Bruxelles – Migliorare l’attuazione degli standard attuali di qualità dell’aria e introdurne di nuovi per gli inquinanti non ancora regolamentati. I deputati della Commissione per l’Ambiente e la Sanità pubblica (ENVI) del Parlamento europeo riconoscono che le direttive dell’UE sulla qualità dell’aria abbiano in parte consentito di stabilire standard europei comuni e lo scambio di informazioni, ma molto di più si può fare per migliorarne la portata e ridurre in modo significativo le 400mila morti premature stimate all’anno causate dall’inquinamento atmosferico.
Con 43 voti favorevoli, 33 contrari, 3 astensioni hanno adottato ieri (4 marzo) la relazione d’iniziativa modificata dell’eurodeputato socialista spagnolo Javi López sull’attuazione delle direttive 2004/107 / CE e 2008/50 / CE sulla qualità dell’aria. Alla relazione sono stati presentati 231 emendamenti, tutti approvati dalla commissione. Il progetto di risoluzione sarà al voto del Parlamento europeo in seduta plenaria il 24 e 25 marzo. Nel quadro del Green Deal europeo è prevista la revisione degli standard di qualità dell’aria nel terzo trimestre del 2022 e secondo la commissione parlamentare le direttive riviste dovrebbero coprire altri inquinanti non regolamentati che hanno dimostrato di avere effetti nocivi sulla salute e sull’ambiente nell’UE, come le particelle ultrafini, il black carbon, il mercurio e l’ammoniaca, uno degli inquinanti più dannosi per gli ecosistemi.
La Commissione è invitata a stabilire una lista di controllo per sostanze o composti che, per motivi di salute, destano preoccupazione pubblica o scientifica, come le microplastiche. I deputati ritengono che le due direttive siano state solo parzialmente efficaci nel ridurre l’inquinamento atmosferico e limitarne gli effetti negativi sulla salute, sulla qualità della vita e sull’ambiente. Hanno inoltre sottolineato che un gran numero di Stati membri – Italia compresa – non è ancora pienamente conforme alle norme attualmente in vigore o non ha adottato misure sufficienti per migliorare la qualità dell’aria e ridurre al minimo il superamento dei valori limite. A ottobre 2019 erano ancora in corso 32 procedimenti d’infrazione nei confronti di 20 Stati.





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