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    Home » Economia » Allarme UE ai governi (soprattutto ungherese e polacco): “Per la ripresa serve il recovery fund”

    Allarme UE ai governi (soprattutto ungherese e polacco): “Per la ripresa serve il recovery fund”

    Gentiloni e Dombrovskis invitano tutti i governi a mostrare "un forte senso di responsabilità"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    18 Novembre 2020
    in Economia

    Bruxelles – Per uscire dalla crisi innescata dalla pandemia di COVID-19 serve il meccanismo per la ripresa e il suo recovery fund. Il messaggio politico che arriva dalla Commissione europea è univoco, e lo ripetono sia il vicepresidente per un’Economia al servizio delle persone, Valdis Dombrovskis, sia il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni.

    “Una ripresa forte ed equilibrata dipende da una rapida entrata in vigore di Next Generation EU”, scandisce Gentiloni nel presentare le misure approvate nell’ambito nell’ambito del semestre europeo, il processo di coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri. “Occorre ricostruire la fiducia, rilanciare gli investimenti e portare avanti riforme trasformative per preservare il nostro pianeta, costruire società più eque e realizzare con successo la digitalizzazione”. Da qui l’invito “ai governi dell’UE” a “mostrare un forte senso di responsabilità nei confronti dei propri cittadini e di tutti gli europei in questo momento cruciale. Mettiamo questo piano di recupero oltre la linea”.

    Anche Dombrovskis si rivolge in particolare a Ungheria e Polonia, che hanno messo il veto al progetto di bilancio e al recovery fund per le condizionalità legate al rispetto dello Stato di diritto. “Siamo tutti sulla stessa barca. Abbiamo bisogno di un rapido accordo politico sullo strumento per la ripresa in modo che possa fornire un’ancora finanziaria durante questa tempesta. Incoraggio tutti gli Stati membri a definire ambiziose agende politiche nei loro piani di ripresa e resilienza, a vantaggio di tutti”.

    In Commissione invitano a lavorare lungo il percorso tracciato. L’ipotesi di creare un meccanismo per la ripresa a 25 senza Polonia e Ungheria così da aggirare l’ostacolo dei veti dei governi dell’est, non piace. “Non considererei altre proposte che rischiano di distogliere l’attenzione”, taglia corto Gentiloni, preoccupato che si possa perdere altro tempo. “Per quanto riguarda Next Generation EU, il meccanismo per la ripresa dobbiamo superare le difficoltà. Questo si aspettano i mercati e i cittadini”.

    Evitare la tempesta dei mercati

    Già, i mercati. Nella nota di accompagnamento alle raccomandazioni per i Paesi della zona euro, si ricorda che la reazione rapida e energica dell’Unione, compresa Next Generation EU (NGEU) e il recovery fund qui ricompreso, “ha rafforzato la fiducia del mercato”. Lo strumento serve per evitare la turbolenza dei mercati, ed evitare oltre alla recessione economica anche la tempeste finanziaria. “Siamo al lavoro per evitare una doppia, profonda, recessione”, dice Gentiloni. Precisazione doverosa: né Ungheria né Polonia fanno parte dell’eurozona, e dunque l’appello che arriva da Bruxelles non riguarda da vicino né Budapest né Varsavia. Questo uno dei nodi della questione.

    Bisogna uscire dall’impasse, unico problema vero. Che la situazione di bilancio della zona euro si sarebbe deteriorata ovunque era stato chiarito da tempo. Le nuove valutazioni della Commissione non fanno che confermarlo una volta di più. I Paesi con la moneta unica stanno agendo bene. “I documenti programmatici di bilancio sono nel complesso in linea con le raccomandazioni di bilancio formulate dal Consiglio”, il giudizio di Bruxelles, secondo cui “la maggior parte delle misure sostiene l’attività economica, e giustamente, in un contesto di notevole incertezza”. Inoltre, la maggior parte degli Stati membri dell’area dell’euro ha programmato che le misure di sostegno “siano (per lo più) temporanee”, come richiede la logica dell’emergenza e la sospensione del patto di stabilità.

    Patto di stabilità congelato anche nel 2022

    E il patto di stabilità potrebbe rimanere in sospeso anche nel 2022. Un’ipotesi che si è fatta strada già nelle ultime settimane, e che la Commissione ormai avalla consapevole della situazione, resa ancor più delicata dai ‘capricci’ di Ungheria e Polonia. “Data la recrudescenza della pandemia, il previsto ritiro delle misure di emergenza nel 2021 è soggetto a una maggiore incertezza“, spiega Dombrovskis. Pertanto, gli Stati membri potrebbero dover estendere ulteriore supporto di emergenza per fornire un’ancora di salvezza all’economia”.

    Raccomandazioni per l’eurozona: avanti con le riforme

    Per tutti, “individualmente attraverso i piani nazionali per la ripresa e collettivamente in seno all’Eurogruppo, l’appello è ad agire in modo coerente, coordinato e ragionato. In totale l’esecutivo comunitario manda cinque raccomandazioni ai 19 governi dell’Eurozona. Garantire una politica di spesa a sostegno della ripresa, migliorare ulteriormente la convergenza, la resilienza e la crescita sostenibile e inclusiva, e rafforzare i quadri istituzionali nazionali.

    Questo terzo punto implica trovare gli strumenti per stimolare gli investimenti, contrastare frodi, evasione fiscale, garantire un effettivo ed efficiente acceso al credito, ridurre il carico fiscale sulle imprese, migliorare i sistemi sanitario e sociale, mettere mano al mercato del lavoro in modo da proteggere lavoro. Perchè, sottolinea il commissario per il Lavoro, Nicolas Schmit, “la crisi del COVID-19 ha interrotto un trend positivo di 6 anni sul mercato del lavoro, che ha colpito tutti gli europei, in particolare i giovani, e quelli con contratti temporanei o atipici”. Questo sistema non sembra funzionare più, ammesso che lo abbia fatto davvero.

    Garantire la stabilità macrofinanziaria e completare l’unione economica e monetaria le ultime due raccomandazioni della lista.

    Si rischiano impatti permanenti

    Bisogna tenere la barra a dritta. “A lungo termine, l’attuale crisi del COVID-19 rischia di avere effetti negativi permanenti” sulla crescita potenziale e sui divari di reddito a causa del minore capitale umano e fisico (sia tangibile che intangibile). Ciò potrebbe tradursi in una crescita ancora inferiore della produttività del lavoro e dei redditi. Ecco perché serve il recovery fund, adesso più che mai.

    Tags: Covid 19Crisicuneo fiscaleeurozonalavoropandemiaPaolo GentiloniPoloniarecovery fundripresaungheriaValdis Dombrovskis

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