuto prima, che deve mobilitare denaro e in grande quantità velocemente. Al fine di essere certi che le risorse siano ben impiegate, si vuole che i governi siano seriamente impegnati. “Abbiamo bisogno da una parte di piena responsabilità degli Stati membri e dall’altra parte che questi soldi siano spesi in modo da produrre valore aggiunto”.

    Riforme
    Prima di procedere a elencare le aree e il tipo degli investimenti, e quindi come usare i soldi, l’esecutivo comunitario mette in chiaro che innanzitutto vanno fatte le riforme. “I piani di ripresa degli Stati membri dovrebbero affrontare le sfide di politica economica esposte nelle raccomandazioni specifiche per paese degli ultimi anni e in particolare nei cicli 2019 e 2020”, recita il documento.

    Per l’Italia la lista delle cose da fare è nota, in quanto sempre la stessa anche da prima del 2019. Riforma della pubblica amministrazione, riforma della giustizia, lotta all’evasione con particolare enfasi alla riforma del sistema catastale, superamento del divario di genere, taglio delle tasse sul lavoro, riforma delle pensioni (ma non ‘quota cento’, già bocciato da Bruxelles), riduzione del debito.

    A proposito di debito, la Commissione UE potrebbe tornare a fare pressione sull’Italia per la situazione dei conti pubblici. Perché nella comunicazione sulla strategia per una crescita sostenibile per il 2021, si chiarisce per effetto che “non sarà necessario che la Commissione proponga raccomandazioni specifiche per Paese nel 2021 per gli Stati membri che avranno presentato il piano” nazionale per la ripresa legata alla riforme. “La Commissione proporrà tuttavia raccomandazioni sulla situazione di bilancio degli Stati membri nel 2021 come previsto dal patto di stabilità e crescita.

    Sempre in ambito di riforme, si invitano i governi a redigere piani tali da migliorare il loro potenziale di crescita economica, la creazione di posti di lavoro e la capacità di resistenza dell’economia agli shock, oltre che a far fronte alle transizioni verdi e digitali.

    Sette aree di investimento
    Come utilizzare i soldi del fondo per la ripresa? La Commissione risponde anche a questo, identificando sette aree di intervento. Si suggerisce di prevedere potenziamento, ossia l’introduzione di tecnologie pulite a prova di futuro, e accelerazione dello sviluppo e dell’uso delle energie rinnovabili. Si chiede po ristrutturazione, nel senso di miglioramento dell’efficienza energetica di edifici pubblici e privati. Quindi procedere con ricarica e rifornimento. Qui si chiede di promuovere tecnologie pulite a prova di futuro per accelerare l’uso di trasporti, stazioni di ricarica e rifornimento sostenibili, accessibili e intelligenti e l’estensione del trasporto pubblico. Quindi spazio alla connessione, che implica “il rapido” lancio di servizi a banda larga rapidi in tutte le regioni e le famiglie, comprese le reti in fibra e 5G.

    Quinta area di utilizzo dei fondi europei è quella della modernizzazione, che implica la digitalizzazione della pubblica amministrazione e dei servizi, compresi i sistemi giudiziario e sanitario. Prevista poi l’espansione (o scale-up), per l‘aumento delle capacità del data cloud industriale europeo e lo sviluppo dei processori più potenti, all’avanguardia e sostenibili. Infine serve riqualifica, per garantire l‘adattamento dei sistemi educativi per supportare le competenze digitali e la formazione educativa e professionale per tutte le età.

    Tre criteri fondamentali per l’approvazione
    Per certificare la validità dei piani nazionali e l’erogazione dei fondi, però, si controlleranno tre elementi: in che misura i suddetti piani dei governi risponderanno, in termini di riforme e investimenti, alla raccomandazioni specifiche per Paese; in che misura i piani risponderanno alla richiesta di spesa digitale (il 20% delle risorse) e sostenibile (30% del totale); in che misura si riuscirà a creare occupazione e lavoro sostenibile.

    L’attuazione dello strumento sarà coordinata dalla task force della Commissione per la ripresa  in stretta collaborazione con la direzione generale degli Affari economici e finanziari (DG ECFIN). Un comitato direttivo presieduto dal presidente Ursula von der Leyen fornirà una guida politica alla task force per contribuire a garantire che lo strumento sia attuato in modo coerente ed efficace.

    Piani in primavera, elementi da ottobre
    Il termine per la presentazione dei piani nazionali per la ripresa è il 30 aprile 2021. Tuttavia, gli Stati membri sono incoraggiati a presentare i loro progetti preliminari di piani a partire dal 15 ottobre 2020. “Più dettagliati sono, meglio è”, dicono a Bruxelles, spiegando che più e più convincenti sono gli elementi sottoposti all’attenzione della Commissione e maggiori sono le probabilità di una via libera.

    “La guida che forniamo oggi mira ad aiutare gli Stati membri a preparare piani nazionali di alta qualità in linea con i nostri obiettivi concordati”, spiega il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni. Queste linee guida, continua, sono uno strumento utile per i governi “non solo in modo che i finanziamenti possano iniziare a fluire il più rapidamente possibile a sostegno della ripresa, ma in modo che possano essere un motore di un cambiamento veramente trasformativo”.

    Per ciò che riguarda l’Italia, si tratta di indicazioni in parte già acquisite dalle linee guida presentate dal governo al Parlamento. In riferimento alle scelte da adottare, ha spiegato che questi piani devono esser in equilibrio con l’autonomia dei Paesi: “Non sono scritti a Bruxelles ma è opportuno che rispettino le priorità comuni”. Sull’opportunità di utilizzare le risorse per un calo delle tasse ha detto di “condividere la posizione del ministro Roberto Gualtieri” che ha escluso una misura che prevede una riduzione generalizzata, anche se “non significa che nell’ambito di alcuni interventi ti non ci possano essere riflessi nel sistema fiscale”.

    Tags: 5Gcommissione europeadigitaleitalialavoronext generation euoccupazionePaolo Gentilonipiano di ripresaRaccomandazioni specificheriformeripresasostenibilitàue

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