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'Ceci n'est pas un steak', Parlamento Ue al voto sulla denominazione degli 'hamburger senza carne'

'Ceci n'est pas un steak', Parlamento Ue al voto sulla denominazione degli 'hamburger senza carne'

Voterà per continuare o meno a usare nomi tipici dei prodotti a base di carne - hamburger, bistecche, salsicce - per definire anche quelli con ingredienti solo vegetali. A Bruxelles è polemica. Luigi Scordamaglia di Assocarni: "Chiediamo più trasparenza per i consumatori"

Bruxelles – Usare denominazioni tipiche dei prodotti a base di carne per definire anche quelli con ingredienti vegetali. La plenaria del Parlamento europeo discute oggi, 20 ottobre, su un emendamento che potrebbe eliminare definitivamente le diciture “hamburger vegetariano” o “salsicce vegane” dalle etichette alimentari, nel quadro più articolato di una discussione sulla riforma della politica agricola comune (PAC). I risultati delle votazioni sugli emendamenti al provvedimento sono attesi giovedì 22 o venerdì’ 23 ottobre, a seconda di quanto impiegheranno i parlamentari a votare sul pacchetto di riforma.

Molti allevatorii europei e industrie della carne non condividono l’utilizzo di tali termini, perché ritenuti fuorvianti per i consumatori sotto diversi punti di vista. Questo mentre il mercato dei prodotti alternativi è sempre più in espansione. La scorsa settimana, diverse associazioni agricole hanno lanciato una campagna informativa coordinata da Copa-Cogeca “Ceci n’est pas un steak, ovvero “questa non è una bistecca”, in riferimento al disegno della pipa dell’artista surrealista René Magritte.

federalimentare, Ceta
Luigi Scordamaglia (Foto Assocarni)

La campagna esorta i parlamentari europei ad approvare l’emendamento in questione, il 165 del Regolamento OCM sull’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli (approvato dalla commissione per l’agricoltura e lo
sviluppo rurale AGRI)
 in cui si precisa che le denominazioni come “bistecca”, “salsiccia”, “hamburger” vadano riservate esclusivamente a prodotti contenenti carne. Se approvato, cosa non scontata secondo fonti parlamentari, i prodotti a base vegetale rimarrebbero legali nell’UE e potrebbero continuare ad essere venduti, ma la loro denominazione dovrebbe essere modificata.

“Mi aspetto che invece di tutelare gli interessi di” poche “multinazionali le forze parlamentari tutelino gli interessi della trasparente informazione verso il consumatore, dei produttori e allevatori che si sforzano di produrre carne naturale in maniera sempre più sostenibile”, sottolinea in una intervista a Eunews Luigi Scordamaglia, presidente di Assocarni.

Tra gli interrogativi sollevati dall’utilizzo della denominazione dei prodotti a base vegetale che ricordano la carne ci sono prima di tutto le informazioni che vengono fornite ai consumatori dal punto di vista nutrizionale. Una bistecca vegana non è la stessa cosa di una bistecca tradizionale, da punto di vista nutrizionale. In termini “di vitamine o di zinco e ferro un prodotto che viene indicato con il nome ‘bistecca’ ma in realtà è un prodotto vegano non a base di carne non ne apporta neanche una minima parte. Questo è l’inganno nutrizionale”, ci spiega Scordamaglia. In questo caso “il gioco è quello di creare nell’immaginario intimo del consumatore l’idea che una bistecca di soia sia naturale e sostituibile a quella tradizionale”. Ma applicare “terminologie come ‘salsiccia’ o ‘bistecca’ a una serie di prodotti a base vegetale è anche un falso dal punto di vista culturale” dal momento che “ci si appropria di una tradizione per fare vendere di più un prodotto che con questo non ha nulla a che vedere”, aggiunge. 

Di contro, le industrie alimentari a base vegetale sostengono che la denominazione possa aiutare la transizione dell’UE verso un sistema alimentare più sano e sostenibile previsto dalla strategia Farm to Fork della Commissione europea, che punta anche a ridurre l’impiego di carne rossa per abbattere l’impatto ambientale del sistema alimentare. Dipende però cosa si intende per sostenibilità. Le accuse di Scordamaglia si rivolgono a una strumentalizzazione del concetto di sostenibilità, che cerca “di ammantare di santità i prodotti sostitutivi che per diritto sembrano più sostenibili”. Anche nel quadro della strategia Farm to fork, “non esiste la sostenibilità come prerogativa di alcuni alimenti e altri no”, ricorda il presidente di Assocarni. Cita l’esempio della soia, che rappresenta una buona parte dei prodotti sostitutivi della carne ma che è importata per lo più dal “Sudamerica, in particolare dal Brasile, perché nel mercato europeo non se ne produce a sufficienza”. Quindi “dire che un prodotto a base di soia importata dal Brasile” e dunque “frutto del disboscamento della foresta amazzonica sia più sostenibile di un prodotto come la carne è falso”, sintetizza. Per questo spera che il voto dell’Eurocamera spinga anche il vicepresidente in capo al Green Deal, Frans Timmermans, “a una policy sulla sostenibilità più reale e non condizionata nella strategia Farm to Fork“.

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