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L'UE sta con i bambini: lanciate una Strategia e una Garanzia per l'infanzia
Dubravka Šuica

L'UE sta con i bambini: lanciate una Strategia e una Garanzia per l'infanzia

La Commissione vuole impegnare gli Stati membri a combattere concretamente la povertà infantile e a parificare le opportunità di crescita per tutti. Il commissario Schmit: "Rischiamo di far diventare i bambini poveri di oggi gli adulti poveri di domani"

Bruxelles – Una Strategia per i diritti dei bambini e una Garanzia per l’infanzia. Due documenti, da tempo preannunciati, con cui la Commissione europea vuole mettere un freno ai problemi della povertà infantile e ai suoi effetti per la salute, l’inclusione sociale e le opportunità di crescita dei bambini.

Nel 2019 quasi 18 milioni di minori nell’UE (il 22,2 % della popolazione europea under 18) ha vissuto in famiglie a rischio di povertà o di esclusione sociale. Dati per cui si teme un peggioramento, vista la pandemia di COVID-19, e che inducono la stessa commissaria alla Demografia e alla Democrazia Dubravka Šuica ad ammettere che “l’infanzia nell’Unione Europea è più protetta che altrove e gode di più opportunità e diritti, ma non per tutti i bambini”. Così Bruxelles, sfruttando gli spunti offerti dai risultati di una consultazione pubblica che ha dato voce a 10 mila bambini e adolescenti, si è armata mercoledì 24 marzo di una Strategia per i diritti dei minori.

Sono sei le aree tematiche su cui la Commissione chiede agli Stati degli sforzi concreti: stimolare la partecipazione dei minori alla vita democratica (con atti legislativi adatti ai minori e consultazione che li coinvolgano nei lavori della Conferenza sul Futuro dell’Europa e nell’attuazione del patto per il clima e del Green Deal), una garanzia che favorisca inclusione socio-economica dei bambini e che tuteli la loro salute alimentare e mentale, un rafforzamento della lotta contro la violenza nella vita quotidiana e online con leggi e strumenti più adatti.

A queste si aggiungono un’azione per rendere la giustizia più a misura di bambino (per esempio con pratiche alternative alla detenzione), la definizione di una dimensione digitale, che permetta alle generazioni native digitali di sfruttare le opportunità di internet ma in sicurezza, e infine la creazione di una dimensione globale dei diritti dei bambini, che spinga tutta l’Unione Europea a impegnarsi per proteggere il rispetto dei diritti dei più piccoli in tutto il mondo (in tal senso la Commissione ha stabilito che da oggi il 10 per cento degli aiuti umanitari erogati per le situazioni di emergenza e nelle crisi prolungate sarà devoluto all’istruzione).

E’ con la Garanzia per l’infanzia che l’esecutivo europeo mira a spezzare il ciclo intergenerazionale di svantaggio che con i suoi effetti a lungo termine “rischia di far diventare i bambini poveri di oggi gli adulti poveri di domani”, come affermato in conferenza stampa dal Commissario per i diritti sociali Nicolas Schmit.

Con questo nuovo strumento operativo la Commissione invita i 27 Stati membri ad adottare in sede di Consiglio una raccomandazione con cui dovranno obbligarsi a rimboccarsi le maniche per combattere la povertà infantile e per garantire ai bambini l’accesso ai servizi essenziali. Gli obiettivi sono chiari: garantire un’istruzione di qualità e pieno accesso all’assistenza gratuita per i bambini più bisognosi, assicurarsi che i minori riescano a partecipare alle attività supplementari alla didattica (come le gite scolastiche e le attività sportive extra-scolastiche), impegnarsi a offrire gratuitamente ai bambini in difficoltà almeno un pasto sano al giorno e l’accesso all’assistenza sanitaria di base. La Commissione raccomanda gli Stati inoltre su altre due priorità: fornire ai bambini e alle loro famiglie in difficoltà alloggi sociali decenti e a costi contenuti e prodigarsi per offrire loro una sana alimentazione.

Sull’attuazione degli obiettivi della Strategia e della Garanzia Bruxelles si affida alle 27 Capitali, che dovranno adottare dei piani nazionali dettagliati entro sei mesi. La copertura finanziaria resta principalmente a loro carico, benché la Commissione metta a disposizione dei governi almeno il 25 per cento delle risorse del Fondo Sociale Europeo, quelle del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e soprattutto gli investimenti del piano di ripresa Next Generation EU. Per testare l’efficacia della proposta al momento la Commissione ha attivato alcuni progetti pilota in sette Stati membri. Serviranno a capire se l’approccio non vincolante della Strategià può funzionare.

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