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    Home » Editoriali » I leader europei in “modalità panico”

    I leader europei in “modalità panico”

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    16 Marzo 2021
    in Editoriali
    gas

    Un'entrata alla sala dove si riunisce il Consiglio europeo [foto: Consiglio europeo]

    Una prestigiosa newsletter sugli affari europei oggi usa la definizione “modalità panico” per descrivere la scelta di tanti governi dell’Unione di bloccare l’utilizzo del vaccino anti COVID prodotto da AstraZeneca. Si può essere facilmente d’accordo, osservando che tutte le autorità sanitarie mondiali (OMS) europee (EMA) e italiane (AIFA) affermano più o meno con le stesse parole che non esiste un’evidenza di trombosi o altri danni causati da questo vaccino. Anzi, qualcuno si è spinto a sostenere che ci sono meno casi della media comune. Ma nel frattempo tanti cittadini sono terrorizzati dalla possibilità che gli sia assegnato proprio quel vaccino, e i rifiuti a riceverlo sono in crescita.

    Il New York Times oggi afferma che il ritardo europeo sulle vaccinazioni è dovuto a troppa “burocrazia” e a un atteggiamento sbagliato sul prezzo del vaccino. Probabilmente, visti i fatti, ha ragione. Ci abbiamo messo più di altri ad autorizzare l’utilizzo, guardiamo ad esempio alla Gran Bretagna, che ha fatto il più in fretta possibile ed ora testimonia un significativo calo di contagi. A quanto si legge su qualsiasi giornale non siamo stati, quasi tutti gli europei, neanche molto efficienti nell’organizzare la logistica delle vaccinazioni. Qui in Belgio, a Bruxelles, dei 12 centri che erano stati ritenuti necessari ne sono stati aperti solo quattro, che lavorano anche a ritmo ridotto (benché l’AstraZeneca si usi ancora).

    E poi c’è la questione prezzo. L’Unione ha largamente finanziato la ricerca per i vaccini, ma poi ha preteso di averli a prezzo di costo o quasi. In sostanza le aziende non ci guadagnano quasi nulla. Moralmente potrebbe sembrare una buona cosa, si devono salvare delle vite, milioni di vite, ma è anche vero che senza guadagno non c’è vantaggio, e certo non si sono stimolate le aziende a lavorare per noi, perché le farmaceutiche sono pur sempre aziende. E poi mai nessuno ha imposto loro di lavorare in cambio di nulla, perché iniziare ora?

    Sempre David Leonhardt sul New York Times ricorda che Israele ha pagato circa 25 dollari per una dosa di Pfizer, gli USA circa 20 e l’UE tra 15 e 19. Certo un produttore è stimolato di più dal vendere in Israele che nell’Unione. Ed Israele sta festeggiando la fine della pandemia nei suoi confini. (Per inciso, quando cosa alla sanità pubblica anche un solo ricovero per una persona contagiata dal virus? Quanto costa un lockdown? Forse qualcuno ha sbagliato qualche conto…).

    Noi siamo invece di nuovo nel pieno della pandemia, abbiamo numeri drammatici e la burocrazia ci blocca al punto che il generale Francesco Paolo Figliuolo, responsabile della logistica delle vaccinazioni in Italia, deve arrivare a dire “vaccinate il primo che passa” se avete dosi che l’amministrazione non è riuscita ad assegnare.

    In tutto questo in Europa si decide di bloccare per almeno quattro giorni la somministrazione di un vaccino usato fino ad oggi con successo (ad esempio non ha fatto strage in Gran Bretagna) con una decisione che certamente aumenterà i contagi e le morti, perché a qualcuno, che poi non è chiaro a chi, è venuto in mente che questo siero potrebbe forse far del male a una persona ogni migliaio, nonostante che, come detto, OMS ed EMA abbiano più volte affermato che non ci sono rischi e che, comunque possano stare le cose, i benefici superano di gran lunga i possibili danni.

    E i governi entrano in modalità panico. Il premier austriaco si è fissato che la Commissione abbia delle preferenze per Malta, il presidente francese si era convinto che uno dei vaccini non fosse adatto agli anziani, i confinamenti si realizzano, si tolgono, si rimettono, in qualche Paese è vietato giocare a tennis (neanche in due) all’aperto, ed in altri si va a pranzo al ristorante. Insomma, ognuno ha preso le sue misure, quasi tutti hanno fallito perché i contagi non scendono, e allora si cerca un nemico, e questa settimana (Malta a parte) è toccato ad AstraZeneca, che, da quanto ci è stato raccontato, come azienda si è comportata in maniera sleale, ma che comunque un vaccino produce. Questa scelta di tanti governi suona un po’ troppo da vendetta per la questione delle mancate consegne.

    Si è perso il controllo, è evidente dai numeri. Dire un faremo “wathever it takes” per proteggere i nostri cittadini, come ha fatto la Commissione è facile, però non contano le parole: perché ci sia un effetto, ha dimostrato la storia, conta la credibilità di chi le dice.

    Tags: astrazenecacoronavirusCOVIDGran Bretagnaisraeleunione europeavaccini

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