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Botenga (Sinistra europea):
L'europarlamentare di The Left Marc Botenga

Botenga (Sinistra europea): "Draghi non è l'alternativa e pone un problema democratico"

L'esponente belga della ex GUE spiega a Eunews perché il gruppo è critico nei confronti del nuovo capo di governo italiano

Bruxelles – Tutti lo vogliono, tutti lo acclamano. Mario Draghi è l’eroe del momento, ma a guardar bene c’è poco da stare allegri. Ne è convinto il gruppo della Sinistra in Parlamento europeo, critico nei confronti del presidente del Consiglio incaricato. I deputati europei del gruppo conosciuto come GUE prima del recente cambio di nome rappresentano una voce fuori dal coro, di cui Marc Botenga si fa interprete. A Eunews l’esponente del Parti du Travail de Belgique e membro della commissione Industria spiega perché l’avvento di Draghi non è un bene.

Eunews: Il vostro gruppo ha postato dei tweet critici. Perché Mario Draghi alla guida del governo italiano non è una buona notizia?
Botenga: “Vediamo innanzitutto un problema democratico. E’ chiaro che la socialdemocrazia in Italia non ha problemi ad allearsi con l’estrema destra, perché non c’è dubbio che la Lega sia una partito di estrema destra. Questo ci inquieta molto. Il fatto che l’estrema destra venga sdoganata da chi si dichiara socialdemocratico rischia che il fenomeno si ripeta anche in altri Paesi, non solo in Italia. E da parte del PD troviamo un silenzio impressionante sulla vicenda. La sola cosa positiva di questo governo è che tutto il profilo anti-establishment della Lega sparisce, perché trovare qualcuno più establishment di Draghi è difficile. Certo, Salvini perde credibilità sostenendo l’ex presidente della BCE.. E poi anche la retorica anti-europea del Movimento 5 Stelle si dimostra solo retorica”.

E: Quindi mi faccia capire: dice che il PD non è credibile, che la Lega non è credibile. Quindi c’è un problema col sistema politico-partitico in Italia?
B: “Ripeto, per noi si pone un problema democratico. Questi partiti sono andati alle elezioni promettendo certe cose, e alla fine si ritrovano tutti insieme. Mi metto nei panni degli elettori del PD, che non avrebbero mai voluto ritrovarsi al governo con la Lega, e in quelli degli elettori del Movimento 5 Stelle, che rappresentano il voto anti-establishment. Io mi sentirei tradito”.

E: Draghi è un male solo per l’Italia o anche per l’Europa?
B: “L’Italia è uno dei più grandi Paesi d’Europa. Non lo dico in senso demografico, ma economico. Quindi è chiaro che quello che succede in Italia influenza il resto d’Europa. Per noi Draghi non è l’alternativa. In Europa c’è voglia di voltare pagina, abbiamo visto quanto male ha fatto l’austerità. Draghi dimostra la necessità di un’alternativa a sinistra, credibile, che si faccia carico delle sfide sociali. Noi temiamo che l’impatto delle politiche di Draghi farà male a tante persone”.

E: Ma per l’Italia è l’occasione di fare quelle riforme che l’Europa chiede da anni, se guardiamo le raccomandazioni specifiche. Davvero è un problema?
B: “Le riforme di per sé sono parole vuote. Bisogna vedere di che riforme si tratta. E’ bello avere persone capaci e competenti, e sia chiaro, Draghi sarà anche una persona seria e capace, ma farà delle riforme che penalizzano la gente. Sarebbe dannoso. Non mi focalizzerei sulla competenza della persona”.

E: Sta dicendo che il problema è che Draghi non è in grado di rinegoziare le riforme con l’UE?
B: “Credo sia una questione di volontà, non una questione di competenza”.

E: inviterete Draghi in Parlamento per discutere del suo programma di lavoro?
B: “Non tocca a noi invitarlo, ci sono modi e procedure per questo. Certo se mai dovesse comparire, ci ritroveremmo in una situazione mai vista di prima in cui quasi tutti i gruppi parlamentari, dalla socialdemocrazia all’estrema destra lo sosterrebbero. E’ anche questo il problema democratico di cui parlo”.

E: Vi ritrovereste a fare opposizione insieme all’ECR…
B: “Non insieme all’ECR. Loro fanno una diversa opposizione, su questioni differenti. L’ECR è un gruppo conservatore che difende il liberismo nazionale, noi chiediamo più investimenti sociali, una rottura con le politiche liberiste. Non ci può essere confusione tra noi e loro”.

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