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Bilancio, Sassoli ai governi:
David Sassoli, presidente del Parlamento europeo

Bilancio, Sassoli ai governi: "Il Parlamento non blocca i negoziati, Consiglio metta sul tavolo proposte concrete"

Un accordo politico in tempi rapidi è possibile, dice il presidente del Parlamento europeo, ma serve volontà politica. Da parte della presidenza tedesca mancano controproposte concrete per portare avanti le trattative

Bruxelles – Un accordo politico su Bilancio comunitario a lungo termine (2021-2027) e fondo di ripresa tra Parlamento e Consiglio dell’UE può essere raggiunto rapidamente. LO sostiene il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, ammonendo però che serve la volontà di portare avanti i negoziati, con soluzioni e proposte costruttive da entrambe le parti sulle parti critiche delle trattative ancora aperte sul tavolo: meccanismo rafforzato di tutela dello stato di diritto, nuove risorse entrate fiscali dell’Unione, ampliamento dei finanziamenti per i quindici programmi di bilancio che il Parlamento reputa “strategici” in quanto lungimiranti.

Il tema dei negoziati sul bilancio non è ufficialmente in agenda nel Vertice europeo dei capi di Stato e governo che si apre oggi, primo ottobre, a Bruxelles. Ma il presidente dell’Europarlamento David Sassoli approfitta di fatto di avere tutti e Ventisette gli Stati membri seduti allo stesso tavolo per lanciargli un messaggio nel suo tradizionale intervento in apertura ai lavori. Il Parlamento europeo non sta bloccando le trattative, ma è fermo su quelle questioni sopracitate che definisce le sue “linee rosse”, imprescindibili per un accordo equo che non metta in secondo piano le sue richieste. Il ritardo che si sta accumulando nel trovare un accordo quadro è dovuto alla mancanza di controproposte da parte della presidenza tedesca di turno al  Consiglio dell’UE. Al Consiglio l’invito a “mettere sul tavolo nuove proposte” su cui lavorare nei prossimi mesi.

Fiducioso che però che un accordo si possa chiudere “anche in cinque minuti”, ma serve la “volontà politica di farlo” aggiunge in conferenza stampa. E in Consiglio gli Stati sono divisi, anche se per ragioni diverse. Sassoli ha voluto chiarire questo punto dopo le polemiche scoppiate nelle scorse settimane sullo stallo attuale nei negoziati, con continui rimpalli tra Parlamento e Consiglio su chi fosse responsabile tra le due istituzioni di questo ritardo sull’accordo, che rischia di non far partire il fondo di ripresa dal primo gennaio 2021, come auspicato. Ai leader ricorda che la crisi sanitaria ha messo in evidenza la necessità di conferire all’Unione europea un ruolo molto più incisivo in materia di sanità oltre che di cercare soluzioni digitali più innovative. Per questo ha ricordato che tra i programmi “faro” del Parlamento, all'”UE per la salute” (EU4Health) serve una dotazione maggiore “che il Parlamento chiederà con fermezza”.

Ancora, nella ripresa i Paesi dovranno impegnarsi a limare le disuguaglianze presenti nelle nostre società. Domani, alla seconda giornata di vertice, i leader discuteranno di mercato interno, politica economico-industriale economica e digitale. Proprio la pandemia ha rivelato che la mancanza di accesso a Internet è una delle cause principali delle crescenti disuguaglianze tra i cittadini europei, ed è una forma importante di emarginazione. E dunque “dovranno intervenire per colmare il divario digitale”. “Nel mondo che viene” sostiene Sassoli, “l’accesso a Internet dovrebbe essere considerato come un nuovo diritto umano”. Ma dovranno esserci anche garanzie democratiche”, dice, sollecitando a una riflessione su come mettere le persone e i loro diritti al centro della transizione digitale.

Sassoli si sofferma poi sui temi di più stretta attualità estera e di cooperazione internazionale, al centro dell’agenda della giornata di oggi. In particolare le tensioni crescenti nel Mediterraneo orientale tra Turchia Grecia e Cipro sulle perforazioni ed esplorazioni alla ricerca di gas in quel tratto conteso di mare. La questione, in sede di vertice così come nell’interesse del Parlamento europeo, si snoda attraverso due dinamiche differenti: da una parte la necessità esprimere solidarietà a Cipro e Grecia  (“Siamo imperturbabili e determinati a difendere i loro diritti strategici”, afferma Sassoli) e dall’altra anche il Parlamento ritiene che per una soluzione duratura serva lavorare sul dialogo fra le due parti. “Se le cose dovessero volgere al peggio, dovremmo essere pronti a servirci dei numerosi strumenti che abbiamo a disposizione, comprese sanzioni mirate e settoriali. Ma speriamo di non dover arrivare a tanto”.

Poi ancora la situazione in Bielorussia, per la quale il Parlamento chiede di applicare immediatamente sanzioni efficaci e di ampia portata nei confronti di tutti i responsabili di brogli elettorali delle elezioni del 9 agosto scorso e di atti di violenza e repressione nel Paese. “Dobbiamo assicurarci di poter fare tutto il possibile per sostenere i bielorussi nella loro lotta per la democrazia e dare appoggio a coloro che subiscono repressioni”. Sul tentato omicidio di Alexei Navalny, tra i più noti oppositori di Vladimir Putin, il Parlamento chiede chiarezza sul caso e sollecita l’avvio immediato di un’indagine internazionale imparziale sulle violazioni degli impegni internazionali della Russia nel settore delle armi chimiche.

La Conferenza sul futuro dell’Europa a Strasburgo

Sassoli tocca un’altra questione rimasta insoluta in tutti questi mesi di negoziati con la Commissione e il Consiglio, ovvero l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa. “La crisi attuale ha rafforzato questa esigenza”, ricorda il presidente. Ha sollecitato i leader a maturare una decisione sulla leadership al prossimo Consiglio, in modo di iniziare la Conferenza, se pure in ritardo. Per la prima volta fa riferimento al luogo in cui la Conferenza dovrebbe tenersi, ovvero a Strasburgo, evidentemente per “ripagare” in qualche modo la città della Francia che a causa della pandemia ha visto spostare la gran parte delle sedute plenarie del Parlamento a Bruxelles. La Francia si era particolarmente risentita della cosa – nonostante la decisione dipendesse solo da ragioni di sicurezza pubblica – e aveva già rimarcato che avrebbe spinto per far tenere almeno la Conferenza sul futuro dell’UE interamente a Strasburgo.

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