Bruxelles – La Corte Penale Internazionale (CPI) potrebbe esprimersi in futuro sui crimini di guerra commessi da Israele nei territori della Palestina occupati. Secondo quanto riportato da Rainews, tale prospettiva è stata resa possibile da una decisione presa a maggioranza dai componenti della Sezione Preliminare I della Corte dell’Aia, che ha esteso così la sua giurisdizione anche ai territori di Gerusalemme Est, della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
A fine 2019 la procuratrice capo del tribunale internazionale Fatou Bensouda, sulla scorta di un’istanza presentata dalle autorità palestinesi, aveva dichiarato che esistevano “basi ragionevoli” per aprire un’indagine sui reati commessi da Israele in queste zone, ma aveva anche chiesto alla Sezione Preliminare di verificare se la Corte fosse nella condizione di farlo.
La questione principale riguarda la natura dei territori, se considerarli o meno cioè come parte dello Stato di Israele. In tal caso i giudici dell’Aia non avrebbe potuto deliberare, dato che Israele non è membro dello Statuto di Roma che costituisce la CPI, al contrario della Palestina (che vi ha aderito dal 2015). L’interpretazione più volte avanzata da Israele di non poter individuare un mandato della Corte nell’area in virtù della non legittimazione di uno Stato palestinese è però stata rovesciata. Per questo il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu ha accusato il tribunale dell’Aia di essere “un organo politico e non un’istituzione giudiziaria”, di ignorare “i veri crimini di guerra” e di danneggiare “il diritto delle nazioni democratiche di difendersi dal terrorismo”.
L’ANP, l’Autorità Nazionale Palestinese, al contrario, ha parlato di “una vittoria della verità, della giustizia, della libertà e dei valori morali del mondo”. Per il Dipartimento di Stato americano, invece, la questione lascia “seriamente preoccupati”.


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